Salute

Chirurgia del ginocchio, quando ricorrere alla protesi per combattere l’artrosi

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L’artrosi è una patologia molto diffusa che colpisce vari tipi di articolazioni presenti nel corpo umano.

La forma più comune di osteoartrosi è la gonartrosi, cioè l’artrosi del ginocchio, origine molto spesso di forti dolori articolari che debilitano chi soffre di questa malattia, limitando fortemente la funzionalità del ginocchio e, sovente, costringendo le persone a una limitata deambulazione.

L’artrosi del ginocchio è causata dall’eccessiva usura e dall’indebolimento della cartilagine articolare unite al progressivo deterioramento delle altre strutture che compongono il ginocchio.

Questa particolare articolazione, infatti, oltre alle strutture ossee (femore, tibia, rotula), ai tendini e ai legamenti, presenta un particolare tessuto di colore bianco, la cartilagine appunto, che riveste le estremità di femore e tibia e una parte della rotula, fungendo da cuscinetto tra queste tre strutture permettendo di rendere levigate e scorrevoli le superfici di contatto, prevenendo in tal modo lo sfregamento tra le parti ossee, senza che queste rischino di degradarsi per via delle sollecitazioni meccaniche dall’articolazione stessa. Inoltre il rivestimento cartilagineo ha la funzione di ridistribuire i carichi trasmessi all’articolazione.

La cartilagine del ginocchio è di fondamentale importanza per tutti i movimenti del ginocchio, come la flessione e estensione della gamba, e il suo degrado dovuto all’artrosi è un processo irreversibile da cui non si può guarire, con i vari trattamenti medici e fisioterapici che possono solo ritardarne l’avanzata.

Solitamente l’artrosi del ginocchio colpisce gli anziani, anche se non è raro che anche persone più giovani soffrano di gonartrosi, soprattutto se in condizioni di sovrappeso, vita troppo sedentaria, valgismo o varismo degli arti inferiori, senza dimenticare cause di natura traumatica.

Chirurgia del ginocchio: quando la protesi è inevitabile

Seppur alcune terapie mediche come il ricorso all’utilizzo di farmaci e tutori possano lenire o arrestare i dolori causati dall’artrosi, il carattere cronico di questa malattia porterà inevitabilmente a prendere in considerazione l’intervento chirurgico, con il conseguente inserimento di una protesi al ginocchio presso centri di eccellenza specializzati in questo tipo di impianti.

La chirurgia del ginocchio, con la sostituzione (parziale o totale) dell’articolazione, rappresenta l’unica soluzione quando l’articolazione del ginocchio è ormai irrimediabilmente compromessa.

In questo tipo di interventi, i chirurghi ortopedici del ginocchio utilizzano delle protesi articolari in metallo che riproducono la forma delle ossa e che vanno a soppiantare le parti degenerate del femore e della tibia.

Queste protesi sono realizzate con materiali che devono rispondere a specifiche caratteristiche come essere estremamente resistenti, capaci di sopportare i carichi e, soprattutto, avere un’ottima compatibilità con il corpo umano e i suoi tessuti.

Attualmente la chirurgia protesica del ginocchio si avvale di dispositivi la cui struttura principale è realizzata in titanio (e leghe), un metallo che ha un’ottima capacità di integrarsi con il tessuto osseo. Insieme al titanio poi vengono utilizzate leghe di cromo-cobalto per le componenti sottoposte a scorrimento, mentre a “fungere” da cartilagine, viene usato il polietilene come rivestimento del piatto tibiale.

Come già detto in precedenza, la chirurgia del ginocchio prevede l’utilizzo di due tipi di protesi: totali e parziali.

Nel primo caso si ha una protesi che va a sostituire tutta l’articolazione nella sua interezza, mentre nel caso di protesi parziale il dispositivo rimpiazza soltanto la parte del ginocchio interessata dalla patologia.

Il decorso post-operatorio dopo l’intervento protesico al ginocchio

Se l’intervento protesico al ginocchio è stato realizzato con tecnica robotica mini-invasiva, una procedura portata per la prima volta in Europa dalla Clinica San Francesco di Verona, il decorso post-operatorio è abbastanza rapido. Dopo una prima fase di esercizi a letto e deambulazione assistita della durata di un paio di settimane, il paziente può infatti iniziare a camminare usando le stampelle. Solitamente il recupero della deambulazione autonoma, senza l’utilizzo di stampelle, avviene nell’arco di 5-6 settimane.

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