Cinema, da giovedì 31 marzo nelle sale italiane la storia dell’atleta afroamericano Jesse Owens

jesse-owens-stephan-james  Giovedì 31 marzo uscirà nei cinema italiani “Race – Il colore della vittoria”, un film diretto da Stephen Hopkins ed interpretato da Stephen James su un personaggio importante nella storia dello sport e dell’anti-razzismo: l’atleta afroamericano Jesse Owens, del quale proprio giovedì ricorreranno 36 anni dalla morte – avvenuta a Tucson, in Arizona – .

Nato con il nome di James Cleveland Owens il 12 settembre ad Aoakville, in Alabama, Jesse vinse 4 medaglie d’oro nelle specialità dei 100 metri, dei 200 metri piani, del salto in lungo e della staffetta 4×100 ai Giochi Olimpici di Berlino nel 1936 contro il miglior atleta tedesco, Luz Long, che era anche suo amico e viene ricordato per avergli dato, sportivamente, alcuni preziosi consigli per affrontare la gara. Erano i tempi di Hitler e Owens passò alla storia perché il Führer, che aveva assistito alla competizione, se ne sarebbe andato dallo stadio per non stringere la mano al vincitore nero contro un tedesco “ariano” – certo il dittatore nazista non deve aver fatto i salti di gioia – .

Tuttavia ciò che pochi sanno è che le cose non sarebbero andate esattamente così: certo, Hitler non gli strinse la mano, ma il campione riferì nella propria autobiografia “The Jesse Owens Story” (1970), che dopo essere sceso dal podio, passò davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi e il Cancelliere tedesco si alzò in piedi e lo salutò con la mano, gesto che Owens ricambiò. L’atleta parlò dunque del “cattivo gusto” che avrebbero dimostrato giornalisti e scrittori di tutto il mondo, affermando che Hitler non avrebbe voluto salutarlo.

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Rivelò piuttosto che fu il presidente americano Franklin Delano Roosvelt  – del Partito Democratico – a non riceverlo mai alla Casa Bianca, cancellando un appuntamento già fissato con lui poiché, essendo all’epoca in piena campagna elettorale, temeva la reazione degli Stati del Sud, se avesse ricevuto un atleta dalla pelle nera. “Race – Il colore della vittoria”, ambientato tra Berlino e Montreal, svela proprio la versione dei fatti raccontata dallo stesso protagonista.

Dopo quell’episodio, Jesse Owens si iscrisse al Partito Repubblicano sostenendo il suo candidato alla presidenza per il 1936, Alf Landon. Nel 1955 il Presidente Dwight D. Eisenhower, repubblicano ed ex atleta, lo nominò “Ambasciatore dello Sport”, nel 1976 venne insignito della Medaglia presidenziale della libertà, il massimo titolo per un civile americano, dal Presidente repubblicano  Gerald Ford e il 28 marzo 1990 gli fu assegnata postuma la Medaglia d’oro del Congresso dal presidente statunitense George H. W. Bush. Berlino, invece, nel 1984 gli intitolò una strada.

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).