Un recente studio americano condotto dai ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health negli USA svela che, più o meno, il il periodo di incubazione del COVID-19, dall’esposizione all’insorgenza è pari 5,1 giorni. La quarantena di due settimane è quindi un’azione utile, in quanto periodo di tempo ragionevole per monitorare nei soggetti con probabile esposizione al coronavirus lo sviluppo della malattia.
I risultati dell’analisi sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Internal Medicine e fanno intendere come quasi il 98% delle persone che sviluppano sintomi di infezione da coronavirus lo farà entro 11,5 giorni dall’esposizione. Come si legge da un recente articolo pubblicato su Vanity Fair, i ricercatori hanno ipotizzato che per ogni 10 mila individui messi in quarantena per due settimane, solamente 101 paleseranno sintomi dopo il termine del periodo di isolamento.
I metodi condotti per lo studio
I ricercatori statunitensi hanno dovuto analizzare 181 casi casi provenienti dalla Cina e da altri stati, prima del 24 febbraio 2020 e riportati mediaticamente. Tali casi includevano date probabili del contagio. La maggior parte dei soggetti analizzati erano persone che avevano fatto un viaggio in Cina, oppure persone che si trovavano nel focolaio principale da cui tutto ha avuto inizio: Wuhan, capitale della provincia di Hubei. Justin Lessler, professore associato del dipartimento di biologia della scuola di Bloomberg, ha dichiarato: “In base alla nostra analisi dei dati disponibili al pubblico, l’attuale raccomandazione di due settimane per il monitoraggio attivo o la quarantena è ragionevole, anche se con quel lasso di tempo, alcuni casi andrebbero persi nel lungo periodo“.
I sintomi da tenere d’occhio
Poiché il coronavirus è una minaccia nuova, mai vista prima in ambito sanitario, la ricerca lo sta ancora studiando approfonditamente. Secondo l’OMS e il SSN, i sintomi più comuni che esternano la presenza del Covid-19 nell’organismo umano sono: tosse, respiro corto e febbre alta. Alcuni pazienti possono, inoltre, presentare sintomi come la diarrea, il raffreddore o dolori. Tuttavia, si tratta di sintomi leggeri che iniziano in maniera graduale.
Secondo quanto reso noto dall’OMS solamente un un individuo su 6 contrae il coronavirus in maniera critica. Hanno maggiori probabilità di contrarre la patologia in modalità più gravi e preoccupanti le persone anziane e i soggetti con complicanze o patologie pregresse quali problemi cardiaci, diabete e ipertensione. Questi potrebbero sviluppare la malattia in maniera più acuta, tramite gravi infiammazioni ai polmoni. Una situazione questa da non prendere sotto gamba, in quanto può portare alla morte, come dimostra, inoltre, il gran numero di decessi in questi casi.
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