Salute
Covid: aumento suicidi tra giovanissimi. Viaggio tra i fantasmi delle menti fragili

Dall’inizio della pandemia si è registrato un tentativo di suicidio al giorno tra i giovani in età scolare. Martina ha tentato il suicidio 3 volte, Giorgia ingoia il vetro, Marco ha provato a togliersi la vita con le pillole, e i pediatri lanciano l’allarme: dobbiamo aiutare i più giovani.
La pandemia ha solo reso più veloce la caduta verso il baratro di quelle menti che già prima si trovavano in una condizione di forte fragilità.
Martina, ad esempio, ha iniziato a soffrire di disturbi alimentari un anno fa, proprio a ridosso dell’epidemia che ci ha investiti in pieno come un treno in corsa. 14 anni e già tre tentativi di suicidio alle spalle, numerosi episodi di autolesionismo. Martina chiusa in silenzi preoccupanti, Martina dalle chat sul cellulare che inneggiano all’autodistruzione. La ragazzina è stata ricoverata al reparto di neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù, ma la pandemia ha ridotto al lumicino l’assistenzialismo verso queste persone, come denunciato da La Repubblica.
Giorgia ha 15 anni, i genitori separati, un passato difficile. Ingoia il vetro, un atto di autolesionismo che mostra tutto l’odio distruttivo che nutre verso se stessa.
“Molti di loro arrivano con disturbi comportamentali“, racconta Santo Rullo, medico psichiatra del Ceis, “e dopo aver compiuto gesti suicidari, parasuicidari o rischiosi. Dicono aiutatemi, stavo male e ho fatto quello che ho fatto, non so perché”. Capirli non è facile. Per i genitori, soprattutto. “A Martina” racconta chi la cura, “manca il rapporto con gli altri. Il Covid ha cambiato le relazioni sociali. Soffre molto per questo”.
“Nel Lazio”, dice Rullo, “sono poco meno di 40 i posti disponibili nelle strutture residenziali estensive e 20 quelli per trattamenti psichiatrici che durano meno di due mesi, 8 i posti di neuropsichiatria infantile al Bambino Gesù e 10 i ricoveri programmati all’Umberto I”.
“L’aumento dei casi di suicidio tra ragazzi ha molto a che vedere con i disagi da Covid. Gli accessi al pronto soccorso sono aumentati e le richieste di aiuto sono superiori alle nostre possibilità di accogliere. Nel 2011 abbiamo avuto 12 ricoveri per attività autolesionistica, a scopo suicidario e non, mentre nel 2020 oltre 300, quindi quasi uno al giorno”.









