Il Covid continua a stravolgere i consumi. Coldiretti stima in circa 10 milioni gli italiani costretti a casa perché positivi, in quarantena per un contatto a rischio o perché in smart working.
È l’effetto delle nuove misure di contrasto alla pandemia, inclusa l’introduzione del super green pass.
A questo proposito, evidenzia Coldiretti, bisogna registrare un calo verticale dei consumi alimentari nei locali della ristorazione (bar, ristoranti, pizzerie) dove è impedito l’accesso ai 5 milioni di italiani non vaccinati che non possiedono il super green pass. Una situazione che si riflette a cascata sull’intera filiera con un impatto pesante sull’industria agroalimentare già duramente colpita dal calo della spesa degli italiani per la ristorazione (20 miliardi di meno rispetto al periodo pre-pandemia).
Allo stesso tempo si rileva un vero e proprio boom delle consegne a domicilio propiziato dal sempre maggior numero di italiani in isolamento o in quarantena, per non parlare di chi in mancanza del green pass rafforzato organizza pranzi e cene privati e ordina il cibo in rete non potendo mangiare fuori in ristoranti e agriturismi.
Una domanda in forte crescita che ha letteralmente fatto schizzare verso l’alto il fatturato del delivery food, che nel 2021 ha raggiunto in Italia la cifra record di 1,5 miliardi di euro. Sempre Coldiretti stima, in base allo studio Inapp, che nella consegna dei pasti siano coinvolti ben il 36,2% dei 570.521 addetti impiegati nelle piattaforme digitali.
La nuova spinta della domanda – afferma Coldiretti – stimola un settore in forte crescita nel 2021 a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia che hanno spinto gli italiani a scoprire un nuovo modello di consumo.
Anche l’Osservatorio nazionale sul mercato del cibo a domicilio parla di una “corsa inarrestabile” del settore del digital food delivery, con una crescita del 59% rispetto al 2020. Un balzo in avanti dovuto da un lato all’evoluzione tecnologica, dall’altro all’accelerazione causata dall’emergenza Covid.
Il boom del cibo a domicilio ha provocato però – fa osservare Coldiretti – “un’accesa competizione sui costi tra le diverse piattaforme con offerte gratuite di trasporto, promozioni e ribassi, che rischia a volte di ripercuotersi sull’intera filiera, dal personale ai conti dei ristoratori fino ai loro fornitori dei prodotti agricoli e alimentari”.
Molti consumatori (quattro su dieci) che ordinano il cibo via web ritengono infatti indispensabile insistere sulla tutela dei diritti dei fattorini addetti alla consegna (i cosiddetti “riders”). Ma a detta dei consumatori anche altri aspetti del food delivery andrebbero modificati e migliorati.
Il 28% dei consumatori esige una maggiore sicurezza dei prodotti durante il trasporto, migliori standard igienici per evitare potenziali contaminazioni dei prodotti e per preservare la qualità del cibo. Ma c’è anche un 25,3% che chiede una migliore qualità dei prodotti e degli ingredienti e un altro 17,7% che preme per l’impiego di prodotti tipici e di fornitori locali.
Tuttavia la domanda in forte crescita del food delivery non basta a coprire le perdite e a sostenere i bilanci del settore.
La crisi, continua Coldiretti, non colpisce soltanto le 306mila realtà della ristorazione ma si ripercuote sull’intera filiera agroalimentare sotto forma di disdette di ordini – in particolare nelle località turistiche – per le forniture di molti prodotti (vino, olio, carne, pesce, frutta, verdure, salumi e formaggi di alta qualità consumati soprattutto nel mercato della ristorazione). Gravemente danneggiati sono i settori – come quelli dell’ittica e della vitivinicoltura – per i quali la ristorazione rappresenta il principale canale di commercializzazione per fatturato.
Il risultato è un danno di 5 miliardi in mancati acquisti di cibo e bevande da parte della ristorazione rispetto al tempo precedente alla pandemia di Covid che, conclude Coldiretti, va a coinvolgere 740mila aziende agricole e 70mila industrie della filiera agroalimentare.
Tempi difficili per un settore che dovrà reinventarsi per superare la crisi pandemica.










