Economia
Covid, pensioni: -11,9 mld per l’Inps fino al 2029

Effetto Covid anche sulle pensioni? È quello che fa pensare il nono rapporto del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali, guidato da Alberto Brambilla. La ricerca è stata presentato ieri al Senato nella stessa giornata in cui era calendarizzato un incontro tecnico tra governo e sindacati sulla riforma delle pensioni.
Secondo il report l’eccesso di mortalità dovuto alla pandemia da Covid a fine 2020 ha fatto risparmiare 1,11 miliardi alle casse dell’Inps. La minor spesa pensionistica che ha attutito di 11,9 miliardi l’impatto delle uscite nella proiezione decennale fino all’anno 2029.
Una macabra contabilità: il risparmio per le morti, che hanno colpito prevalentemente la fascia d’età degli over 65, sfiora dunque i 12 miliardi e questo tema della minor spesa dovuta al Covid è servito ai sindacati – alla Uil nello specifico – per chiedere al governo di usare il risparmio a tutela delle pensioni ancora da erogare, in procinto di essere, se non travolte, quantomeno colpite dalla marea crescente dei nuovi aumenti dei prezzi. Il sindacato chiede inoltre di potenziare e estendere la quattordicesima.
Sul fronte governativo c’è disponibilità, a quanto si sa, a discutere sull’abbassamento del limite minimo di 28 volte la pensione sociale per poter avere accesso al pensionamento anticipato per chi ricade nel sistema contributivo (fino a tre anni prima della pensione di vecchiaia) e sulla possibilità di allargare questa facoltà a chi si trova nel sistema misto ma è pronto a rinunciarci a favore del contributivo.
Altra ipotesi è una specie di pensione di garanzia per coloro che arrivano ai 67 anni di età (sempre in regime contributivo) con una pensione inferiore a 1,5 volte il minimo (e che quindi dovrebbe procrastinare l’uscita lavorativa), per i quali si parla di un assegno sociale integrato con una quota legata ai contributi versati. Secco no dell’Esecutivo invece a anticipi della pensione con 41 anni di contributi versati indipendentemente dall’età. La misura faceva parte delle richieste dei sindacati ma il Governo la giudica troppo onerosa per le casse dell’Inps.
Sotto i riflettori delle trattative ci saranno anche altri dati. Sempre nel rapporto di Itinerari previdenziali si mette l’accento come al 1° gennaio 2021 l’Inps avesse in pagamento 476.283 assegni previdenziali dalla durata ultra-quarantennale. Oltre 53mila di queste pensioni erogate a persone andate in pensione nell’ormai lontano 1980 riguardano dipendenti del settore pubblico mentre le restanti 423.009 si riferiscono al settore privato e degli autonomi. Nel report si fa osservare che la durata delle pensioni più lontane del tempo è di quasi 46 anni nel settore privato e sfiora i 44 in quello pubblico.
Il centro studi evidenzia anche il costo «sempre più insostenibile» delle attività assistenziali a carico della fiscalità generale, con un conto che nel 2020 è lievitato a 144,748 miliardi facendo registrare una crescita del 62,6& rispetto al 2012 e del 29% sul 2019 (+ 30miliardi). Questo anche perché alla fine del 2020 i beneficiari delle prestazioni assistenziali – a vario titolo – sono stati 7,68 milioni di persone, cioè il 47,92% dei pensionati totali.
Quanto alla spesa per le prestazioni previdenziali (invalidità, vecchiaia e superstiti) nel 2020 questa ha toccato quota 234,7 miliardi di euro, con una crescita di 4,5 miliardi (+1,95%) in più rispetto al 2019. In totale, nel 2020 alle prestazioni sociali (pensioni, sanità e assistenza) sono stati destinati 510,258 miliardi di euro, poco meno dii 22 in più del 2019 (+4,5%).
A giudizio del presidente di Itinerari previdenziali il sistema pensionistico comunque «a oggi è sostenibile e lo sarà anche tra 15 anni, nel 2035», quando si spegnerà la spinta degli ultimi baby boomer nati dal secondo Dopoguerra al 1980, anche se Brambilla mette in guardia contro l’eccessiva quantità di prestazioni anticipate.









