Scienza

Covid: vaccino Novavax risultato efficace all’89%, si attende approvazione Ema

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Il vaccino anti-Covid Novavax della società di biotecnologie americana è risultato efficace all’89% e protegge dalla variante inglese del Coronavirus. Lo affermano gli esperti con i risultati dei test conclusi alla fase 3 in Gran Bretagna. Ma nella variante sudafricana offre una protezione minore, circa il 60%, ed è per questo che si sta studiando un altro vaccino dedicato alla variante sudafricana.

Novavax: Come funziona?

I test sono stati effettuati su un campione di 15mila persone in UK. Il vaccino Novavax è a subunità proteica, che è già nella fase 3 della sperimentazione clinica. Funziona con piccole particelle che fanno da copia alla proteina spike, la chiave che il coronavirus SARS-CoV-2 usa per accedere ai recettori ACE2 delle cellule. Alla molecola viene aggiunto un composto vegetale “la saponina” che ha una funzione stimolante del sistema immunitario e quindi incoraggia a produrre anticorpi contro la proteina del Covid. L’obiettivo del Novavax è quello di creare nell’organismo un alto numero di anticorpi specializzati prima dell’infezione.

Il vaccino è stato fatto con la stessa tecnologia usata per curare l’epatite B, per un vaccino contro l’influenza nel 2013 e per i vaccini contro il papilloma virus.

Boris Johnson “una buona notizia”

Il premier britannico Johnson ha dichiarato ai media locali “una buona notizia“. Il governo britannico ha già ordinato 60 milioni di dosi del Novavax, che sarà prodotto a Stockton-on-Tees, nel nordest dell’Inghilterra e se il vaccino verrà approvato secondo l’agenzia nazionale (MHRA) le dosi dovrebbero arrivare a metà di questo anno.

Intanto è in attesa per oggi l’approvazione dell‘Ema (agenzia europea del farmaco). Marco Cavaleri responsabile della Strategia per le minacce alla salute e i vaccini presso l’Ema aveva detto qualche giorno fa ospite in Tv a Che tempo che fa a proposito di vaccini, “Ci sono altri vaccini in via di sviluppo come quello di Novavax e quello di Curevac, che hanno iniziato e stanno per iniziare la fase tre. Ci sono poi altri vaccini un pochino più indietro come Reithera, che usa un vettore virale non troppo dissimile da quello di AstraZeneca e Johnson & Johnson, ma con caratteristiche sue particolari, ed è un candidato interessante. Abbiamo avuto contatti lungo tutto l’anno scorso e adesso aspettiamo per capire come andare avanti e come disegnare studi di efficacia e sicurezza che possano portare all’autorizzazione molto presto“.

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