Scienza

Vaccino Johnson & Johnson: a che punto è la sperimentazione?

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La multinazionale americana Johnson & Johnson sta sviluppando il nuovo vaccino contro il coronavirus e i primi risultati clinici hanno dato esito positivo. Questo nuovo vaccino potrebbe superare i due precedenti Moderna e Pfizer in quanto si conserva più facilmente rispetto agli altri che richiedono dei potenti congelatori e una sola dose è già sufficiente non ha bisogno di altri richiami quindi potrebbe rappresentare una vera e propria svolta.

Vaccino Johnson & Johnson: differenza con Moderna e Pfizer

Moderna e Pfizer hanno realizzato il vaccino basato sull’RNA messaggero ovvero un tipo di Rna che codifica e porta le informazioni dal Dna alla sintesi proteica mentre il vaccino Johnson ha una procedura più tradizionale è basato su un adenovirus nel quale è stato inserito un gene che contiene le istruzioni per produrre una proteina del coronavirus e ciò non causerebbe particolari problemi di salute.

Quando viene iniettata la dose gli adenovirus incaricano alcune cellule a produrre copie della proteina che il nostro sistema immunitario riconosce come una minaccia. In questo modo il nostro organismo impara a difendersi contro la proteina del coronavirus senza venire a contatto diretto con il vero e proprio coronavirus evitando così i rischi del caso. Questa soluzione non è nuova era stata sviluppata con altri vaccini per combattere l’Ebola, questo tipo di vaccino è ben tollerato dal nostro organismo e non comporta particolari reazioni.

Vaccino Johnson & Johnson, una sola dose è sufficiente

I ricercatori nei vari test sperimentali hanno accertato che una sola dose è già sufficiente a dare protezione e nelle fasi successive dei test effettuati sugli esseri umani hanno scoperto che modificando la concentrazione del vaccino si poteva ottenere una formula che aumentasse la risposta immunitaria con una sola dose.

I risultati sono stati pubblicati sul New England journal of Medicine che confermano i primi due test eseguiti (manca l’ultima fase, la terza). I ricercatori a giorni di distanza hanno sottoposto poi 71 volontari a un esame del sangue rilevando ancora un’alta percentuale di anticorpi sviluppati dall’organismo per combattere il coronavirus. Quindi superate le prime due fasi dei test manca la terza e se darà esito positivo come i due precedenti diventerà molto competitivo rispetto a Moderna e Pfizer, essendo anche più pratico ed economico.

Si aspetta la fase 3, quella decisiva

Prima di consegnare le dosi J&J dovrà terminate i test clinici della fase 3 iniziati l’anno scorso in estate. La sperimentazione è in corso negli Stati Uniti e in diversi altri paesi compresi Argentina, Cile, Ucraina, Sudafrica e Filippine. L’azienda statunitense Johnson conferma di avere tutti i dati necessari per completare l’ultima fase tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. La loro analisi spetterà a un gruppo consultivo indipendente e in seguito il vaccino dovrà ricevere l’autorizzazione di emergenza.

Intanto il vaccino J&J è atteso anche in Europa dove la Commissione Europea nei mesi scorsi aveva contrattato la fornitura di almeno 200 milioni di dosi. La J&J aveva cominciato ad avviare la produzione senza aspettare l’autorizzazione in modo da aver scorte a sufficienza per avviare la consegne non appena venivano dati i permessi ma bisognerà aspettare la fase 3 della sperimentazione.

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