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Covid, viaggio nelle cliniche di riabilitazione

Il Covid lascia il segno. E non solo sull’apparato respiratorio. La redazione de Il Fatto Quotidiano è andata ad intervistare i medici che coi pazienti in riabilitazione post-Covid ci lavorano ogni giorno. Ecco cosa hanno raccontato.

La prof.ssa Silvia Sterzi, direttore dell’unità medicina fisica e riabilitativa del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, spiega: “La riabilitazione è iniziata contestualmente all’apertura del reparto. Oltre alla prevenzione di quelli che sono i danni da allettamento, si lavora per mantenere tutte le competenze motorie del paziente”.

Alcuni dei pazienti Covid lamentano un forte senso di stanchezza, una astenia che li rende incapaci di svolgere anche le attività quotidiane più semplici. In clinica ci si occupa anche di questo, di ridurre il senso di astenia.

I pazienti che lamentano tale sintomatologia, purtroppo, non sono pochi.

A due mesi dalla guarigione abbiamo potuto riscontrare una elevata persistenza di sintomi”, racconta un altro esperto, il dottor Matteo Tosato responsabile del servizio di Day hospital post-Covid realizzato dal Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS all’interno del presidio Columbus. Al momento l’ambulatorio segue circa 500 pazienti per monitorare la cosiddetta “sindrome post Covid”.

Sintomi molto comuni nei pazienti in riabilitazione sono dispnea, dolore toracico, dolore ai muscoli, stanchezza cronica. Ma anche difficoltà cognitive, depressione e disturbi di cattiva digestione.

Il dottor Tosato spiega: “Arrivano richieste di presa in carica anche di domenica alle undici di sera. Purtroppo c’è un bisogno che non viene soddisfatto e al momento ci sono circa trecento domande in attesa. Ma siamo pieni e non ci sono posti fino a marzo”.

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