Salute

Depressione: la ketamina come cura

article-post
Aggiungi QuotidianPost tra le tue fonti preferite su Google

Un gruppo di proteine chiamato 4E-Bps coninvolto nella formazione della memoria, sarebbe la chiave di volta per gli effetti antidepressivi della ketamina sul cervello. Questo è quanto scoperto da un team di tre scienziati canadesi.

Pubblicata su Nature, questa scoperta potrebbe portare a migliori e più sicuri trattamenti per quelle persone che soffrono di depressione.

Dal momento che il 30% dei pazienti sono resistenti agli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli antidepressivi più comunemente prescritti, è spesso difficile trovare un trattamento efficace.

La ketamina fu approvata per la prima volta negli anni ’70, in USA, come antidolorifico. Da allora, i ricercatori hanno sondato la possibile applicazione di questa droga in campo medico. L’anno scorso, la Food & Drug Administration l’ha infatti approvata come trattamento dei soggetti affetti da depressione maggiore.

A differenza degli altri antidepressivi, per i quali è necessario attendere settimane prima di vederne gli effetti, la ketamina ha efficacia in poche ore.

Nello studio i ricercatori hanno somministrato la ketamina ai topi per comprendere la risposta dei neuroni.

Questo è un altro ottimo esempio di come la ricerca di base, in questo caso il controllo della sintesi proteica, porti a importanti scoperte nella comprensione della malattia e nella speranza di curarla“, ha detto il coautore dello studio Nahum Sonenberg, professore del Dipartimento di Biochimica presso McGill.

La scoperta e l’approvazione della ketamina per i pazienti resistenti al trattamento è stata considerata un importante progresso nella psichiatria moderna. Nonostante la sua promessa, la ketamina rimane una terapia tutt’altro che perfetta, perché può creare dipendenza.

I ricercatori sperano che le loro scoperte aprano la strada a terapie antidepressive migliori e più sicure per i pazienti con disturbo depressivo maggiore.

“Troppe decisioni continuano ad essere prese con un approccio per tentativi ed errori che può prolungare la sofferenza dei pazienti e influenzarne la qualità della vita“, ha affermato il coautore Argel Aguilar-Valles, ex ricercatore associato alla McGill e ora assistente professore alla Carleton.

La nostra scoperta ha il potenziale per avvicinarci alla ricerca di un’alternativa più sicura alla ketamina e, infine, a un approccio medico, in cui i trattamenti medici sono adattati alle caratteristiche individuali di ogni paziente“, ha detto.

Potrebbe interessarti anche

  • preview

    Eliminare questi cibi, può far dimagrire il doppio: cosa dice lo studio

    Eliminare o ridurre drasticamente i cibi ultra-processati dalla propria alimentazione può favorire una perdita di peso quasi doppia, anche senza contare le calorie. È quanto emerge da un recente studio clinico pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine, che ha analizzato l’impatto del grado di trasformazione degli alimenti sulla perdita di peso. Lo studio scientifico […]

  • preview

    Salute sessuale e circolazione: il ruolo chiave dell’attività fisica

    Quando si parla di difficoltà dell’erezione, molti pensano subito a stress, ansia da prestazione o problemi di coppia. In realtà, la salute sessuale maschile è legata in modo diretto anche a ciò che succede nel corpo ogni giorno: circolazione, metabolismo, infiammazione, qualità del sonno e livello di allenamento. Uno stile di vita sedentario, fatto di […]

  • preview

    Il virus RSV non è solo per bambini e anziani

    Quando si parla di RSV (virus respiratorio sinciziale) l’attenzione va quasi sempre a neonati e over 65. Eppure, le evidenze più recenti raccontano un quadro più ampio: anche gli adulti più giovani possono finire in ospedale e, soprattutto, possono portarsi dietro strascichi che durano mesi, tra fiato corto, stanchezza e difficoltà nelle attività quotidiane. Il […]

  • preview

    Melograno: perché il succo fa bene al cuore (ma non per tutti)

    Il succo di melograno non è più solo una bevanda “benessere” di tendenza: negli ultimi anni è diventato un piccolo caso di studio per cardiologi e nutrizionisti. Il motivo è semplice: dentro quei chicchi rubino c’è un mix di polifenoli (punicalagine, antociani e acidi ellagici) che agiscono come antiossidanti e modulatori dell’infiammazione. Quando questi composti […]

  • preview

    Vitamina C come scudo naturale contro l’aria inquinata

    Se vivi in città o in zone dove traffico, fumo da camini, incendi o polveri sottili si fanno sentire, c’è un nemico invisibile che respiri senza accorgertene: le PM2.5. Sono particelle minuscole, capaci di arrivare in profondità nei polmoni e di innescare infiammazione e stress ossidativo. Negli ultimi mesi, un filone di ricerca ha rimesso […]

  • preview

    Misofonia: perché alcuni suoni quotidiani scatenano rabbia e ansia

    La misofonia non è semplice fastidio: per alcune persone un rumore quotidiano come masticare, deglutire, respirare forte, tamburellare con le dita o il ticchettio di una penna può scatenare una reazione emotiva immediata e intensa. Non parliamo di capriccio o di scarsa tolleranza, ma di un meccanismo che coinvolge attenzione, memoria, risposta di allarme e […]

  • preview

    Zenzero e salute: non è solo una tisana

    Lo zenzero è una di quelle radici che molti tengono in cucina “per sicurezza”: un pezzetto nel tè quando arriva il freddo, una grattugiata nei piatti orientali, qualche fetta in infusione dopo una cena pesante. Negli ultimi anni, però, la ricerca sta mettendo ordine tra tradizione e prove: alcuni effetti che sembravano solo “rimedi della […]

  • preview

    Il sole influisce sulla mortalità più di quanto pensiamo

    Ogni inverno si osserva un aumento dei decessi per cause diverse: infezioni respiratorie, eventi cardiovascolari, peggioramenti neurologici e complicanze in persone fragili. È facile dare la colpa solo ai virus stagionali o al freddo, ma c’è un elemento che spesso resta sullo sfondo e invece agisce come un “regolatore” potente: il sole. La riduzione della […]

  • preview

    Un abuso di energy drink può danneggiare il cervello?

    Un caso clinico osservato nel Regno Unito ha riacceso l’attenzione sui rischi legati al consumo eccessivo di energy drink. Un uomo di mezza età, abituato per anni ad assumere quotidianamente grandi quantità di bevande energetiche, ha subito un lieve ictus che ha lasciato conseguenze neurologiche persistenti. Nonostante una ripresa quasi completa, il paziente convive ancora […]

  • preview

    Colesterolo e terapia genica: perché una sola iniezione potrebbe bastare

    Per milioni di persone, tenere sotto controllo il colesterolo significa assumere farmaci per anni, seguire una dieta attenta e fare controlli regolari. Ora, dal mondo dell’editing genetico arriva una pista che potrebbe cambiare le regole del gioco: alcune nuove formulazioni basate su CRISPR stanno mostrando riduzioni profonde e durature dei lipidi “a rischio”, con l’idea […]