Didattica on line: come funziona, piattaforme, app e consigli sull’utilizzo

Anche la didattica on line è un esempio di smart working. Coronavirus a parte, tale metodo di insegnamento potrebbe divenire la norma e non più l'eccezione.

Che si chiami didattica a distanza, didattica on line o e-learning, il risultato non cambia. Questo demone chiamato coronavirus ha messo in ginocchio anche la scuola italiana, che per garantire il prosieguo dell’istruzione ai ragazzi, ha dovuto creare il suo metodo di “smart working” per i docenti. Come accaduto già in Cina, la didattica tramite PC, smartphone o tablet ha rivoluzionato il modo di intendere l’insegnamento. App come Argo, WeSchool, ma anche Whatsapp e Skype (usati tranquillamente come piattaforme per l’istruzione online) hanno superato di gran lunga quelle dei giochi e dei social.

Tecnologia e istruzione: un connubio vincente

La tecnologia è il punto focale per l’avvio dello smart working. A fine febbraio, il ministero dell’istruzione ha pubblicato una pagina dedicata alla didattica a distanza. Ora come non mai, la conoscenza dell’utilizzo corretto di dispositivi quali computer o smartphone, è essenziale in ambito scolastico. Il non comprendere il buon funzionamento di tali strumenti professionali da parte del docente comporta, di conseguenza, una gravissima mancanza nei confronti degli alunni, che sarebbero impossibilitati a continuare un corretto processo didattico di cui hanno pienamente diritto. Non dimentichiamo le parole della ministra Lucia Azzolina, che ha ricordato, in un suo intervento di qualche settimana fa, come le famiglie ripongano fiducia nella realtà Scuola e nel proprio personale docente.

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Che cos’è la didattica a distanza e come si utilizza?

Come si può definire la didattica a distanza quindi? In aiuto ci viene incontro la pagina pubblicata dal Miur menzionata nel paragrafo precedente: Essa è “un ambiente di lavoro in progress per supportare le scuole nel periodo di chiusura legato all’emergenza coronavirus”.

Il ministero ha indicato due piattaforme ideali per far sì che insegnanti e ragazzi svolgano un ottimo lavoro:

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Il primo programma, come informa l’agenzia Agi, è il pacchetto di Google. Oltre a prodotti generalisti come possono essere Gmail e Drive, ce ne sono anche di più specifici. E ci rivolgiamo proprio ai docenti che stanno leggendo questo articolo e che, magari, sono ancora alla ricerca di una realtà tecnologica adeguata per la didattica on-line.

Consigliamo, a questo punto:

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  • Hangouts Meet. l’utilissimo programma consente la partecipazione in videoconferenza di almeno 250 partecipanti, con tanto di streaming fino a 100 mila utenti.
  • L’applicazione classroom permette la creazione di “classi virtuali, distribuire compiti e test, dare e ricevere commenti su un’unica piattaforma”.
  • Per quanto riguarda, invece, Office 365 Education A1, esso è un prodotto Microsoft. Include Teams, che permette di avviare videoconferenze, LIM, videochiamate, archivio dei file e collaborazione tra classi.

Le classi on line, una realtà a cui dovremmo abituarci

Coronavirus a parte, se meditiamo, le università telematiche sono parti integranti della nostra società. Realtà come Unipegaso, E-Campus e Niccolò Cusano sono portali preziosissimi per studenti che lavorano e che, di conseguenza, non hanno possibilità di seguire tutti i corsi presso un’università fisica. Allo stesso tempo, tali atenei 2.0 hanno la stessa valenza di quelli classici, garantendo un legale titolo accademico alla fine degli studi. Quindi, perché non immaginare anche una scuola elementare, una scuola media o una scuola superiore 2.0? Siamo nel terzo millennio e la tecnologia è divenuta una sorte di protesi del corpo umano, tanto da facilitare e rendere efficienti numerose attività professionali e non solo. La didattica on line, al di là di pandemie, racchiude di conseguenza un’opportunità che può essere utilizzata nella quotidianità dei docenti e degli studenti.

Le piattaforme più utilizzate

Le piattaforme e-learning non sono solamente quelle più blasonate da Google Play e dal MIUR. Ricordiamo come il docente ha libertà di utilizzare una propria piattaforma, a patto che sia adeguata alle esigenze degli studenti e che garantisca loro un’istruzione completa e corretta. Sicuramente, il portale italiano più amato da professori e alunni è WeSchool. Tale realtà virtuale è stata creata da Marco De Rossi con il nome di Oil Project. Essa aiuta gli insegnanti a “portare le loro classi online e rendere la loro didattica digitale”. Sono quasi due milioni gli studenti che accedono ogni mese alla ricca library di questa piattaforma, che possiamo definire una vera e propria cittadella del sapere virtuale. Numerose le videolezioni precaricate che è possibile trovare qui.

C’è poi Moodle, una piattaforma open source utile per la formazione aziendale. Ma non vi preoccupate: è un portale ottimo anche per fare normali lezioni scolastiche. Menzioniamo anche Edmodo, un programma web che permette l’organizzazione del lavoro di classe, tanto sui banchi che in cattedra. Offre risorse per docenti, ragazzi, ma anche famiglie. Ci sarebbe poi Redooc che più come versione virtuale di una classe, si propone come “alternativa online alle ripetizioni”. Peccate in matematica, latino o filosofia? Niente paura! I vostri problemi con questa piattaforma sono risolti, dato che è focalizzata su diverse materie oltre che ad Invalsi e giochi di logica.

A venirci di nuovo in aiuto è il ministero dell’istruzione che cita Bricks Lab, una piattaforma creata a Milano che “permette di creare lezioni multimediali” e “costruzioni didattiche personalizzate”. Le risorse messe a disposizione qui possono essere condivise tra docente ed alunni, ma anche tra docente e docente, “in modo da mettere a fattor comune il proprio lavoro e beneficiare di quello degli altri”.

Quali sono le app più utilizzate?

Come già accaduto in Cina, anche in Italia il download di applicazioni scolastiche e per lezioni a distanza ha scavalcato quello delle app utilizzate per l’intrattenimento come Messenger, Tik Tok e videogames. Secondo i dati pervenuti da App Annie, le 7 app più scaricate in data 6 marzo su iPhone sono state di natura didattica o videoconferenza.

  • Meet e Classroom di Google,
  • WeSchool,
  • Skype,
  • Edmodo,
  • Zoom (ideale per le riunioni da remoto)
  • Microsoft Team.
  • Immancabili poi icone quali Google Meet e Classroom. Nella top 20 figurano piattaforme quali Edmodo, Teams, Zoom, Skype e WeSchool.

Una bella “lezione” al coronavirus

Già prima del vero e proprio scoppio dell’emergenza coronavirus, alcuni istituti scolastici italiani si erano opportunamente organizzati. Alcune esperienze sono state riportate dal ministero dell’istruzione che ha provveduto a fare da cassa di risonanza. Un esempio è il liceo scientifico Oriani di Ravenna, dove i ragazzi seguono le lezioni da parte dei docenti (con tanto di esercizi) grazie alle app Meet e Classroom. C’è poi l’istituto comprensivo di Lozzo Atestino, in cui sono proposte lezioni trasmesse in modalità live dagli stessi insegnanti.

Marco Della Corte
Marco Della Corte
Sono nato a Capua (Caserta) il 4 agosto 1988. Da sempre amante, della letteratura, giornalismo, mistero, musica e cultura pop (anime, manga, serie tv, cinema e videogames). Ho mosso i primi passi su testate locali come Il Giornale del Golfo e la Voce di Fondi, per poi passare a testate più mainstream come Blasting News, Kontrokultura e Scuolainforma. Regolarmente iscritto presso l'ODG Campania come pubblicista, sono laureato in Filologia classica e moderna. Attualmente insegno come docente di materie umanistiche tra liceo classico e scientifico. Ah, dimenticavo: la cronaca nera è il mio pane quotidiano!

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