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Dislessia: le regioni più coinvolte e l’aiuto degli specialisti

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La dislessia a scuola è un disturbo in crescita in Italia, ma alcune regioni sono più coinvolte e in testa alla classifica dei riconoscimenti per disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), con l’aiuto degli specialisti.

Dislessia: le regioni coinvolte e l’aiuto degli specialisti. Liguria e Valle D’Aosta guidano la classifica

La settimana della DSA, prevista dal 13 al 17 ottobre in tutta Italia, mette sotto i riflettori un problema sempre più grave.

I ragazzi che faticano a leggere, scrivere e fare calcoli sono aumentati in 7 anni del 450% e i casi certificati di dislessia vera e propria del 42,5%, secondo i dati del ministero dell’Istruzione.

Gli studenti con problemi DSA rappresentavano solo lo 0,7% del totale nel 2010, ma sono diventati oggi il 3,2% pari a oltre 270mila.

A guidare la classifica sono Valle d’Aosta e Liguria con 5% di casi, seguiti a ruota dal Piemonte con il 4,8% e Lombardia (4,7%).

Agli ultimi posti risultano Campania, Calabria e Sicilia, dove però il percorso per il riconoscimento DSA è partito in tempi più recenti.

Dislessia: le regioni coinvolte e l’aiuto degli specialisti. il confronto internazionale

Da Nord a Sud si combatte la battaglia contro la dislessia che mostra un trend in crescita.

L’Italia è però indietro nelle certificazioni DSA, rispetto ai dati internazionali che oscillano tra 5 e 15% di casi identificati.

Il problema principale consiste nel non tagliare fuori i ragazzi dislessici che faticano a studiare con profitto, proprio come avviene negli altri Paesi sviluppati.

I problemi della scuola

La situazione è difficile anche perché gli insegnanti di sostegno specializzati sono pochi.

La scuola rischia quindi di essere poco inclusiva e di non garantire agli studenti opportunità di apprendimento simili agli altri.

I ragazzi dislessici possono soffrire di un complesso d’inferiorità, tendono a isolarsi e temono l’incomprensione, o peggio, la derisione dei compagni.

Che cos’è la dislessia

L’associazione italiana Dislessia (ASD) è impegnata a studiare la natura del disturbo e a proporre terapie di sostegno.

La dislessia si manifesta come una minore correttezza e rapidità della lettura a voce alta, in rapporto all’età anagrafica, classe frequentata e istruzione ricevuta.

Lo studente legge più lentamente degli altri e ha più difficoltà nel farlo.

Gli riesce inoltre difficile comprendere bene il labiale delle persone, ma questo non dipende solitamente da un deficit di conoscenza, un trauma o un blocco emotivo.

Si tratta invece di una condizione neurobiologica.

La persona dislessica ha intelligenza e capacità cognitive normali e il problema riguarda solo l’apprendimento legato alla lettura.

Quando si manifesta la dislessia e come intervenire

La dislessia e un disturbo evolutivo, quindi inizia a manifestarsi dall’infanzia.

La diagnosi e l’intervento precoci possono migliorare la vita scolastica dello studente, perché lo rendono autonomo, aprendo la via del successo e consolidando l’autostima.

Un trattamento adeguato aiuta quindi lo sviluppo personale, la futura vita lavorativa da adulto, scongiurando il senso di isolamento e la frustrazione tipica di molti dislessici.

Segnali della dislessia

I bambini dislessici manifestano difficoltà fin dall’inizio della scuola dell’obbligo. Ecco i più importanti:

  • Leggere con fatica e molto lentamente
  • Scambiare le vocali o le consonanti
  • Saltare e omettere delle lettere
  • Ridurre le parole o aggiungere lettere inutili
  • Saltare le righe mentre si legge
  • Scrivere con fatica
  • Scambiare vocali e consonanti, specie quelle che sembrano simili alla vista e al suono (come d-p o p-q)
  • Faticare a copiare dalla lavagna e farlo con molta lentezza.

Queste difficoltà di lettura e scrittura hanno un effetto di trascinamento perché coinvolgono la mancata comprensione di singole lettere, frasi, simboli, numeri e interi brani.

La lettura diventa quindi un tormento perché lo sforzo di capire il senso del testo si complica riga dopo riga.

Alcuni ragazzi leggono in modo poco comprensibile, tartagliano, sudano e si sentono sotto i riflettori di insegnanti e compagni, aumentando lo stress e il senso di inadeguatezza.

La mancanza di un aiuto tempestivo aggrava la situazione e complica il percorso di studi nel corso degli anni.

Strategie d’intervento contro la dislessia

Una volta riconosciuti i segnali della dislessia, bisogna partire al più presto con un percorso di riabilitazione per attenuare il disturbo.

Educatori, maestre della scuola dell’infanzia, dell’obbligo, genitori e familiari possono dare un contributo decisivo per dare fiducia ai bambini, invogliandoli ad applicarsi per migliorare.

Non esiste una ricetta uguale per tutti quindi serve l’aiuto di specialisti che individuano i problemi del singolo bambino e indicano il trattamento più aderente alle sue necessità.

Psicologi e logopedisti raccolgono tutte le informazioni sulla storia dell’alunno, curano gli incontri e preparano dei test.

I risultati delle prove aiutano a indicare il trattamento più adatto, coinvolgendo i familiari che devono impegnarsi ad aiutare gli studenti durante il percorso di riabilitazione.

L’aiuto costante è decisivo per i dislessici

Il dislessico ha bisogno di sostegno costante per risolvere gradualmente i suoi problemi.

Aiutarlo a comprendere meglio singole lettere e parole, richiede esercizio costante senza forzature o pressioni psicologiche.

Ogni piccolo successo aiuta a superare scogli più grandi e il trattamento è personalizzato, perché non ci sono due dislessici che abbiano identici problemi e tempi uguali di ricupero.

Bisogna agire con impegno, metodo e senza fretta. Per questo, i consigli degli specialisti sono così importanti.

La tecnologia scende in campo

Le nuove tecnologie appena arrivate dall’estero potrebbero aiutare a fare la differenza.

Israele ha messo a punto OrCam MyEye, una microtelecamera che può leggere e tradurre in favore degli ipovedenti.

La sperimentazione ha dato buoni risultati e il suo raggio d’azione dovrebbe presto estendersi anche ai casi di dislessia grave.


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