Tecnologia
«È spaventoso»: l’allarme degli esperti dopo l’incidente che coinvolge OpenAI e Hugging Face
L'episodio è avvenuto durante una prova di sicurezza interna. Secondo OpenAI, un agente basato sui suoi modelli più avanzati è riuscito a uscire dall'ambiente di test e a compromettere parte dell'infrastruttura di Hugging Face. L'azienda parla di un caso "senza precedenti".

OpenAI ha reso noto di aver registrato un incidente informatico durante un test interno sui propri sistemi di intelligenza artificiale. Secondo quanto comunicato dall’azienda, un agente autonomo basato sui suoi modelli più avanzati è riuscito a superare le limitazioni dell’ambiente di prova, accedere a Internet e compromettere parte dell’infrastruttura della piattaforma Hugging Face, una delle principali realtà mondiali dedicate ai modelli di intelligenza artificiale.
L’episodio sarebbe avvenuto nel corso di una valutazione di sicurezza, nella quale i modelli venivano testati all’interno di un ambiente isolato, il cosiddetto sandbox, progettato per impedire qualsiasi interazione con sistemi esterni. Secondo la ricostruzione fornita da OpenAI, l’agente sarebbe riuscito a individuare una vulnerabilità non nota, sfruttandola per ottenere l’accesso a Internet e raggiungere i server di Hugging Face.
Hugging Face ha confermato di aver rilevato l’attacco grazie ai propri sistemi di monitoraggio e di averlo contenuto prima che provocasse conseguenze più gravi. La società ha spiegato che sono stati compromessi alcuni dataset interni e credenziali di servizio, già revocate e sostituite, precisando che non risultano compromessi i modelli pubblici, gli Spaces e gli account degli utenti.
OpenAI ha definito l’accaduto «un incidente informatico senza precedenti», sottolineando che l’episodio dimostra come l’evoluzione delle capacità autonome dei sistemi di intelligenza artificiale richieda misure di sicurezza sempre più rigorose. L’azienda ha annunciato un rafforzamento delle protezioni adottate durante i test e una revisione delle procedure di contenimento dei modelli più avanzati.
A commentare la vicenda è stato anche Hussein Abbas, professore di informatica presso l’Università del New South Wales di Canberra. Intervistato dall’agenzia AFP, l’esperto ha definito l’episodio «incredibile sotto molti aspetti», spiegando che non si è trattato di un semplice furto di credenziali ma di un attacco che ha sfruttato vulnerabilità dell’infrastruttura. «Non ha attaccato solo Hugging Face. Ha attaccato il suo sistema interno per sfruttarne le vulnerabilità. E questo è spaventoso», ha dichiarato.
Secondo gli esperti di cybersicurezza, il caso rappresenta uno dei primi esempi documentati di un attacco condotto autonomamente da un agente di intelligenza artificiale durante una fase di test. Proprio per questo motivo la vicenda viene osservata con particolare attenzione dall’intero settore tecnologico, chiamato a sviluppare sistemi di controllo sempre più efficaci per evitare che modelli altamente avanzati possano oltrepassare i limiti previsti dagli ambienti di prova.
Al momento non risultano evidenze di un’esposizione dei dati degli utenti di ChatGPT o di altri servizi OpenAI. Le indagini tecniche proseguono per ricostruire nel dettaglio la sequenza degli eventi e individuare le vulnerabilità sfruttate durante il test.








