Si tratta di uno dei più comuni bias cognitivi ed è una distorsione cognitiva che induce le persone a sopravvalutare le proprie abilità e conoscenze relativamente a un argomento o a un ambito specifico.
In effetti, considerarsi molto competenti e dotati in campi nei quali siamo solo moderatamente o addirittura poco preparati è un’azione controproducente che porta a sovrastimare la propria autovalutazione, partorendo fra l’altro dei Curriculum Vitae tutt’altro che corrispondenti al vero.
L’effetto in questione prende il nome da Justin Kruger e David Dunning, psicologi sociali, che nel 1999 hanno definito le caratteristiche del fenomeno e la difficoltà degli individui a riconoscere la loro incompetenza.
Gli approfondimenti dell’effetto Dunning-Kruger
Un interessante approfondimento deriva dal contributo di Steven Novella, neurologo e autore di “The skeptics’ Guide to the Universe” in cui dedica un capitolo all’effetto Dunning-Kruger.
Novella ha inoltre pubblicato un articolo sul blog The Ness in cui evidenzia come il fenomeno non si applica solo a persone poco competenti che si credono esperte, ma in ogni ambito della conoscenza. Di conseguenza, anche persone mediamente preparate possono sopravvalutare le loro effettive capacità.
In sostanza, Dunning e Kruger parlano apertamente di “deficit delle abilità metacognitive” che impedisce alle persone di valutare efficacemente le proprie reali abilità perché il loro livello di conoscenza non è sufficiente per un’autovalutazione adeguata.
Test psicologici per valutare le competenze a livello di grammatica, logica e umorismo hanno confermato la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità nei soggetti che hanno riportato i punteggi più bassi.
L’ignoranza condizionante
Per questo motivo, Dunning ha parlato apertamente di “meta-ignoranza” nei soggetti che non sono consapevoli del loro livello effettivo di ignoranza in un articolo del 2011 dal titolo significativo: “The Dunning-Kruger Effect: On Being Ignorant of One’s Own Ignorance“.
Questa convinzione di essere molto competenti, può causare rapporti difficili con colleghi e superiori, dovuti per esempio al non avere lo stimolo a imparare e alla scarsa predisposizione ad accettare consigli e rimproveri.
Al contrario, le persone che conoscono meglio una materia sono più consapevoli del livello di conoscenza e di approfondimento che si può raggiungere in ogni campo. Di conseguenza, l’aumento delle abilità e delle capacità metacognitive accrescono negli individui la consapevolezza dei propri limiti.
L’effetto Mandela è sempre in agguato
Altro bias celebre e fortemente condizionante è l’effetto Mandela che dimostra come il nostro cervello, per quanto molto potente nel coordinare le funzioni fisiche, mentali ed emozionali, non è esente da errori di memoria.
Il fenomeno dei falsi ricordi prende il nome di “effetto Mandela” e trae spunto dall’esperienza dell’autrice Fiona Broome, convinta che la morte di Nelson Mandela fosse avvenuta in prigione negli anni 80. Nonostante testimonianze e ricordi precisi, questo non è affatto vero.
In pratica il cervello riempie dei vuoti mnemonici relativi a un evento a costo di commettere degli errori, pur di giustificare la dinamica di un evento:
- L’uomo che si para davanti al carro armato in piazza Tienanmen a Pechino non viene schiacciato
- La frase di Blade Runner “Ho visto cose che voi umani…” non è mai stata pronunciata.
Eppure siamo pronti a sostenere esattamente il contrario. Di conseguenza, ricordare eventi o citazioni mai avvenuti comporta la sindrome del falso ricordo che lo psicologo può aiutare a rimuovere.
Questo difetto può avere infatti origine traumatica o derivare da un abuso di droghe. Lo psicologo valuta caso per caso quale sia l’origine di questo disturbo che può provocare sofferenza, senso di vergogna e molta paura di perdere il controllo fino al punto di isolarsi dal resto della società.
Il supporto psicologico online sta registrando un successo crescente tra i pazienti. Gli eventi legati al Covid 19 e il conseguente isolamento forzato hanno aggravato in molte persone sintomi e disturbi di natura psicologica che richiedono il sostegno di uno specialista al punto che anche a livello governativo si è decisa l’introduzione di un bonus per il supporto psicologico.
L’influenza dei bias cognitivi
Gli psicologi conoscono bene e non sottovalutano i cosiddetti bias cognitivi. In pratica i bias cognitivi più comuni consistono in valutazioni sbagliate della realtà che tendiamo a prendere per buone perché sono estremamente spontanee.
La funzione dei bias cognitivi consiste quindi nel filtrare informazioni. Esistono diversi tipi di bias cognitivi tra cui:
i bias di conferma ci portano a considerare le informazioni di conferma delle nostre ipotesi (giudizi positivi o negativi degli altri con espressione corrucciata o con un sorriso), mentre quelli di rappresentatività ci influenzano semplicemente per la somiglianza tra persone che rimandano a nostri specifici ricordi non sempre precisi come pensiamo.







