Salute

Elisa De Meo ci spiega che cosa è il Gibberish

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Cari lettori di Quotidianpost, oggi ho intervistato per voi Elisa De Meo, insegnante e leader dello Yoga della risata, tra le persone accreditate in Italia per insegnare a praticare Gibberish. Una persona eccezionale!

Gustatevi l’intervista! 😉

Ciao Elisa, se ti dovessi descrivere ai nostri lettori, come ti definiresti in tre pregi e in tre difetti?

Elisa:

Sono una persona curiosa, attenta e sorridente. Parlo molto, non dico tutto quello che penso ma penso tutto quello che dico e ho un superpotere per leggere tra le righe: per qualcuno può risultare impegnativo.

Elisa, che fai nella vita e da quanto tempo pratichi Gibberish?

Elisa:

Nelle mie vite precedenti ho fatto il manager, ho lavorato per grandi aziende multinazionali e per il Ministero della Salute e la Presidenza del Consiglio. Poi ho deciso di fare sul serio e mi sono data alla risata! Sono diventata una Risabilitatrice®, un termine che ho coniato per indicare il lavoro che faccio con le persone: le aiuto a riacquistare o migliorare la loro abilità di ridere di niente e di tutto. Per superare le difficoltà, affrontare le situazioni di stallo, vivere il cambiamento, tirare fuori tutte le meraviglie nascoste che hanno dentro e che non si concedono di esprimere, per liberarsi di pesi e condizionamenti.

Lo faccio attraverso degli strumenti non convenzionali, come la Risata Libera e il Gibberish, che pratico dal 2015, ma anche il Gioco e la Resistenza Gentile.

 

Come è nata la tua passione per il Gibberish e a chi è rivolto?

Elisa:

Ho incontrato il Gibberish per caso durante il mio primo corso di formazione in Yoga della Risata, anche quello frequentato per caso, per pura curiosità. Ed è stato amore a primo ascolto!
Il Gibberish è una pratica incredibile. Io penso di non averla nemmeno dovuta imparare, era dentro di me. E credo che non valga solo per me. I corsi che ho frequentato con gli esperti internazionali di Gibberish mi sono serviti per capire come potevo applicare questa tecnica, come potevo trarre il meglio dalla pratica.
Ma il Gibberish è lì, da qualche parte, in ognuno di noi. E’ la prima forma di comunicazione verbale che abbiamo usato tutti, da bambini, quando “parlavamo” producendo vocalizzi di cui solo noi conoscevamo il significato. Eppure ci capivano!

Il Gibberish ci ha accompagnati negli anni dell’adolescenza quando cantavamo a squarciagola le canzoni in inglese e non conoscevamo i testi. E qualcuno lo fa anche da grande! A riprova che il Gibberish non ha età. E nemmeno razza, religione, sesso e orientamenti, di qualsiasi tipo.
Il Gibberish è una lingua universale, non a caso è la lingua delle emozioni, che attraverso il Gibberish trovano il loro canale di espressione e rilascio. Vale per tutte le emozioni, quelle bellissime e quelle spiacevoli, che hanno bisogno entrambe di trovare una via di uscita, perché quando sono molto intense, tutte quante dentro al corpo non riusciamo a contenerle.
Il Gibberish ci permette di giocare con queste emozioni, di scomporle, allungarle, strizzarle, rimontarle, dare loro le forme più disparate finché non riusciamo a riconoscerle per quello che sono: movimenti interiori che ci invitano all’azione.

Come nasce il petterish? Si può praticare con tutti gli animali?

Elisa:

Il petterish è il Gibberish fatto con gli animali e l’ho scoperto per caso quando due anni fa nella mia vita è entrato Chu Chu, un battufolo di pelo che miagolava poco ma si arrampicava ovunque: un vero monello!

E così io mi divertivo a fare finta di rimproverarlo e lo facevo in Gibberish.

Usavo il Gibberish anche quando giocavamo. Sembrava divertirlo. La prima volta che ho portato Chu Chu dal veterinario, era agitato, miagolava senza tregua e mi guardava come se volesse chiedermi: dove mi porti? E così ho iniziato a cantare in Gibberish e lui si è calmato, ha smesso di miagolare e si è accucciato nel trasportino. Canto in Gibberish ogni volta che lo porto dal veterinario e anche durante la visita, se necessario. Chiamo questa cosa Catterish, cioè Petterish con i gatti. Ma si può fare coi cani (Doggerish), coi pesciolini rossi (Fischerish), con le tartarughine (Turtlerish), con tutti gli animali. Non ho ancora conosciuto praticanti di Tigerish! Raccomanderei una certa prudenza.

Il tuo motto, il tuo stile di vita?

Elisa:

Male non fare paura non avere. La lessi anni fa e mi rimase tatuata nell’anima. Non è un invito a fare i bravi e a vivere nel terrore delle possibili conseguenze derivanti dai nostri comportamenti. E’ l’esatto opposto, è un invito a non avere paura, a liberarsi, a esprimere tutte le nostre potenzialità, alimentare e realizzare i nostri desideri, sognare e immaginare oltre le convenzioni e le pressioni che società, famiglia, amici, colleghi e gruppi di riferimento ci impongono o peggio ancora ci insinuano. Senza paura. Purché agiamo nel bene. Nel bene nostro, innanzitutto. Sembra una affermazione egoistica ma io la considero la soluzione a tutti i problemi: se ognuno si occupasse in prima persona del proprio bene e del proprio benessere, non assisteremmo allo spegnimento di tante vite vissute nel sacrificio e nella mortificazione o in attesa che qualcun altro venga a portare la salvezza o la felicità.

La vita non si delega, ed è il più grande atto di responsabilità a cui siamo chiamati.

Come si lega con lo Yoga della risata?

Elisa:

Lo Yoga della Risata è una metodologia messa a punto più di 20 anni fa e che nel corso del tempo ha inglobato nel suo “protocollo” tecniche e pratiche accomunate da alcune caratteristiche.

Tra queste c’è il Gibberish, che in verità esiste da millenni, e che come lo Yoga della Risata (e come qualunque forma di Risata Incondizionata) permette di restare nel qui e ora, di partire dal corpo per arrivare alla mente e di attivare un processo catartico profondo. Quando ridiamo e quando parliamo a vanvera non pensiamo, non giudichiamo e non ci arrovelliamo, siamo creativi e liberi, esploriamo senza aspettative osservando quello che accade:

una esperienza di trasformazione che tutti dovrebbero provare.

Cosa diresti a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo? Ci sono “controindicazioni?”

Elisa:

Il mio motto per il Gibberish è “Vale Tutto. Tutto Vale”.

Nel senso che non ci sono regole, non c’è un modo giusto o sbagliato di fare Gibberish, vale tutto. E tutto vale, nel senso che ogni cosa che diciamo in Gibberish ha un valore. Che neppure noi conosciamo ma che si manifesta con la pratica rendendoci più aperti alle possibilità che la vita, continuamente, ci mette davanti agli occhi:

basta saper guardare. A volte è sufficiente anche solo orientare lo sguardo e vedere.

 

Prossimi eventi

Libererò un training di formazione di Gibberish a Milano il 12 e 13 maggio (www.elisademeo.com/ditelocolgibberish), in cui metterò a disposizione tutto quello che ho imparato dagli esperti di Gibberish che ho conosciuto.
E’ la prima formazione completa tenuta in Italia in italiano. E in Gibberish, naturalmente!

Per chi non vive a Milano e vuole provare il Gibberish, libero sessioni di Gibberish ad ogni evento che organizzo: ce ne sarà una a Milano il 25 marzo, una a Perugia il 15 aprile e una a Bari il 20 maggio (www.elisademeo.com/masterclass-gibberishdellarisata)

Contatti

sito: www.elisademeo.com – email: elisademeoposta@gmail.com – cell: 335 7764409

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