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Freak Opera. Incontro/scontro tra la disciplina musicale e la performance.

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freak opera

Il “Meeting del mare” rappresenta la grande occasione per incontrare i giovani artisti emergenti, confrontarsi con le tante realtà musicali che rimangono ai margini, a volte per scelta, altre per mancanza di canali di visibilità. Questo restare nell’indipendente può diventare la situazione per stimolare questi “giovani” musicisti ad essere sempre più creativi e veri, fino ad esplodere improvvisamente e conquistare un pubblico che non cerca altro che l’arte come manifestazione della sensibilità e dell’interiorità dell’uomo, e stupito, ricorderà ‘quella’ performance, ne sentirà la mancanza e nel cercarla, farà di ‘quella’ esibizione un appuntamento magico.

freak opera Arrivano da Pompei, i Freak Opera, i cui membri sono: Rocco Traisci (testi e voce), Claudio Cesarano (chitarra, piano), Ilaria Scarico (basso, flauto traverso), Dario Patti (violino), Mario Paolucci (chitarra elettrica), Vincenzo Miele (batteria) e Antonio Mosca (elemento freak opera scenico). Nascono come un duo circa tre anni fa, formato da Rocco Traisci e Claudio Cesarano, fino a diventare un gruppo più consolidato e con nuovi musicisti. Dario Patti e Ilaria Scarico infatti, sono i due elementi legati ad una formazione della musica più “accademica”, mentre gli altri componenti sono autodidatti. Il percorso da autodidatta è un atteggiamento comune nei musicisti incontrati durante la manifestazione a Marina di Camerota, nel salernitano, ed è probabilmente quell’ingrediente che fa di queste band dei potenziali rivoluzionari del mondo musicale. Ascoltando musica, vari generi, appassionandosi ai grandi autori, citandoli ed evocandoli con i testi o anche solo con il colore della voce, prende forma una creatività stratificata, in cui si possono ritrovare elementi della storia della musica, e scoprirne nuovi. L’arte è sempre interpretata da chi la ama e ne fa esperienza, ed è nelle diverse interpretazioni dell’arte, – in questo caso della musica-, che nascono nuove culture.

Incontro e scontro, dunque. Un ossimoro già presente nella scelta del nome del gruppo: “Freak Opera”. Freak, se pensiamo al suo significato più letterale, è “scherzo”, “capriccio”. Cosa significa allora scherzare con l’Opera? L’opera è invece sinonimo di disciplina, studio e scrittura. Tutto è organizzato e costruito per ottenere un risulto preciso. Sicuramente le influenze sono molte, e diverse. freak operaAscoltando la voce di Rocco Traisci sembra riascoltare i cantautori della tradizione italiana, ed è questo legame con gli anni ’60-’70, che fa dei Freak Opera, un gruppo più impegnato e di stampo autoriale. I testi infatti, sono l’espressione più intima e matura della band, scaturiscono dall’osservazione della realtà e della condizione umana, è soprattutto un’analisi profonda che parte dall’esterno, ma poi si “attacca” sulla pelle del cantautore Rocco Traisci, lo manifesta agli altri componenti, fino a diventare una successione di parole dal sapore amaro, che si rivolgono in prima persona all’altro. Questa consapevolezza dell’altro è fondamentale per la band. Sia per la dedizione al testo, che intende comunicare qualcosa che appartenga a tutti, sia per l’impostazione scenica. Nella performance c’è appunto la risposta alla seconda natura, quella “Freak”. Durante i concerti iniziali della band, veniva allestito un piano bar, intorno al quale si consumava una situazione di vita quotidiana. Questo elemento scenico diventava il punto d’incontro tra i musicisti, l’autore e il pubblico.

Di fronte alla difficoltà del pubblico di oggi di avvicinarsi alla musica in maniera spontanea e curiosa, in particolare nei confronti del cantautore, sono i Freak Opera a trovare la mediazione. Sul palco del “Meeting del mare” Antonio Mosca personifica l’elemento scenico che attira l’attenzione del pubblico, alleggerisce l’aggressività e la profondità dei testi, la complessità della musica. La parte strumentale richiede infatti, competenze da parte del pubblico. Nonostante il legame con il passato, i Freak Opera propongono sfumature sonore differenti, rivisitazioni di temi musicali che vanno verso il rock alternativo. Occorre saper percepire dettagli, effetti, la struggente melodia del violino, l’eco nostalgico del flauto traverso, il ritmo calzante di batteria e chitarre; tutti elementi che insieme creano una sintesi “Bella” e, paradossalmente, armonica. Il contrappunto sonoro e visivo che si manifesta nella loro performance, crea movimento. La musica è movimento. Dove non c’è movimento, non c’è armonia. I Freak Opera portano alla sensazione di movimento dalla loro denominazione fino all’ultimo pezzo dell’esibizione. Il contrasto è ciò che li rende unici, perché regolato dalla volontà di essere seri ed impegnati musicalmente, ma prendersi gioco, presentandosi in maniera buffa e autoironica.

freak opera

Ritornando all’esibizione sul palco del “Meeting del mare” del 30 maggio, il contatto tra musica e pubblico è avvenuto ancora una volta attraverso l’elemento scenico di derivazione popolare, rappresentato da Antonio Mosca. Posto in primo piano rispetto alla band, seduto su uno sgabello, scrive delle frasi provocatorie che snobbano l’atteggiamento serioso del cantante Rocco Traisci, ma è forse anche voler portare in scena la reazione più intima di chi ascolta. Autoironia per semplificare la ricezione della musica, e il suo valore sociale. La band infatti, suona anche per piccole feste private, si spostano per raggiungere chi ha voglia di trascorrere del tempo in allegria, evitano etichette, ma trasformano la loro passione in un percorso fatto di tappe per incontrare gli altri, da cui trovare ispirazione, a cui comunicare rabbia e speranze, raccontare fatti quotidiani con una sensibilità diversa.

Questa scelta è significativa perché sembra rientrare nelle pratiche artistiche contemporanee; in particolare sulla dislocazione dell’arte, la performance come atto unico e irripetibile, il testo come punto di partenza che contiene altri significati da ricercare. Il loro primo album infatti, “Restate umani”, è dedicato a Stéphane Hessel, lo scrittore e diplomatico tedesco, che è stato deportato nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. Non è un legame casuale. La disumanizzazione di oggi, non è meno pericolosa di quella del passato. L’invito a restare umani è un insieme di storie impregnate di verità sociale e antropologica che danno forma al significato dell’album.

Inserendo così l’elemento di “disturbo” rispetto al resto, quindi Antonio Mosca con la sua lavagnetta, significa catturare il pubblico di oggi, bombardato di messaggi inutili e privi di senso, e poi portarlo dentro il testo, ammaliarlo con la dinamicità poetica della struttura musicale, e infine indurlo a cercare altro, “a capire chi è Stéphane Hessel”, entrare in empatica con la poetica della band.

Una scoperta interessante al “Meeting del mare”. Non l’unica, perché sono molti i veri artisti, che si muovono nel panorama musicale. Veri perché cercano la Verità.

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