“Non si può pensare di risolvere la pandemia di Covid a colpi di tampone, è evidente che servono i vaccini. Non sappiamo se contro la Delta serva il 90, 95 o 98, per cui l’unica è vaccinare il più possibile”, osserva a La Stampa Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive alla Statale di Milano e primario al Sacco.
Poi aggiunge: “Per i sindacati è il momento di capire che la battaglia d’avanguardia è la vaccinazione per tutti e non la difesa di chi non può andare a mensa”.
Quanto all’obbligo osserva: “La questione è sul tavolo di tutti i Paesi europei. Se venisse imposto sarei d’accordo, perché non ci sono obiezioni ideologiche o costituzionali. Mi pare chiaro che l’interesse collettivo prevalga su quello individuale. L’unico dubbio è pratico: sarebbe politicamente divisivo e poco realistico imporre l’obbligo e farlo rispettare. Allora se fosse così forse sarebbe meglio allargare il più possibile il Green Pass come incentivo a vaccinarsi, magari prevedendo l’eccezione dei guariti anche senza nessuna dose”.
Quanto alla terza dose: “Bisogna capire a chi serva davvero: se uno ha risposto poco a due dosi è difficile che si giovi della terza. Ci vorrebbe più attenzione ai problemi dei fragili. Ci sono tante infezioni occulte, soprattutto nei giovani, e in autunno ne vedremo le conseguenze. Nei prossimi anni ci sarà un affinamento e aggiornamento della strategia vaccinale. Questo virus durerà tanto e con lui il bisogno di vaccini”.











