Gianni Sperti, la semplicità di un uomo che ama i bambini (Foto)

La danza, la carriera e la voglia di paternità

Fonte: La bottega dei Ricordi

Gianni Sperti – La passione per la danza, la carriera e la voglia di paternità

“I bambini ci insegnano che l’amore non ha pregiudizi né limiti culturali”

Fonte: Francesco Aloe

Semplicità, caparbietà, volontà, puntualità, precisione, dolcezza, disponibilità, umiltà ed eccelso ballerino, sono queste alcune delle caratteristiche di uno dei più amati personaggi televisivi, Gianni Sperti, che siamo riusciti a trapelare dallo sguardo sereno e un’ottima propensione al dialogo e al confronto con il prossimo.

Sperti nasce a Manduria nel 1973, originario di Pulsano (in provincia di Taranto), mette in risalto, sin da subito, la sua tendenza nei confronti della danza, evidenziando l’innato talento per i passi cadenzati ritmicamente a suon di musica.

Nel corso degli anni, Gianni fa risaltare e mostra la sua grande passione e voglia di avvicinarsi al mondo della musica e, più precisamente, alla danza.

Fonte: Francesco Guarnieri
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Potersi esibire dinanzi a un pubblico è stato, sin da sempre, il suo sogno, perché mostrare le proprie capacità, avere un riscontro da parte di un pubblico è sempre sinonimo di una nota positiva, come l’ottenimento dell’obiettivo che – ognuno di noi – si auspica di raggiungere. Gianni, quel risultato, lo rivela con le parole e con gli occhi, con gli sguardi di un uomo che, caparbiamente, ha sempre cercato la concretezza e, al contempo, ha cercato di migliorarsi e di superare i suoi limiti – propri del genere umano.

Legato alla sua grande famiglia, il ballerino non perde occasione per ritornare – quando può – nella sua amata Puglia. Le sue origini, le radici e la sua provenienza sono, altresì, di rilevante importanza, poiché permettono di illustrare e mettere in risalto il cuore grande dei meridionali – come quello dei pugliesi.

In un clima tipicamente familiare, ci apprestiamo a conoscere Gianni mediante una serie di domande alle quali replica con grande garbo, gentilezza, semplicità e disponibilità.

Intervista a Gianni Sperti

Il ballerino e personaggio televisivo italiano, ballerino di numerose trasmissioni di Canale 5 fin dagli anni novanta, Gianni Sperti, ha gentilmente risposto alle nostre domande, tramite le quali siamo riusciti a delineare l’essenza e l’anima di un uomo sensibile e dal cuore d’oro.

Quando nasce la passione per la danza?

La passione per la danza credo che sia sempre stata in me, fin da piccolo. Difatti, le foto ne sono la prova, poiché non stavo mai fermo, mi muovevo sempre.

Sin da bambino si inizia a percepire il mio desiderio di voler fare danza sia dai movimenti che dalle posizioni. Fondamentalmente, ho cominciato a 14 anni, quando mia sorella si è iscritta alla scuola di rock acrobatico e io l’ho seguita.

Fonte: Francesco Guarnieri

Il tuo approccio alla musica ti ha permesso di spaziare tra i vari generi e stili; qual è quello che prediligi?

Dunque, io ho studiato jazz, ho cominciato con jazz e danza classica, quindi, diciamo che lo stile “Bob Fosse” è quello che mi è rimasto più dentro, sebbene ora sia in minoranza perché, oggi, la danza è perlopiù contemporanea.

Per cui, posso affermare che lo stile che mi piace di più è quello che ha un ritmo ben definito.

Invece, per quanto concerne la scelta musicale?

Dipende. Il ballerino sente la musica, alcuni brani possono essere molto movimentati, altri un po’ meno, la musica italiana leggera o, anche, un pezzo di Michael Jackson. Dipende da quello che mi ispira.

Come illustreresti la collaborazione con Giancarlo Giannini nel film “Milonga”?

Il tutto è avvenuto durante la trasmissione televisiva “Buona Domenica”. Ci fu il primo passo a due con Rossella Brescia – prima c’erano solo balletti di gruppo – in quel passo a due, il regista Roberto Cenci ci fece molteplici inquadrature, in particolar modo dei primi piani; quel primo piano fu visto dal regista, Emilio Greco, il quale cercò di contattarmi.

Vennero lì a “Buona Domenica”, mi hanno contattato, ho fatto il provino e ho preso il ruolo di killer e, successivamente, ho saputo che nel film c’erano anche Giancarlo Giannini, Claudia Pandolfi e Irene Ferri.

Ti andrebbe di menzionarci le tappe più importanti della tua carriera?

Le tappe più importanti della mia carriera sono: sicuramente l’incontro con Garrison all’età di 19/20 anni, qui a Taranto ove partecipai a uno stage, presi lezione proprio con Garrison, lui mi notò, chiese il mio numero – all’epoca solo il numero di casa, poiché non avevamo cellulari – e, quindi, mi chiamò e mi contattò per fare il provino. Questa è una tappa molto importante perché segna l’inizio della mia carriera.

Poi, tutti gli anni di Buona Domenica di Maurizio Costanzo (a partire dal 1996) i quali hanno segnato il sodalizio con Marco Garofalo e l’inizio di uno stile differente.

Successivamente, l’incontro con Maria De Filippi, fondamentale per la mia rinascita perché ha, difatti, segnato la “rinascita di Gianni” in diverso stile e in diverso modo per quanto riguarda la danza e, soprattutto, con il talk televisivo perché un ballerino, solitamente, balla ma non parla.

Gianni Sperti: è giusto far emergere le tue caratteristiche e far conoscere chi sei realmente.

Quello che sono veramente…a dire il vero, sono ancora alla ricerca, devo ancora scoprirlo.

Fonte: Claudia Chiaramonte

Come disse Socrate: “Conosci Te Stesso”.

Sì. Io non mi conosco, perché ogni anno, fondamentalmente, scopro delle cose nuove, supero i miei limiti, pensavo di non riuscire a fare delle cose e, poi, le faccio; quindi, sono un perfezionista, sono molto fiscale sul lavoro e sulla puntualità, amo la parola data – non vengo meno e non mi piacciono le persone che vengono meno – non mi piace fare brutte figure, ci tengo molto al giudizio della gente (del pubblico); vivo per un applauso, nel senso che mi rendo conto che, da quando sono piccolo, io ho bisogno di un pubblico.

Fonte: Francesco Acri

Quant’è importante la famiglia?

La famiglia è il centro della mia vita, della vita in generale penso. Fortunatamente, per chi ce l’ha.

I valori che ho me li hanno insegnati i miei genitori. Sapere che c’è sempre qualcuno che mi vuole bene – a prescindere – incondizionatamente, è molto importante.

Mi sono sempre stati vicini, nonostante il mio lavoro li abbia messi anche un po’ in difficoltà.

La famiglia penso che sia il centro per la formazione di un essere umano.

Fonte: Mimmo Pastorelli

In te risiede una bellissima cosa, ovvero: un forte desiderio di paternità. A tal proposito, volevo chiederti cosa pensi di questa frase: “Un bimbo non giudica, non ha bisogno di conoscere l’età, non fa distinzione tra uomo e donna, ma ha soltanto bisogno di ricevere amore incondizionato”.

E’ quello che dovrebbero imparare i grandi, a vivere in questo modo: senza nessun tipo di limite, senza frontiere, senza pregiudizi.

Diciamo che dai bimbi c’è molto da imparare. Io penso che un bimbo abbandonato, un bimbo che vive in un orfanotrofio è un bimbo che, essenzialmente, è stato lasciato e, quindi, non riceve amore.

Dare la possibilità e, al contempo, avere la possibilità di dare amore a una persona che non ne ha è la cosa fondamentale per un essere umano.

Fonte: Mimmo Pastorelli

Quindi, quando mi viene detto: l’adozione deve essere fatta da una famiglia composta da un uomo e una donna da tanti anni e che hanno una solidità, io ci credo poco, perché i bimbi crescono in famiglie di divorziati, i bimbi crescono con i papà senza mamma, i bimbi vengono abbandonati anche dalle mamma, quindi la mamma è fondamentale, ma non in casi simili.

Dunque, bisogna pensare più a loro che a noi stessi, ai pregiudizi e ai limiti culturali. Bisognerebbe dare amore a loro che ne hanno solo bisogno senza sapere da chi arriva, perché l’importante è che arrivi.

Si ringraziano i fotografi: Mimmo Pastorelli, Francesco Guarnieri, Francesco Acri, Claudia Chiaramonte e Francesco Aloe.

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