Gli 80 anni di Coppola: arte e stile in un unico uomo

L'uomo che l'America celebra tra i suoi più grandi artisti del '900

FRANCIS FORD COPPOLA

Francis Ford Coppola compie 80 anni. L’uomo che l’America celebra tra i suoi più grandi artisti del ‘900. Ma anche orgoglio italiano per le sue radici lucane. In oltre 50 anni di carriera ha raccolto sei premi Oscar, altrettanti Golden Globe, tre David di Donatello, due Palme d’oro e un Leone alla carriera.

Un artista completo

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Completo. Non c’è altra parola che possa definire una carriera come quella di Francis Ford Coppola. È partito con una pellicola orrorifica, è approdato nel musical kitsch, poi si è fatto narratore della saga mafiosa più affascinante della Settima Arte, strappando la “famiglia” e l’Italia dalle radici del loro contesto storico per immergerle a piene mani nel folklore e nella mitologia popolare e classica.

Ha sviscerato con stile asciutto e forza drammatica, uno dei più grandi scandali americani del suo tempo: il Watergate. Poi ha parlato del Vietnam, fra dissolvenze incrociate e sguardi in macchina in puro stile Ejzenstejn o David W. Griffith, scrivendo una volta per tutte le pagine della storia del cinema e descrivendo l’orrore della guerra.

Ma sarebbe bastata la scena dell’arrivo degli elicotteri al suono de “La Cavalcata delle Walkirie”. Ha preferito giocare con la macchina da presa esattamente come un acrobata ne Un sogno lungo un giorno, sposando il mezzo elettronico, ribaltando poi tutto con il cromatismo stile Anni ’50 e lo splendore delle panoramiche ne I ragazzi della 56ma strada.

Un mago della regia che ci ha regalato un Marlon Brando dalle guance a penzoloni e che parlava con accento siciliano, un Al Pacino amletico, un Matt Dillon maledetto ragazzo di strada, alcune pellicole di George Lucas e poi, ancora, un Gene Hackman occhialuto che spia e ascolta, senza contare una terribilmente brava Kathleen Turner che sembra appena uscita dal telefilm Happy Days che si innamora di un ribelle dalla faccia di Nicolas Cage, pur venendo dal futuro, e un Tim Roth dolcemente ambrato dalla fotografia di Un’altra giovinezza (2007).

Oggi, è il fondatore di uno delle più grandi e intoccabili “famiglie” di Hollywood: i Coppola.

Le origini e la ‘famiglia’ Coppola

famiglia

Di origini lucane (i suoi nonni infatti erano emigrati da un piccolo paese della provincia di Matera, Bernalda, verso gli Stati Uniti), Francis Ford Coppola nasce a Detroit, nel 1939, ma cresce in un quartiere italo-americano di New York. Figlio del compositore e musicista jazz Carmine Coppola e dell’aspirante attrice Italia Pennino, è fratello maggiore dell’attrice Talia Shire e del docente di letteratura August Coppola, nonché zio di numerose star cinematografiche (il grande attore hollywoodiano Nicolas Cage, il regista Christopher Coppola, l’attore Marc Coppola, i musicisti e interpreti Robert e Jason Schwartzman e l’assistente ai costumi Stephani Schwartzman), ma anche nonno dell’attrice Gia Coppola.

La scelta di diventare regista, matura quando viene colpito dalla poliomielite ed è costretto, per un lunghissimo periodo di tempo, ad affrontare la quarantena a casa sua. Per passare il tempo, i suoi genitori gli avevano regalato un piccolo teatrino di marionette che lui rapidamente imparò ad animare.

Superata la malattia ed entrato nella pubertà, Coppola si diverte a sincronizzare brani di musica sulle immagini dei filmini di famiglia grazie a un registratore, poi a 18 anni scopre Sergej M. Ejzenstejn, rimanendone folgorato, e frequenta assiduamente le proiezioni del Museum of Modern Art di New York.

Si approccia persino alla scuola teatrale di Hofstra (diplomandosi in drammaturgia), dove impara l’arte dell’allestimento scenico e con i primi guadagni, avuti grazie a qualche lavoretto, compra una 16mm e gira un cortometraggio mai portato a termine. È il 1960, quando si iscrive al Cinema Department della Ucla e lavora con l’insegnante di regia Dorothy Azner.

L’ambiente delle serie B

coppola regia

Nel frattempo, fra il 1961 e il 1963, entra in contatto con il re dei B-movies statunitensi Roger Corman, del quale diverrà grande amico e ottimo collaboratore.

Con il nome di Thomas Colchart, Coppola firma alcune nuove scene da inserire nel film fantascientifico – prodotto dallo stesso Corman -Stazione spaziale K-9 (1960) di Aleksandr Kozyr e Mikhail Karzhukov. Pellicola della quale aveva acquistato i diritti per farne un remake. Ma non solo questo per Roger Corman.

Dopo aver girato alcuni film porno nel 1961, svolge per il produttore e regista le mansioni più disparate: dall’assistente regista per Sepolto vivo (1962) al direttore dei dialoghi per La torre di Londra (1962) con Vincent Price, dall’esordio come attore in Caccia di guerra (1962) di Denis Sanders, accanto a Tom Skerrit, Robert Redford e Sydney Pollack (poi seguito da un piccolo ruolo ne I diavoli del Gran Prix, 1963, di Corman) al produttore per La vergine di cera (1963) con Jack Nicholson e Boris Karloff, senza dimenticare la sua mansione come sceneggiatore e curatore dei dialoghi ne La città dei mostri (1963) con Price e Lon Chaney Jr.

coppola e la moglia

Coppola si sposa (il 2 febbraio 1963) con la decoratrice di set, e in seguito regista, Eleanor che gli darà ben 4 figli: Mary Coppola, la regista Sofia Coppola, l’assistente regista Roman e l’attore Giancarlo Coppola. Ma il matrimonio non sarà esattamente rosa e fiori, dato che lo stesso autore intreccerà una lunga relazione extraconiugale con Melissa Mathison, sceneggiatrice e poi moglie di Harrison Ford.

L’esordio alla regia e alla produzione

coppola sul set

É il 1963, quando Francis Ford Coppola riesce finalmente a firmare il suo primo lungometraggio esordendo dietro la macchina da presta con il film Terrore alla tredicesima ora.

Il film ha un modesto successo, ma Coppola viene notato e assunto dalla Seven Arts non tanto come regista, bensì come sceneggiatore, firmando così Questa ragazza è di tutti (1966) di Pollack con Natalie Wood e l’immancabile Redford, e Parigi brucia? (1966) con Jean-Paul Belmondo, Kirk Douglas e Glenn Ford.

coppola

Con l’arrivo degli Anni Settanta, Coppola diventa principalmente un produttore cinematografico, costituendo la Zoetrope che finanzia: due pellicole di George Lucas (L’uomo che fuggì dal futuro con Robert Duvall e American Graffiti con Harrison Ford); un film del grande regista asiatico Akira Kurosawa Kagemusha – L’ombra del guerriero (1980); Hammett – Indagine a Chinatown (1982) di Wim Wenders; l’invisibile Le ragioni del cuore (1989) con Faye Dunaway; il Frankenstein di Mary Shelley (1994) diretto da Kenneth Branagh e con un Robert De Niro in versione “creatura”.

coppola

Don Juan De Marco maestro d’amore(1995) ancora con la Dunaway, ma anche con Marlon Brando e Johnny Depp; il film tv con Christopher Lee L’Odissea (1997); l’opera prima di sua figlia Sofia Il giardino delle vergini suicide (1999) con Kathleen Turner e Danny DeVito.

Il mistero di Sleepy Hollow(1999) di Tim Burton con Depp, Lee e Christopher Walken; la pellicola del figlio Roman CQ(2001) con Gèrard Depardieu; No Such Thing (2001) con Julie Christie; le pellicole di due attori (e amici) dietro la macchina da presa (Robert Duvall con Assassination Tango e De Niro con The Good Shepherd).

Il telefilm 4400 (2007) e infine alcune pellicole di Godfrey Reggio e Agnieszka Holland. Senza di lui, la cinematografia mondiale avrebbe avuto una grande falla nella sua storia.

L’Oscar e la saga del Padrino

il padrino

Negli anni Sessanta Coppola non era ancora così conosciuto. Ritroviamo il regista che dirige nientemeno che Fred Astaire nel film musicale Sulle ali dell’arcobaleno (1968), poi seguito da Non torno a casa stasera (1969) con Robert Duvall, vincendo però il suo primo Oscar come sceneggiatore del film Patton – Generale d’acciaio (1970), premio che dividerà con Edmund H. North.

A quel punto, il nome del regista comincia a farsi sentire negli ambienti di Hollywood, fino a giungere alle orecchie del capo della Paramount, Robert Evans, che lo sceglierà, ancora trentaduenne e poco famoso (e quindi per lui più facilmente “plasmabile”) per portare sul grande schermo una sceneggiatura tratta da un libro di Mario Puzo.

Ma il giovane di talento aveva le idee molto chiare in proposito sul film che voleva girare, riuscendo a convincere Evans a moltiplicare il budget previsto per realizzare una saga epica di proporzioni colossali, fin dalla scelta del cast che avrebbe previsto: l’ormai amico Duvall, James Caan, Al Pacino, Marlon Brando, Diane Keaton, Franco Citti e Talia Shire.

oscar
credit: gettyimages

Nasce così il coinvolgente intramontabile primo successo di Coppola: Il padrino (1972), saga della “famiglia” Corleone. Il più grande gangster-movie di ogni tempo vince l’Oscar come miglior film, soffiandolo a Cabaret di Bob Fosse, ma ottenendo anche una statuetta per la migliore sceneggiatura non originale, mentre gli sfuggì quella del miglior regista, che invece andò proprio a un incredulo Fosse. A questo si aggiungono anche i Golden Globe per il miglior film e miglior sceneggiatura.

Dopo essere stato nominato all’Oscar con Gary Kurtz per aver finanziato uno dei film candidati come miglior pellicola dell’anno (si trattava di American Graffiti), Coppola torna alla sceneggiatura firmando Il grande Gatsby (1974) con Redford, anche se progetta uno dei rari sequel superiori al capostipite, che poi sarà anche campione d’incassi, Il padrino – Parte II (1974) con l’aggiunta al cast di Robert De Niro e di un ottimo Gastone Moschin.

Lo stesso anno, dirige anche Gene Hackman, Duvall e Harrison Ford nel drammatico La conversazione che vince la Palma d’Oro a Cannes, nonché una menzione speciale dalla Giuria. Inaspettatamente, Coppola si ritrova con ben due film nella competizione degli Academy Award (La conversazione sarà infatti candidata per miglior film e sceneggiatura).

La spunterà portandosi a casa 3 Oscar (film, regia e sceneggiatura) per Il padrino – Parte II, battendo opere come Una moglie di John Cassavetes, Lenny di Fosse e i capolavori della settima arte Effetto notte di François Truffaut e Chinatown di Roman Polanski.

La saga dei Corleone però, terminerà solo nel 1990, quando Coppola dirigerà Pacino ne Il padrino – Parte III, ma nonostante la nomination a miglior regia e film, questa volta si ritroverà perdente sotto entrambi i fronti contro l’epopea western di Kevin Costner Balla coi lupi.

Apocalypse Now

now

Poi arriva il vero e proprio capolavoro di Coppola: Apocalypse Now (1979), ancora con Duvall e Brando, ma anche con Dennis Hopper, Martin Sheen, Harrison Ford, Larry Fishburne e il nostro Vittorio Storaro impegnati nel descrivere il delirio di una guerra.

Con questa pellicola, Coppola mette in gioco tutto se stesso: la sua libertà creativa, la sopravvivenza stessa della sua casa di produzione Zoetrope, il suo background culturale e la sua vita (oltre alla crisi del rapporto matrimoniale, il regista meditò perfino il suicidio).

suicidio

Utilizzando il romanzo “Cuore di tenebra” e scartando attori come Steve McQueen, Pacino, James Caan, Nicholson, Redford per il ruolo di Willard (che prima andò a un troppo febbrile Harvey Keitel, licenziato dopo due settimane di riprese), interpretato infine da Martin Sheen, Coppola narra gli orrori, la pazzia e il potere della guerra del Vietnam, vincendo un BAFTA come miglior regista, l’ambita Palma d’Oro e il FIPRESCI, un David di Donatello come miglior regista straniero e due Golden Globe come miglior regia e musica.

con brando

Ma rimane, paradossalmente, a bocca asciutta per quel che riguarda le candidature agli Oscar per regia, film, sceneggiatura.

Dopo un tale exploit, Coppola si impone con Scorsese, Altman, Bogdanovich, De Palma e il primo Spielberg nel gruppo di cineasti che fanno pare della New Hollywood: la leadership mondiale del cinema a stelle e strisce iniziata con Easy Rider (1969) di Hopper e terminata proprio con Apocalypse Now.

In seguito, infatti prediligerà pellicole meno roboanti, ma degne di nota (spesso con il nipote Nicolas Cage come attore): Rusty il selvaggio (1983) con Hopper, Cotton Club (1984) con Richard Gere, il fantastico Peggy Sue si è sposata (1986) con Kathleen Turner e Jim Carrey, il biografico Tucker – Un uomo e il suo sogno(1988) con Jeff Bridges, il collettivo New York Stories (1982), firmato assieme a Woody Allen e Martin Scorsese, il magistrale horror Dracula di Bram Stoker (1992) con Anthony Hopkins.

Poi il Leone d’Oro alla carriera, nel 1992, e il ruolo di presidente della Giuria al Festival di Cannes che ne sanciscono la leggenda.

Gli ultimi lavori e il riverdire creativo con “Segreti di famiglia”

Sfortunatamente però, la carriera di Coppola sembra annebbiarsi fra pellicole indipendenti, lontana dai fasti dell’inizio, ne sono una dimostrazione Jack (1996) con Robin Williams e L’uomo della pioggia (1997) con Jon Voight e Danny DeVito, forse per via del forte impegno messo nella produzione del suo vino, il Rubiconde, oppure nella gestione della propria linea di specialità alimentari o nella direzione della rivista letteraria Zoetrope – All-Story.

Dopo ben 10 anni di assenza dai reami creativi della regia, torna a farvi visita con Un’altra giovinezza (2007), un notevole e ambizioso tentativo di analisi del protolinguaggio e dello scorrere del tempo attraverso una particolare storia d’amore, che si è rivelato un flop di incassi e di critica.

Nonostante l’insuccesso, è attesissimo il ritorno con Segreti di famiglia (2009), un potente noir interpretato da Vincent Gallo e Javier Bardem.

Artigiano dal guizzo estremamente creativo, nessun altro come lui sa coniugare narrazione e impatto visuale, essenzialità filmica e barocche nuove tecnologie. Arte e stile in un unico uomo, racconta guerre e incubi vampireschi con tecnologie all’avanguardia in maniera iperrealistica, eccessiva, ma allo stesso tempo fortemente rigorosa, anche quando ci presenta stravaganti pellicole minori.

Antonia Butera
Giornalista pubblicista, videomaker e fotografa. Amo osservare e raccontare la realtà nelle sue mille sfaccettature.
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