Economia
Gualtieri: a dicembre possibile accordo sul Recovery Fund

Il Ministro si mostra ottimista nella risoluzione degli accordi, ora in stallo dopo il veto di Polonia e Ungheria.
La plenaria di dicembre sarà decisiva
“La procedura negoziale è ancora in corso ma non sembra indicare questioni insolubili” ha dichiarato Roberto Gualtieri riferendosi ai negoziati europei riguardanti i fondi di aiuto agli stati membri.
In audizione davanti alle commissioni del Senato, il Ministro si è dunque detto convinto della probabile risoluzione del negoziato, ora in corso in trilogo, entro i tempi previsti.
La data fondamentale pare essere quella del 14 dicembre, giorno in cui inizierà la plenaria con fine previsa il 17.
Gualtieri ha evidenziato inoltre l’importanza dell’adozione di un regolamento per il Recovery and Resilience Facility, strumento da 750 miliardi, sul quale è stato raggiunto un accordo tra i Paesi Europei il 6 ottobre.
Per il Ministro ora è necessario che l’Europa prenda al più presto in considerazione le proposte migliorative avanzate in questo mese e mezzo.
Lo stop di Ungheria e Polonia
Gualtieri si è inoltre inevitabilmente espresso sul veto di Polonia e Ungheria, che negli ultimi giorni ha fatto tanto discutere.
La scelta dei due paesi è stata definita dal Ministro “impropria“, dato il compromesso raggiunto sullo stato di diritto che a detta di Gualtieri sarebbe stato più che equilibrato.
Non mancano tuttavia dichiarazioni opposte a quelle del Ministro, spicca tra di esse la voce di Giorgia Meloni.
La leader di Fratelli d’Italia si è infatti schierata dalla parte di Polonia e Ungheria che starebbero difendendo “l’identità cristiana e i loro confini dall’immigrazione“.
La Meloni ha espresso il suo sostegno tramite un tweet dove si legge “Se non vi inginocchiate niente soldi per combattere il coronavirus“.
Insomma leggendo le parole della deputata, sembra che il Recovery Fund sia fatto per piegare i Paesi integralisti.
Accettare i fondi europei sarebbe infatti una perdita di sovranità. Ma ci vuole poco a vedere come in realtà i due paesi abbiano una storia di conflitti politici che poco c’entrano con una linea unitaria.
Serve capire che l’opposizione, se portata all’estremo, può diventare nociva alla ripresa dei Paesi europei, tutti colpiti dalla pandemia, senza differenze tra conservatori e progressisti, e che ugualmente necessitano dei fondi europei al più presto.









