Salute

I test intelligenti della Clonit stabiliscono la positività e la carica virale del Covid-19

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Un’azienda Italiana di nome Clonit sembrerebbe aver messo a punto dei nuovi kit per scongiurare il contagio. Infatti tali kit sono stati creati sulla base delle indicazioni del Cdc di Atlanta, ovvero Centro di riferimento negli Stati Uniti per il controllo e la prevenzione delle malattie, un punto di riferimento a livello mondiale.

I ricercatori si sono basati sull’assunto che non è solo importante stabilire la positività o meno al Covid, ma è necessario stabilire la “quantità” di virus presente nell’organismo. È questo fattore, infatti, che determina la gravità della malattia.

Pertanto, il loro lavoro è stato quello di creare dei kit in grado di stabilire la carica virale presente su ciascun tampone analizzato. Questo perché, come spiega il presidente di Clonit, il biologo Carlo Roccio: “l’esito della infezione da Covid-19 si decide nei primi 10-15 giorni dal contagio ed è dipendente dalla carica virale”.

Gli studi per la realizzazione del kit sono stati condotti dall’azienda milanese tra gennaio e febbraio. I test sono stati effettuati in seguito nel mese di marzo, dall’Istituto malattie infettive dell’Università Milano (diretto dal professore Massimo Galli) e dall’Istituto di Virologia dell’Università di Milano. 

I kit immessi sul mercato

Di recente il ministero della Salute ha ritenuto questo metodo diagnostico pronto per essere immesso sul mercato, pertanto l’azienda ha dato il via alla produzione settimanale di 500 kit. Ogni kit consente di realizzare 50 test, e ne sono stati venduti attualmente oltre mille.

Le richieste sono pervenute da tutto il mondo, da zone come Dubai, Regno Unito, Brasile ecc. Però, l’azienda ci tiene a chiarire che intende mantenere il 50% delle vendite in Italia. Infatti, i ricercatori hanno già rifornito Istituto Spallanzani e Policlinico Gemelli di Roma, Università Federico II e Ceinge di Napoli, Policlinico di Catania e Ospedale Regionale di Bolzano. Proprio per questa loro policy aziendale, hanno deciso di non soddisfare l’ingente richiesta di kit da parte della Germania.

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