I tre tesori sacri del Giappone esistono davvero? Dal mito alla realtà

I tre tesori sacri del Giappone sono antichi cimeli di origine divina che consacrano l'imperatore del Sol Levante.

I tre tesori sacri del Giappone sono tre cimeli di origine divina che consacrano il nuovo imperatore prima di salire formalmente al Trono del Crisantemo. I tre tesori sono per la precisione uno specchio, una spada e una gemma di giada. Tre oggetti con dietro una storia, un mito. Esisterebbero realmente, ma non sono mai stati resi noti al pubblico. Nel corso dell’investitura del nuovo imperatore Naruhito, sono state utilizzate delle repliche dei tre cimeli, in quanto a nessuno è consentito vederli pe rla loro sacralità. Naruhito ha dato inizio a una nuova era per il Giappone, chiamata Reiwa (“armonia”, “fortuna”).

Giappone, l’importanza dei tre tesori sacri per l’imperatore

La visione del nuovo imperatore dei tre tesori del Giappone, o almeno delle loro repliche, è un passaggio dovuto prima di poter divenire ufficialmente il nuovo leader di stato. Si tratta di un’antichissima pratica scintoista. Il luogo in cui sono conservati i tre oggetti mistici è avvolto nella segretezza, ma sono molti i miti e le leggende locali che ne parlano. La religione principale del Sol Levante, lo scintoismo, fa da collante tra il tempo presente e il passato, in cui sono contemplate varie usanze ancor oggi rispettate, tra cui il culto degli spiriti e degli antenati.

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Gli dei, oggi come ieri, intervengono nelle vicende umane. Lo scintoismo, peraltro, è fortemente connesso al buddhismo, poiché le divinità locali non hanno le peculiarità di onnipotenza e immortalità del Dio cristiano e sono soggetti anch’essi alle leggi del samsara (la ruota dell’esistenza). Le due dottrine sono quindi compatibili. Non è raro quindi che un buddhista giapponese assurga ai culti scintoisti e viceversa. Ebbene, i tesori imperiali fanno parte proprio della spiritualità di genere prettamente shinto. Secondo il mito sarebbero stati tramandati dagli dei agli imperatori, visti come loro discendenti diretti. Non a caso, fino alla seconda guerra mondiale, l’imperatore era conosciuto anche come “Tenno”, il “Celeste”, appartenente di diritto alla stirpe divina.

Un sovrano senza corona

Dato che l’imperatore giapponese non possiede una corona, i tre tesori sacri fungono come simboli dell’autorità del sovrano, ma anche come spirito dello stesso popolo nipponico. Proprio per questo motivo i comuni mortali non possono vederli. Il professor Hideya Kawanishi, dell’università di Nagoya, ha affermato tramite dichiarazioni riportate da Enigmaxnews.com: “Non sappiamo quando siano stati fabbricati, non li abbiamo mai visti, persino l’Imperatore non li ha mai visti”. Gli originali sono custoditi in tre santuari sconosciuti.

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Lo Yata no Kagami

Lo Yata no Kagami (o specchio a otto lati) è un antico cimelio di oltre mille anni, che sarebbe conservato nell’imponente santuario di Ise, nella prefettura di Mie. A detta del professor Shinsuke Takenaka, ricercatore dell’Institute of Moralogy, sarebbe il più prezioso dei tre sacri cimeli. Come si legge da Sakura Magazine potrebbe trattarsi di uno specchio risalente all’età del bronzo di origine cinese. Nel folclore giapponese si dice che gli specchi siano oggetti divini che abbiano il potere di rivelare la verità.

Nelle cerimonie principali lo Yata no Kagami simboleggia la saggezza dell’imperatore. Come per l’antica Roma, anche il Giappone ha dei propri annali relativi alla sua storia e alle sue leggende. Stiamo parlando del Kojiki. Secondo quest’opera lo specchio sacro fu creato dallo spirito Ishikoridome. Lo specchio rappresenta la pacificazione tra i due fratelli divini Amaterasu (dea del sole) e Susanoo (signore del mare e delle tempeste). Tutto iniziò quando dopo un litigio furioso Amaterasu si rifugiò in una grotta negando al mondo la luce solare. Susanoo riuscì a portare la luce in tutto il creato ingannando la sorella tramite lo specchio che riflesse la luce divina emanata da Amaterasu.

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La Kusanagi no Tsurugi

Sembra che la Kusanagi no Tsurugi (conosciuta anche come spada della verità) sia custodita presso il santuario di Nagoya. Tuttavia, diversi nutrono dubbi sull’effettiva esistenza del cimelio al giorno d’oggi che potrebbe essere andato perduto. Shinsuke Takenaka ha dichiarato al riguardo: “Ci sono voci che sia stata persa in mare, durante una battaglia XII secolo, probabilmente abbiamo solo una copia, il duplicato utilizzato per l’incoronazione”. La leggenda della spada è correlata a quella di Yamata no Orochi, una sorta di idra giapponese a otto teste.

Orochi un giorno stava divorando tre fanciulle. Il padre chiese aiuto a Susanoo, che gli promise in cambio la mano della sua figlia più giovane. Questi con l’inganno, riuscì a far ubriacare il serpente con una grande quantità di saké tagliando la coda che avvinghiava le tre ragazze. La spada simboleggia il coraggio dell’imperatore. Durante la salita al trono di Akihito, avvenuta nel 1989, gli fu assegnata la spada della verità, che si dice possa essere proprio quella autentica. Non è stata confermata, in tal contesto, la presenza dello Yata no Kagami.

Lo Yasakani no Magatama

Lo Yasakani no Magatama è una gemma di giada ricurva. Fu creata in Giappone intorno al 1000 a.C. Si trattava in origine di un oggetto a puro scopo decorativo, ma a un certo punto gli fu dato un valore simbolico. Secondo il mito la gemma faceva originariamente parte di una collana creata dal dio Tamanooya-no-Mikoto. A indossare la collana era la dea dell’alba Ame no Uzume. Come leggiamo da Wikipedia, la dea era la sposa dello spirito Sarutahiko Okami. Ame no Uzume giocò un ruolo importante nel far uscire Amaterasu dall’antro in cui si era rifugiata.

Si dice infatti che Ame no Uzume, una volta indossata la collana, eseguì una danza così bella da far commuovere Amaterasu facendola uscire e ridonando la luce all’universo. Si dice che lo Yasakani no Magatama sia l’unico tesoro a essere sopravvissuto, nella sua versione originale, dall’oblio del tempo. È ospitato nel palazzo imperiale giapponese e rappresenta la benevolenza dell’imperatore. Anch’esso fa parte della cerimonia d’intronizzazione. Prima dell’annuncio formale di Hirohito della divinità puramente umana dell’imperatore, si dice che la stirpe reale del Sol Levante fosse discendente di Amaterasu.