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Terremoto ai Campi Flegrei: cosa sta accadendo davvero, può davvero anticipare un’eruzione?
Lo sciame sismico continua e la paura aumenta. Analizziamo cosa sta accadendo davvero ai Campi Flegrei e se esistono segnali di una possibile eruzione

Il forte terremoto che ha colpito i Campi Flegrei nella serata del 31 luglio 2026, con una magnitudo di 4.7, rappresenta uno degli eventi sismici più intensi mai registrati nell’area durante il moderno monitoraggio strumentale. La scossa, avvertita distintamente in tutta Napoli e in gran parte della Campania, è stata seguita da un intenso sciame sismico che è proseguito anche nella giornata del 1° agosto.
La domanda che milioni di italiani si stanno ponendo è semplice: si tratta del segnale che sta per avvenire un’eruzione?
La risposta degli esperti, almeno con le conoscenze scientifiche attuali, è no.
Il terremoto è legato al bradisismo
Secondo l’INGV – Osservatorio Vesuviano, il terremoto rientra nell’attuale fase di bradisismo, il lento sollevamento del suolo che interessa l’area flegrea da anni.
Questo fenomeno è causato dalla pressione esercitata dai fluidi e dai gas presenti nel sistema vulcanico profondo. Quando tale pressione aumenta, le rocce si deformano fino a rompersi, generando terremoti.
È importante sottolineare che:
- un terremoto non significa automaticamente che il vulcano stia per eruttare;
- i terremoti sono una conseguenza della deformazione del terreno;
- il sistema continua ad essere monitorato 24 ore su 24 con reti sismiche, GPS, satelliti e analisi dei gas.
Oltre 160 terremoti nello sciame sismico
L’INGV ha comunicato che lo sciame sismico iniziato la sera del 31 luglio è proseguito anche il giorno successivo.
Nel primo aggiornamento del 1° agosto erano già stati individuati 169 terremoti, con magnitudo massima pari a 4.7. La maggior parte delle scosse è risultata di lieve entità, ma numerosi eventi sono stati chiaramente avvertiti dalla popolazione a causa della loro ridotta profondità.
Le scosse ai Campi Flegrei, infatti, avvengono generalmente a pochi chilometri dalla superficie, motivo per cui anche terremoti di magnitudo relativamente contenuta possono provocare uno scuotimento molto intenso.
Ci saranno altre scosse?
Dal punto di vista scientifico la risposta è sì.
Dopo un terremoto importante è normale attendersi altre scosse legate allo stesso sciame sismico.
Gli esperti dell’Osservatorio Vesuviano hanno spiegato che la magnitudo raggiunta è coerente con il processo di bradisismo in corso e che è possibile registrare ulteriori terremoti nei prossimi giorni. Tuttavia, non è possibile prevedere con precisione quando avverranno né quale sarà la loro magnitudo.
La sismologia moderna consente infatti di stimare la probabilità di nuovi eventi, ma non di prevedere un singolo terremoto.
Il rischio di eruzione è aumentato?
Questa è probabilmente la domanda più delicata.
Le autorità scientifiche ribadiscono che non esistono evidenze che indichino un’eruzione imminente.
Per ipotizzare un’eruzione sarebbero necessari contemporaneamente diversi segnali, tra cui:
- variazioni significative della deformazione del suolo;
- modifiche nella composizione dei gas vulcanici;
- migrazione del magma verso quote superficiali;
- cambiamenti nel tipo di terremoti registrati.
Attualmente il monitoraggio continuo dell’INGV non indica questo scenario.
I danni provocati dal sisma
Il terremoto ha comunque provocato conseguenze significative.
La forte scossa ha causato cadute di calcinacci, danni ad alcuni edifici, interruzioni temporanee della circolazione ferroviaria e della metropolitana, blackout localizzati e numerosi interventi dei Vigili del Fuoco.
Le autorità hanno inoltre confermato diversi feriti, fortunatamente nella maggior parte dei casi con traumi non gravi, e alcune centinaia di persone sono state costrette a lasciare temporaneamente le proprie abitazioni per consentire le verifiche di sicurezza sugli edifici.
Perché il terremoto è stato avvertito così forte?
Molti cittadini hanno riferito di aver percepito una scossa più intensa rispetto a terremoti anche di magnitudo superiore avvenuti in altre zone d’Italia.
La spiegazione è geologica.
L’epicentro si trovava a bassa profondità, circa 3 chilometri, caratteristica tipica della sismicità flegrea. Inoltre la vicinanza dell’epicentro alle aree densamente abitate di Pozzuoli, Bacoli e della città di Napoli ha amplificato la percezione dello scuotimento.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
L’analisi dei dati disponibili porta a una conclusione prudente ma chiara.
È ragionevole attendersi che il sistema dei Campi Flegrei continui a produrre terremoti, anche di intensità percepibile, finché il processo di bradisismo resterà attivo.
Questo, però, non significa che un’eruzione sia imminente.
Gli scienziati invitano a seguire esclusivamente gli aggiornamenti ufficiali dell’INGV e della Protezione Civile, evitando di dare credito a notizie prive di fondamento che spesso circolano sui social durante le emergenze.
La situazione rimane quindi sotto stretta osservazione: il terremoto di magnitudo 4.7 rappresenta un evento molto importante dal punto di vista sismologico, ma allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non costituisce una prova dell’imminenza di un’eruzione vulcanica. La rete di monitoraggio dei Campi Flegrei è tra le più avanzate al mondo e continua a controllare in tempo reale ogni variazione del sistema vulcanico, consentendo alle autorità di valutare costantemente l’evoluzione del fenomeno.








