Salute

Il farmaco metformina per il trattamento del diabete, cura anche la demenza: lo studio

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La metformina è uno dei farmaci maggiormente utilizzati in tutto il mondo volto a contrastare il diabete di tipo 2. Statisticamente parlando, infatti, milioni di persone in tutto il mondo utilizzano il farmaco in questione per poter ottimizzare il livello di glucosio presente nel loro sangue. Uno studio condotto dal Sydney Memory and Aging ha dimostrato un’ulteriore funzione della metformina.

Lo studio citato è stato posto in essere su circa 1037 persone con età compresa tra i 70 e i 90 anni ed ha rivelato un effetto “aggiuntivo” della metformina, ovvero un declino cognitivo più lento con tassi di demenza inferiori rispetto a chi non ha utilizzato il farmaco. I risultati fanno ben sperare, gli esperti infatti sperano di aver trovato un nuovo mezzo per ridurre il rischio di demenza nei soggetti con patologia con diabete di tipo 2. Lo studio è stato reso pubblico sulla rivista Diabetes Care. 

La protezione delle funzioni cerebrali

Il diabete di tipo 2 si manifesta quando il corpo di un soggetto non è più in grado di produrre insulina a sufficienza. Tutto ciò determina uno scompenso dei livelli di glucosio nel sangue. Ovviamente questo comporta delle inevitabili problematiche di salute, compreso il declino cognitivo. Secondo recenti studi, le persone con diabete 2 hanno un rischio pari al 60% di sviluppare demenza, ovvero una patologia piuttosto grave che agisce negativamente sulle funzioni cerebrali.

Lo studio del Sydney Memory ha dimostrato che i pazienti con diabete di tipo 2 che hanno assunto regolarmente la metformina avevano un declino delle funzioni cerebrali molto più lento rispetto a chi non ha assunto il farmaco. La conseguenza positiva è che c’è un rischio notevolmente inferiore di poter contrarre demenza. In modo del tutto sorprendente la ricerca ha dimostrato che i soggetti con diabete di tipo 2 che assumevano metformina non avevano alcuna differenza nel tasso di declino della funzione cognitiva (in sei anni di malattia) rispetto a quelli senza diabete. 

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