Il “no” per l’Europa

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Un “no” per il ritorno ad un Europa dei valori.
L’appello televisivo lanciato ieri da Alexis Tsipras, non potrebbe essere più chiaro.

Non mi sarei mai aspettato che l’Europa democratica, non sarebbe stata capace a comprendere la necessità di lasciare a un popolo sovrano lo spazio e il tempo necessario perché faccia le sue scelte riguardo al proprio futuro” – e prosegue il primo ministro greco- ” Dall’altra parte,il no rappresenta un passo decisivo verso un accordo migliore che puntiamo a sottoscrivere subito dopo la proclamazione di domenica. Sarà l’inequivocabile scelta del popolo riguardo le sue condizioni di vita nei giorni a venire.
No non significa rottura con l’Europa”

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Questa,sarà una settimana difficile per la Grecia e il suo governo.Stretto da una parte,da una campagna mediatica sempre più catastrofica nei confronti di una possibile vittoria del no; una parte della destra greca,tra le cui file il leader Samaras, già pronto a destituire il legittimo governo attuale e invocare un governo di unità nazionale con un nuovo premier ( probabilmente il suo ex ministro delle Finanze Yannis Stournaras,s’intende); e dall’altra da un Europa totalmente asserragliata,chiusa in se stessa.

Ma intanto il referendum,indipendentemente da quale sarà il suo risultato domenica, qualcosa lo aveva mosso.
E’ bastato nominare la data perché fosse avviata,in Europa, una discussione su ciò che è sostenibile e ciò che non lo è.
Poi stop della Germania e dietro front dell’Europa.

“Aspettiamo con calma i risultati del referendum; ma rifiuto per qualsiasi compromesso, a qualsiasi costo” dice la Merkel da Berlino.
“Ho dato mandato perché nessun commissario parli con la Grecia”. Così, un titubante Juncker chiude i dialoghi.
Ma le porte in faccia non finiscono:
“L’Europa vuole aiutare la Grecia; ma non si può aiutare nessuno contro la sua volontà” dichiara Donald Tusk,presidente del Consiglio UE.

Ma quella di Tsipras non è un atto contro volontà; quella di Tsipras è la manifestazione della volontà dei popoli a partecipare.
Quello di Tsipras non è un “no” all’ Europa e alla sua zona;
quello di Tsipras è un “no” per l’Europa.

Perché è la sua affermazione,la sua essenza e presenza.
E’ il perché dell’Europa: un insieme di Stati e popoli sovrani.
Il suo “no” è l’Europa.
Ma al tempo stesso è un “no” ad un Europa d’affaristi,di banchieri; un “no” ad un Europa legata agli interessi delle lobby e dei poteri forti, tanto da scordare quelli dei suoi popoli.
E’ un “no” per tutti noi. E’ il nostro debito verso la storia.

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