Nel giro di poche settimane sono state lanciate diverse operazioni di acquisto sul mercato dei videogame. Come nel caso di Activision-Blizzard, uno dei maggiori attori dell’industria dei videogiochi, proprietario delle licenze di Call of Duty, World of Warcraft e Candy Crush, rilevato da Microsoft per 69 miliardi di dollari. Oppure Bungie, specializzato, grazie alla creazione di Destiny, nel gioco connesso con aggiornamento regolare e costante di contenuti, funzionalità e novità (detto anche “live service”): è finito in pasto a Sony per 3,6 miliardi di dollari. Zynga, uno dei re dei videogiochi mobile, celebre per il suo franchise FarmVille, è passato ora sotto le insegne del proprietario della saga di GTA, l’editore Take-Two, per 13,2 miliardi di dollari.
Questi movimenti, per un valore totale di 85,8 miliardi di dollari, sono avvenuti nell’arco di poche settimane. E hanno già superato gli 85 miliardi di dollari spesi nell’intero 2021 in investimenti e fusioni-acquisizioni.
Un fermento come questo è il riflesso della forza dell’industria dei videogiochi, uscita dalla crisi del Covid-19 con le tasche piene fino a scoppiare. La spesa per videogiochi (escluso l’acquisto di console) ha raggiunto i 180 miliardi nel 2021, la metà dei quali per smartphone, secondo l’istituto Newzoo. A titolo di paragone: prima della crisi sanitaria il mercato cinematografico mondiale aveva toccato “solo” quota 40 miliardi.
I videogiochi sono diventati una delle principali forme di intrattenimento e tutto lascia pensare che l’attuale tendenza si consoliderà nel tempo. Tutti traggono profitto dalla frenesia del mercato dei videogiochi, dai titani americani del settore ai più piccoli studi francesi, acquistati per milioni di euro…
I bene informati dicono che l’industria dei videogame si sta apprestando a vivere il suo “momento Netflix”, ossia la transizione verso il modello dell’abbonamento. Il primo passo, tanto per cambiare, l’ha fatto Microsoft con Game Pass (25 milioni di abbonati), disponibile su PC, smartphone, console Xbox e presto anche sulle tv connesse. Game Pass consente un accesso illimitato a centinaia di giochi, incluse numerose novità.
Secondo i rumors, è in corso di preparazione la risposta di Sony. Tuttavia, come ha dimostrato il settore video, gli abbonati vengono attirati dalla qualità dei contenuti offerti. E i brand sono un ottimo modo per attirarli. Perciò la strategia di grandi compagnie come Microsoft e Sony è quella di acquisire software house di piccole o medie dimensioni, prima di ingoiarne di sempre più grandi. Come Bethesda, acquistata nel 2021 da Microsoft per 7,5 miliardi di dollari. Ma non solo: così’ facendo le grandi corporation acquisiscono anche il know-how. «Grazie alla collaborazione tra Bungie e i nostri PlayStation Studios, usciremo con dieci giochi “live service” da qui a marzo 2026», ha fatto sapere Hiroki Totoki, direttore finanziario di Sony. Questi giochi online, che permettono di catturare per mesi l’attenzione dei giocatori-consumatori, sono tagliati su misura per un servizio in abbonamento. Take-Two e EA, a loro volta, stanno moltiplicando le acquisizioni per rafforzarsi nel campo dei videogiochi mobile.
In questo modo Microsoft e Sony cercano anche di stare un passo avanti a colossi dell’hi-tech come Amazon, Google o Meta che non nascondono le loro ambizioni riguardo al settore dei videogiochi, ovvero mondi online dove le persone si radunano per spassarsela e divertirsi per ore e ore, e dove, soprattutto, spendono un mucchio di denaro… In altri termini, giocare un ruolo da protagonisti nel mercato dei videogiochi rappresenta un passo cruciale in direzione del tanto promesso metaverso, del quale i questi giganti controllano l’infrastruttura tecnica grazie alla loro padronanza del cloud. Microsoft combina già cloud e videogiochi e appare seriamente intenzionata a farne una risorsa strategica per il futuro.
Ma fino ad ora, i tentativi di Google e Amazon di creare i propri studios di videogiochi si sono rivelati una delusione cocente. «Non puoi dire “assumerò i migliori sviluppatori del settore e avrò un mega successo”. L’industria dei videogiochi non funziona così», ricorda Ken Rumph, analista di Jefferies. Rimane dunque la possibilità di acquisire e inglobare al proprio interno strutture già funzionanti e con grande esperienza nel settore. Gafa ha tutti i mezzi per lanciarsi in questo genere di shopping. «Se il più grande editore del settore, Activision, può essere rilevato, allora tutti diventano un potenziale bersaglio. Sarei sorpreso se entro un anno non accadesse nulla», continua l’analista.
Tuttavia, a vagare libere sul mercato delle software house ci sono ancora delle prede interessantissime: EA (creatrice di Fifa, Apex Legends, Battlefield), Take-Two (GTA, Red Dead, NBA 2K), Ubisoft (Assassin’s Creed), CD Projekt (The Witcher, Cyberpunk 2077), Square-Enix (Final Fantasy, Tomb Raider)… Ma le autorità antitrust sono in allerta. L’acquisizione di Activision sarà attentamente studiata da Washington e Bruxelles. «C’è stato un tempo in cui un’acquisizione che ti aveva fatto diventare il terzo attore di un mercato non aveva allarmato le autorità. Ma sappiamo che oggi qualsiasi operazione importante lanciata da un importante gruppo del tech viene guardata con attenzione», ha dovuto riconoscere Brad Smith, presidente di Microsoft. Per massimizzare le sue chance di avere il via libera, il gruppo ha rinunciato a rendere le licenze di Activision esclusive per la sua console Xbox. Continueranno ad uscire su PlayStation e Nintendo Switch.











