Iran al Consiglio di Sicurezza Onu: “Rispettato art. 53”. Israele risponde: “Si condanni l’attacco”

Risposta e controrisposta tra le due delegazioni alle Nazioni Unite. Intanto emergono i costi della difesa israeliana per intercettare i missili iraniani

Le acque sono ora tranquille a distanza di più di ventiquattro ore dall’attacco partito dal suolo iraniano e diretto a Israele come parte della risposta che Teheran aveva già annunciato per il raid di Israele a Damasco. Sebbene il silenzio domina in queste ore, nulla esclude che Tel Aviv a sua volta risponda tramite un attacco, questa volta non solo mirato agli obiettivi militari. Di questo, e di altro, si è parlato durante la riunione del gabinetto di guerra indetto nella giornata di ieri in cui il premier Netanyahu è apparso convinto di voler proseguire sulla strada della controproposta militare, andando così contro ai piani del presidente Biden che gli aveva avvisato che i caccia americani non prenderanno parte a un’eventuale operazione militare.

Iran all’Onu: nostra risposta proporzionata

Ma secondo quanto affermano gli iraniani pare irrealistico pensare a un nuovo attacco, a meno che Israele non faccia un ulteriore mossa destabilizzante. Non ci sarebbe l’intenzione di portare avanti alcuna mossa militare in futuro. A confermarlo il rappresentante di Teheran presso le Nazioni Unite Amir-Saeid Iravani. Nel corso della riunione del Consiglio di Sicurezza indetto da Israele stesso, ha affermato che l’attacco possedeva i crismi dell’autodifesa ed era in linea con l’art. 53 della Carta delle Nazioni Unite. Un azione necessaria, a suo dire proporzionata, diretta soltanto contro obiettivi militari. “L’inviolabilità delle sedi diplomatiche è stata violata da Israele nell’attacco in Siria”, ha aggiunto. “Le cause profonde sono chiare a tutti”, secondo Iravani: ovvero i continui bombardamenti a tappeto portati avanti dall’Idf contro la popolazione di Gaza.

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Israele tira dritto e chiede di condannare attacco iraniano

Sempre durante la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha preso parola Israele per bocca del proprio rappresentante presso il Palazzo di Vetro di New York. Ebbene, secondo Tel Aviv, rappresentato da Gilad Erdan, “oggi il consiglio deve agire”. Agire “non per l’amor di Israele, non per l’amore della regione, ma per l’amore del mondo”, ha detto Erdan che ha proposto tra l’altro di sanzionare l’Iran e di immettere le Guardie rivoluzionaria di Teheran nella lista delle organizzazioni terroristiche.

“Israele per rispondere all’attacco ha speso 1,3 miliardi di dollari”

Israele per mettere in piedi la propria risposta all’attacco di sabato e di alimentare le proprie forze militari in quelle ore frenetiche, ha speso 5 miliardi di shekel, 1,3 miliardi di dollari. Queste le stime rilanciate da diversi media dello Stato ebraico che danno bene l’idea di quanto sia stato dispendioso per Tel Aviv bloccare lo sciame di droni e missili da crociera. E gli stessi media si chiedono quanto possa pesare sulle casse del paese un eventuale attacco massiccio dalla durata di diversi giorni. Secondo quanto riferisce un ex consulente in materia finanziaria del capo di stato maggiore israeliano, il generale Ram Aminach, citato da Yedioth Ahronoth, un solo missile ‘Arrow’ usato per intercettare un missile balistico iraniano costa 3,5 milioni di dollari; mentre un missile del tipo ‘Magic Wand’ pesa sulle casse dello stato 1 milione di dollari. Cifre non di secondo piano e ci si chiede anche se Tal Aviv sarebbe stata in grado di difendere i propri cieli notturni senza il supporto di Giordania, Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna.