Economia

ISTAT: circa due terzi degli italiani continuano a lavorare

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Il Governo ha stabilito la chiusura di tutte le attività produttive ed i servizi non essenziali tramite diversi Decreti. Stando alle ultime notizie ci sarà una graduale apertura a partire dal 14 aprile 2020.

Al momento sono aperte soltanto quelle filiere ritenute essenziali per il paese, e quindi, prima tra tutte, quelle impegnate nel sostegno al sistema sanitario, nella produzione di alimenti e farmaci.

Secondo i primi dati diffusi dall’ISTAT, al momento il lockdown riguarda circa metà delle aziende italiane chiuse o comunque impegnate nello smartworking. Altri dati più precisi, però, mostrano in realtà che solo un terzo della produzione italiana è stata realmente fermata, dunque, circa metà dei lavoratori italiani continua a recarsi a lavoro.

Istat: più del 50% delle imprese ancora aperte

Subito dopo il decreto del 25 marzo, l’ISTAT ha condotto un’indagine sulle imprese realmente chiuse e colpite dal lockdown. Ne è emerso che le misure restrittive riguardavano meno del 50% delle imprese italiane, con circa quindi 2,3 milioni di aziende operative per un totale di 9,3 milioni di lavoratori.

Le attività essenziali operative contano un fatturato complessivo pari a circa 1.373 miliardi di euro, pari al 55% del totale. Hanno dovuto chiudere soprattutto le aziende più piccole.

In totale, emerge che ad andare ancora a lavorare sono circa 15,55 milioni di persone, pari a circa due terzi del totale degli occupati.

Dati più recenti, invece, fanno emergere nel dettaglio che si è fermata circa un terzo della produzione totale di beni e servizi. Questi dati, inoltre, non tengono presente la realtà dei fatti per cui alcune attività e servizi, pur non essendo inclusi nei codici Ateco, non riescono a stare aperti.

Sindacati, presentate tra le 75mila e le 65mila richieste di apertura produzione

Secondo i dati forniti dai sindacati UIL e CGIL, sono state presentate nelle ultime due settimane tra le 65mila e le 75mila richieste per tenere aperta la produzione in Italia.

Gli stessi sindacati sottolineano il comportamento di alcune aziende che, pur mantenendo attiva la parte della produzione ritenuta essenziale, ne approfittano per non tenere chiusa invece la filiera che dovrebbe essere interessata dal lockdown. E’ il caso, ad esempio, di aziende che producono apparati medici ma anche prodotti non legati al settore sanitario.

A Brescia, il 70% delle aziende non avrebbe i criteri di essenzialità e, nonostante questo, sono arrivate 4.800 richieste di deroga. Oltre 300 aziende hanno dichiarato di appartenere al comparto della difesa e dell’aerospazio e per questo hanno continuato la produzione.

Il 67% delle richieste di deroga provengono principalmente da quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte.

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