La Lega Nord e la storia dei 49 milioni

E' in arrivo una super perizia commissionata dalla Lega ad una delle quattro più importanti società internazionali di revisione, le "Big Four" che pare scagionerebbe il Carroccio dall'accusa d'appropriazione indebita

“Prima di parlare, spiega dove hai messo i 49 milioni!”.
Quante volte sui social, e anche su alcuni editoriali travaglieschi, abbiamo letto frasi come questa. Forse, a giorni, sarà più difficile apostrofare il popolo di Salvini con la vicenda dei 49 milioni. Ma ricordiamo la vicenda.

Ricostruiamo come sono andati i fatti

Sulle colonne de “Il Secolo XIX”, nel gennaio del 2012 compre la notizia la Lega ha trasferito 7 milioni di euro in Tanzania, in Norvegia e a Cipro. Immediatamente aprono un fascicolo d’inchiesta le procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria. Salta fuori che i rimborsi elettorali ricevuti dallo Stato sono stati utilizzati diversamente. In buona sostanza: hai speso del denaro per cene raccolta fondi, pubblicità televisive, manifesti e quant’altro – tutto documentato – ed io Stato, siccome sei riuscito ad eleggere tuoi rappresentanti, contribuisco a restituirti una parte di ciò che hai speso. Ma tu li hai spesi diversamente.

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La laurea del “trota”

Tra questi utilizzi impropri è passata alla storia la laurea del “trota”, il figlio di Bossi, pagata in Albania o le multe saldate all’altro figlio, Riccardo. Fatto sta che il 10 luglio del 2017, il tesoriere della Lega Nord Belsito, insieme a Renzo e Umberto Bossi, sono condannati dal Tribunale di Milano per appropriazione indebita. In Appello, la condanna è confermata solo a Belsito poiché Matteo Salvini, divenuto segretario nazionale, non se l’è sentita di pugnalare alle spalle il “senatur” sporgendo querela e proclamandosi parte offesa.

Condanna per appropriazione indebita

Nel luglio del 2017, il Tribunale di Genova procede con le condanne per truffa ai danni dello Stato e la Lega deve risarcire Camera e Senato, che si sono costituiti parte civile, di 48,9 milioni di euro, incassati tra il 2008 e il 2010. L’accusa non è aver speso diversamente il contributo per quello che era destinato, ma che la Lega non doveva ricevere nulla. Occorre sapere che la legge 2 del 1997 stabilisce che i partiti hanno diritto ai rimborsi elettorali nel caso in cui presentino conti regolari. Nel triennio 2008/2010 la Lega ha modificato i conti con false informazioni e per questa ragione non avrebbe avuto alcun diritto al rimborso e quindi deve restituirli. Non sono quindi richiesti indietro quelli spesi per la laurea in Albania, ad esempio, ma per appropriazione indebita.

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La superperizia

Ora è in arrivo una superperizia che pare possa scagionare la Lega. «Non esiste una contabilità occulta della Lega, non esistono fondi neri, non ci sono conti all’estero» dichiara Giulio Centemero, attuale tesoriere del carroccio, al Giornale. «Sui quotidiani questa settimana – prosegue – abbiamo letto di cento segnalazioni all’autorità giudiziaria di operazioni sospette compiute dalla Lega. Bene, fra le cento operazioni su cui l’Antiriciclaggio della Banca d’Italia ipotizza chissà quali crimini, c’è persino il bonifico bimestrale da 100mila euro che parte da Banca Intesa e va a finire sul Fondo unico della giustizia».

Le “Big Four”

Sui 49 milioni da restituire, precisa: «I milioni sono stati spesi, come ha sempre detto Matteo Salvini, per mantenere la Lega. Nessuna cospirazione. Nessun intrigo. Nessun giro strano all’estero. È in arrivo una superperizia che abbiamo affidato ad una delle “Big Four”, le quattro società di revisione che si spartiscono il mercato di riferimento, per ricostruire tutta la contabilità della Lega fra il 2010 e il 2017, quando ci sono stati i primi sequestri: sarà pronta fra poche settimane e sarà, nei limiti del possibile, esauriente. Tenga presente che Salvini è arrivato a dicembre 2013, io sono tesoriere dal settembre 2014. A quell’epoca era già arrivata anche l’ultima tranche dei rimborsi elettorali del triennio 2008-2010, insomma i famosi 49 milioni. E in cassa era rimasto poco o niente. La perizia smonta analiticamente la leggenda del tesoro portato in Lussemburgo o chissà dove. Faccio anche notare un modesto dettaglio. Quando Lusi ha portato via il tesoro della Margherita, il partito è stato accreditato come vittima, nel caso di Belsito la Lega è stata dipinta come complice».

Massimo Carpegna

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.