La leggenda delle sirene: esistono davvero?

Il mito delle sirene nella letteratura greca: in principio queste ninfe marine erano molto diverse da come le conosciamo ora.

Le sirene sono delle ninfe marine che da sempre hanno destato curiosità da parte dell’uomo. Non a caso sono protagoniste di diversi miti, leggende e favole. Eppure in principio erano molto diverse da come le conosciamo noi. Dimenticatevi della dolce e bellissima Ariel del film Disney La Sirenetta o la seducente Daryl Hannah del film di Ron Howard Splash – Una sirena a Manhattan. In origine tali creature erano meditate con la testa di donna e il corpo di uccello, non molto dissimili dalle arpie. Vi è una celebre ceramica dell’artista greco Exekias che raffigura Ulisse mentre viene “tentato” dalle sirene presentate proprio in tale versione.

Ninfe stupende? Ma per carità!

Nell’iconografia moderna (Così come nella cultura pop) meditiamo le sirene come fanciulle bellissime, ma come abbiamo già precisato, gli antichi greci avevano un’idea ben diversa di tali esseri. I pittori dei vasi attici come il precitato Exekia le rappresentano come mostri simili alle arpie con il volto maschile, talvolta con mammelle femminee e gli artigli ai piedi. Secondo il mito suonavano la lira o il doppio flauto per rendere più dolce il loro canto già di per sé melodioso.

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Come informa il portale Sullacrestadell’onda.it, le sirene, oltre a essere creature mitologiche, erano parte integrante della religione greca. Eppure tale figura nacque ben prima dello sviluppo della civiltà ellenica. La sirena era già conosciuta presso le popolazioni assiro-babilonesi. Proprio in tale epoca nacque il mito della dea Atargatis, metà donna e metà pesce. Il termine sirena deriva dal greco Σειρήν che vuol dire “vespa”. Sull’origine di tale termine, comunque, rimane ancora più di un dubbio.

La sirena nella letteratura greca

La figura della sirena ebbe molta fortuna nella letteratura greca. Una delle prime apparizioni di queste ninfe marine la troviamo nell’Odissea di Omero. Le sirene sarebbero le figlie di Forzo oppure di Acheloo. Secondo Libanio (autore siro di lingua greca 314-394) sarebbero nate dal corno di una divinità marina staccato da Eracle, figlio di Zeus e della principessa tebana Alcmena. Dal sangue che uscì da tale corno, nascquero le figlie del dio, le sirene appunto. Un’altra versione del mito le raffigura come figlie della musa Melpomene e di Acheloo.

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Le sirene esistono davvero?

Nessuna prova è mai stata trovata sull’esistenza di umanoidi acquatici. Le sirene del mare metà umane e metà pesce sono creature marine leggendarie raccontate nelle culture marittime da tempo immemorabile. Chiamate talvolta anche tritoni perché non tutte sono femmine.

Nell’antico Estremo Oriente, le sirene erano le mogli di potenti draghi marini e fungevano da fidati messaggeri tra i loro coniugi e gli imperatori a terra. Gli aborigeni australiani chiamano le sirene yawkyawks, un nome che potrebbe riferirsi alle loro affascinanti canzoni.

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Dove vivevano le sirene?

Secondo il mito, le sirene vivevano nelle acque fra Scilla e Cariddi. Con il loro bellissimo canto facevano innamorare i marinai. Era in realtà una crudele trappola per farli cadere dalle loro imbarcazioni e ucciderli. L’isola delle sirene era disseminata dai cadaveri delle loro vittime. L’eroe greco Ulisse, re di Itaca, su consiglio di Circe, mise dei tappi di cera alle orecchie e si fece legare all’albero maestro della sua nave per non farsi uccidere dalle perfide creature ammaliatrici. Tali tappi, che occludevano del tutto l’udito, li fece indossare anche i suoi compagni. In tal modo potè proseguire incolume il suo viaggio.

I resti della sirena in Giappone un mistero mai risolto

Si dice che in un tempio a Fukuoka, in Giappone, siano conservati i resti di una sirena che si è arenata nel 1222. Le sue ossa furono conservate per volere di un sacerdote che credeva che la creatura provenisse dal leggendario palazzo di un dio drago in fondo all’oceano. Per quasi 800 anni le ossa sono state esposte e si diceva che l’acqua usata per bagnare le ossa prevenisse le malattie. Rimangono solo poche ossa e, poiché non sono state testate scientificamente, la loro vera natura rimane sconosciuta. 

La Sirenetta di Andersen

La Sirenetta di Hans Christian Andersen è probabilmente la versione più famosa che abbiamo della creatura mitologica di cui parliamo in tale articolo. Secondo la celebre fiaba, Sirenetta era la figlia del re dei mari. Un giorno si innamorò di un bellissimo principe che vide mentre questi viaggiava sulla sua nave. Lo salvò dal naufragio causato da una tempesta, portandolo in salvo su una spiaggia, accanto a un tempio. Il principe era svenuto e non potè vederla. Sirenetta, sofferente d’amore per quel bel giovane, sentì il desiderio di camminare sulla terraferma e per far ciò avrrebbe dovuto essere in possesso di un paio di gambe. Chiese quindi aiuto alla strega dei mari che le preparò una pozione che l’avrebbe trasformata in una ragazza umana.

Sirenetta però dovette dare qualcosa in cambio alla strega, ovvero la sua voce. Si tagliò dunque la lingua e la porse alla sua “benefattrice”. La strega le diede questa raccomandazione: se entro un anno il principe si sarebbe innamorata di lei, avrebbe ottenuto un’anima, ma al contrario, se il principe avesse sposato un’altra ragazza, Sirenetta sarebbe morta di creapacuore trasformandosi in schiuma di mare. Sirenetta bevve la pozione e, giunta sulla terraferma, incontro il principe, che fu attratto dalla bellezza e dal candore della fanciulla.

Un amore mai sbocciato

Il problema è che Sirenetta non poteva parlare e l’attrazione che il principe provava per lei non si trasformò mai in vero amore. Un giorno il principe si recò in un regno vicino alla ricerca di una moglie. Si scoprì in seguito che la figlia del sovrano di quel paese aveva trovato il giovane svenuto dopo il naufragio. Il principe pensò quindi, erroneamente, che fosse proprio quella fanciulla la sua salvatrice; se ne innamorò e annunciò le nozze. Sirenetta cadde nella disperazione e per potersi salvare da morte certa avrebbe dovuto uccidere il principe a questo punto.

Le sorelle di Sirenetta vendettero i loro capelli alla strega del mare in cambio di un pugnale magico con la quale la fanciulla avrebbe potuto eliminare il suo amato. Se infatti Sirenetta avesse ucciso il principe bagnando i suoi piedi col sangue della sua vittima, sarebbe tornata una ninfa marina e avrebbe potuto continuare a vivere. Tuttavia, la dolce principessa dei mari amava troppo il principe e decise di risparmiarlo a suo malgrado: al sorgere del sole si trasformò in schiuma di mare.

La Sirenetta Disney

Il film del 1989, pur riprendendo il plot e alcuni personaggi che ritroviamo nella fiaba di Handersen, risulta essere molto più edulcorato e scanzonato rispetto al racconto originale non a lieto fine, sul classico stile dei cartoni della Walt Disney. La Sirenetta qui ha un nome, Ariel. È figlia del re Tritone e ha come compagno di giochi un pesciolino di nome Flounder. Vi è inoltre un altro personaggio inedito creato appositamente dalla Disney, il granchio Sebastian, maggiordomo di Ariel, iperprotettivo. Anche qui appaiono il principe e la strega dei mari: Eric e Ursula. La fanciulla di cui Eric si innamora non è però una principessa, bensì la perfida Ursula sotto mentite spoglie. Anche in questo caso, la povera Ariel suggella il patto con la strega (metà donna e metà polipo in questa versione) per diventare umana, perdendo quindi il dono della voce. La differenza con la fiaba di Andersen è che nel cartone Disney abbiamo un finale felice, con Ursula che viene sconfitta dall’amore tra Ariel ed Eric e il matrimonio tra questi due. Nel sequel del 2000, La Sirenetta 2 – Ritorno agli abissi, Ariel ed Eric avranno anche una figlia, Melody.

Lucia: una sirenetta dagli occhi a mandorla

Oltre al celebre film Disney (che vanta anche una serie tv trasmessa più di una volta sul defunto Disney Channel) anche in Giappone sembra esserci questo amore per le sirene. Ne sanno qualcosa Pink Hanemori e Michiko Yokote. La mangaka (disegnatrice di manga) e la sceneggiatrice unirono le forze a inizi anni 2000 creando il manga di Mermaid Melody, da cui scaturirono ben due serie animate, trasmesse presso i nostri lidi su Italia 1 a partire dal 2007. La storia vede come protagonista Lucia Nanami (doppiata da Elisabetta Spinelli), principessa dell’Oceano Pacifico del Nord. La sirena giunge sulla terraferma (in Giappone) assieme al suo amico pinguino Hippo (Patrizio Prata).

Obiettivo di Lucia è ritrovare la perla rosa che aveva perduto diversi anni prima per salvare un bambino di nome Kaito (Simone D’Andrea). Proprio come nella favola della Sirenetta e nell’omonimo film Disney, Kaito si trovava su una nave in festa e, dopo un naufragio (in cui perse i suoi genitori), fu salvato dalla piccola sirena, la quale si innamorò perdutamente del ragazzino. A Tokyo, Lucia fa la conoscenza di Hanon (Patrizia Mottola) e Rina (Emanuela Pacotto), rispettivamente principesse sirene dell’Oceano Atlantico del Sud e Oceano Atlantico del Nord. Le tre diventano subito amiche.

Lucia, che va a scuola come qualsiasi altra normale ragazzina terrestre, incontra di nuovo Kaito, ma lei non può certo rivelargli la sua vera identità, né tantomeno dichiarare il suo amore al ragazzo, altrimenti si trasformerebbe in schiuma di mare. Intanto, dagli abissi giunge una minaccia rappresentata da Gaitoo e dal suo team di streghe: le dark lovers. Obiettivo di Gaitoo è di raccogliere il potere di tutte le principesse sirene per dominare tutti gli oceani del mondo incontrastato. I suoi piani andranno in fumo proprio grazie all’unione di Lucia e delle altre sue compagne dotate della magia della voce Pitchi Pitchi. La classica serie shojo divertente, leggera con tanto di varie situazioni sentimentali tra i personaggi.