Con l’approvazione del cosiddetto corridoio verde da parte della Commissione Europea, la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, si impegna a cercare un accordo con i Paesi dell’Est Europa al fine di incentivare il ritorno dei lavoratori stagionali nei campi agricoli italiani.
Il prossimo lunedì, 6 aprile, la ministra incontrerà l’ambasciatore rumeno per trovare una soluzione condivisa su quello che potrebbe essere il corridoio verde per l’Italia. L’emergenza, infatti, è la carenza di manodopera nei campi italiani. Basti pensare che solo dalla Romania ogni anno vengono a lavorare in Italia circa 107mila stagionali, corrispondenti a circa un terzo di tutta la manodopera straniera.
Corridoi verdi: la libera circolazione della manodopera
Il lockdown causato dal Coronavirus ha posto dei limiti sulla libera circolazione dei cittadini anche a livello europeo. A tal fine, di grande rilievo appaiono i controlli alle frontiere interne che sono stati ripristinati. Dunque, sarà possibile viaggiare ma solo per motivi essenziali.
Queste limitazioni, ovviamente, hanno colpito soprattutto il comparto lavorativo, restringendo la circolazione dei professionisti e agricoltori stagionali che giocano un ruolo essenziale nel processo produttivo. Per questa priorità, è intervenuta la Commissione europea mediante la comunicazione: “Orientamenti relativi all’esercizio della libera circolazione dei lavoratori durante la pandemia di Covid-19“.
La Commissione Europea in questo documento vuole riconoscere l’importanza della libera circolazione di categoerie di persone all’interno dell’Unione Europea. Rientrano nelle categorie prioritarie i lavoratori del settore medico, alimentare, dei trasporti e gli stagionali in agricoltura, ossia i lavoratori che contribuiscono fattivamente a combattere la pandemia di coronavirus.
La Commissione esorta quindi gli stati membri a stabilire procedure specifiche, rapide e semplici per l’attraversamento delle frontiere con un flusso regolare di lavoratori transfrontalieri e distaccati, affinché sia garantito loro un passaggio agevole.
Proprio per i lavoratori stagionali, la Commissione dedica un capitolo specifico nel documento, il punto 9, riconoscendo l’importanza del loro ruolo per la raccolta, impianto e cura delle colture. Proprio per questa importanza anche loro dovrebbero avere un trattamento prioritario per la sanità e la circolazione all’interno dei confini europei.
Allarme raccolti made in Italy
Proprio a proposito dei lavoratori stagionali, la ministra Teresa Bellanova era intervenuta per prorogare i permessi di soggiorno per il lavoro stagionale in scadenza al fine di evitare agli stranieri di dover rientrare nel proprio paese con l’inizio della stagione di raccolta. Tale proroga dura fino al 15 giugno e riguarda i permessi di soggiorno in scadenza dal 31 gennaio al 15 aprile (articolo 103 comma 2 del D.L. 18).
Coldiretti, tuttavia, lancia un allarme per il raccolto del nostro Paese. Potrebbe divenire un’emergenza in quanto la manodopera straniera in Italia è massivamente impegnata nella raccolta delle colture. Da un’indagine condotta dalla Coldiretti stessa sono circa 370mila i lavoratori stagionali che arrivano ogni anno nel nostro paese. I più arrivano dalla Romania (107.591 lavoratori), a seguire dal Marocco (35.013), dall’India (34.043), dall’Albania (32.264), dal Senegal (14.165), dalla Polonia (13.134), dalla Tunisia (13.106), dalla Bulgaria (11.261), dalla Macedonia (10.428) e infine dal Pakistan (10.272).







