Le cellule staminali cerebrali sopravvivono al trapianto senza farmaci anti-rigetto

Nuovo studio sull’innesto delle cellule artificiali nel corpo di persone affette da malattie genetiche

Il 16 settembre la rivista “Brain” ha riportato uno studio innovativo. L’articolo spiega un differente approccio utilizzato da alcuni studiosi per il trapianto di cellule nel tessuto celebrale. Gli scienziati hanno condotto i loro esperimenti su un gruppo di topi. E i risultati degli studi hanno dimostrato la possibilità di non dover utilizzare i farmaci antirigetto.

Il suddetto approccio potrebbe essere una innovazione assoluta nel campo medico con conseguente passo in avanti sulla tematica delle malattie genetiche. Ogni anno un bambino su 100000 (negli USA)  nasce con una malattia genetica rara. Molte di queste malattie comportano delle gravi complicanze nella vita di tutti i giorni. Difficoltà varie che vanno dai semplici problemi motori alle più serie paralisi parziali o addirittura totali.

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Tali problematiche derivano dalle mutazioni delle cellule, dunque gli studi sulle cellule si basano proprio sul trapianto di cellule sane o create in modo artificiale in laboratorio per rimpiazzare quelle danneggiate.

Le difficoltà nell’innestare le cellule sane

Lo studio dimostra come il sistema immunitario dei mammiferi, completamente diverso da quello dei ratti, tende ad attaccare immediatamente i corpi “estranei”. Di conseguenza le cellule nuove vengono riconosciute come minacce. Tale meccanismo è utile se si parla di virus e batteri che quotidianamente possiamo contrarre, nell’innesto delle cellule invece rappresenta una vera e propria barriera da superare.

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Ora il problema è l’utilizzo di farmaci per abbassare il livello delle difese immunitarie che indeboliscono il paziente e lo espongono a qualsivoglia attacco batterico. Il team di Johns Hopkins Medicine ha cercato di contemperare le opposte necessità con la manipolazione delle cellule T per non distruggere il sistema immunitario. Tale manipolazione era già stata utilizzata  per evitare il rigetto degli organi trapiantati, ma mai in questo campo.

Lo studio attualmente si trova in una fase “larvale” è ancora lunga la strada per trovare una soluzione a tutte le problematiche collegate al trapianto delle cellule.

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