La quarta versione di Mad Max arriva a distanza di trent’anni anni buoni e suonati, ma il clamore dei soliti “professionali effetti speciali”, e dei due attori principali, non mi hanno fatto quell’impressione che appunto deve imprimersi in una memoria che non attende altro un’incisione a vita, magari che sappia di “cinematografo”.
Poi magari vedremo, il tempo mi smentirà. Il film non poteva essere che la solita marcia velocizzata di macchine che sembrano uscite dalla fantasia di Walt Disney, e che qualora destassero qualche sorriso sui versanti leggeri della spensieratezza( di cui c’è sempre bisogno) per “questi americani” sempre riccamente grandiosi, la vita, è sempre un’epoca favolistica , dove si perde spesso un mucchio di tempo in autoscontri e schianti a palate.
Dire di questi voli pindarici di vecchia ferraglia futuristicamente assemblata con molta immaginazione, che rasentano poi una certa noia da ennesimo impatto effettato, è già un dire molto reale, che rende giustizia.
Poi, parliamoci chiaro, Charlize Theron rasata e allestita da” campo di concentramento” e con un braccio in meno, non convincerebbe le mie speranzose emozioni più fiduciose. La ragazza andrebbe impiegata in altri film, magari di taglio europeo.
Il suo aspetto è sempre bellissimo, ma in una americanata rude e in stile “rodeo country futurista” , lei risulta essere fisicamente già “troppo americana” di suo ( è indubbiamente, fisicamente, una finta sudafricana) .
Il suo compagno di viaggio Mad Max, al secolo Tom Hardy, si difende come può in ogni senso; sia nella recitazione che nella storia.
Lui non è attore da Hollywood, il suo “soma” anomalo, che lo rende più bello di un bello piedistallato, non risalta e non ci esalta in questo film tutto velocità, muscoli e fasci di nervi duri e chilometrici. Il film è fatto in modo che le capacità espressive del bravo attore inglese non emergano mai del tutto in modo convincente… può sicuramente fare meglio, e difatti lo ha già dimostrato.
Ne fa un esempio la sua ottima, versatile, bravura in “Child 44” ( il bambino numero 44 ) Film appunto non interamente americano.
Detto questo, la pellicola Mad Max IV passa pure la sufficenza, per un ritmo serrato e per gli amanti su gomme dal cronometro arroventato.
Pure anche per “i sempre magnifici spazi aperti e desertici”, e per l’ottimismo finale che ci lascia come un felice augurio a noi umani, creature comuni, immersi troppo spesso da tempi che sono già apocalittici per conto loro… anche fuori da una sala di proiezione cinematografica.








