Mascherine low cost: possono essere prodotte solo se certificate

Il Decreto Cura Italia prevede che in questo periodo di urgenza è possibile produrre e commercializzare presidi protettivi, ma solo se rispondo agli standard di qualità.

PhotoCredit: Pixabay

Giuliana Gavioli, coordinatrice del gruppo di lavoro di Confindustria Emilia-Romagna per le Scienze della vita e riferimento tecnico presso il Tecnopolo di Mirandola, espone i suoi punti di vista su quello che è diventato un vero e proprio mercato delle mascherine sanitarie. Stanno infatti circolando sul mercato molte mascherine low cost che non sono affatto a norma, come lei stesso afferma, in quanto non sono certificate dai mercati europei e americani.

La coordinatrice, infatti, specifica che i laboratori federali cinesi fanno un lavoro di grande attenzione per produrre presidi medici testati, anche e soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo delle materie prime e i Tnt.

Giuliana Gavioli sta realizzando un lavoro di ricerca con il polo biomedicale modenese per testare e validare le nuove mascherine o quelle importate in deroga agli standard, ovvero senza il marchio CE.

L’Italia si impegna per la conformità delle mascherine sanitarie

Nel mercato e nella produzione di presidi sanitari quali le mascherine protettive, il Decreto Cura Italia prevede che è possibile produrre, importare e commercializzare le mascherine dopo aver ricevuto il via libera dall’Iss e l’Inail.

In via straordinaria, quindi i laboratori del Tecnopolo biomedicale di Mirandola e quelli dell’Ateneo di Bologna si stanno impegnando nel testare tali mascherine per autorizzarne la produzione alle diverse filiere.

La dottoressa Gavioli, insieme al Tecnopolo biomedicale di Mirandola si impegna nel fare test di conformità delle mascherine prodotte in Italia destinate al personale medico-sanitario, che devono rispondere alle norme EN 14683 (performance e sicurezza) e UNI 10993 (biocompatibilità).

Attualmente stanno lavorando su circa 10 prototipi in attesa di autocertificazione. La stessa coordinatrice poi, sottolinea anche che vengono effettuati controlli sulle mascherine che giungono dall’estero, frutto di diverse donazioni. Dai risultati risulta che i presidi cinesi hanno una qualità molto più alta rispetto a quelli proveniente dal Brasile e dall’India.

L’ateneo di Bologna, guidato dal professor Francesco Saverio Violante, direttore dell’Unità operativa di Medicina del lavoro del Policlinico Sant’Orsola, sta effettuando i test su 21 prototipi in attesa della certificazione nel rispetto degli standard di qualità.

La coordinatrice spiega che mediamente per ogni test i tempi medi di attesa sono pari a otto giorni che comprendono procedure meccaniche e batteriologiche.

Leggi anche: quali sono le mascherine che proteggono davvero dal contagio

Certificazione mascherine: i prodotti cinesi hanno standard alti

I prodotti donati dalla Cina risultano avere standard di qualità più alti rispetto a quelli di altre zone, come il Brasile e l’India.

La dottoressa Gavioli spiega, inoltre, che sta accadendo che ci siano problemi a monte. Dalla sua esperienza, infatti, tre aziende sanitarie che erano impegnate nel valutare la qualità dei prototipi donati dalla Cina sono risultate inadatte, non avendo i requisiti minimi di qualità, pur essendo certificate.