Michael Jordan e Roger Federer – due leggende viventi

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Roger Federer e Michael Jordan si sono incontrati. Due icone a confronto.

Due icone. Anzi, molto di più. Difficile pensare ad altri atleti così grandi da diventare simboli dei loro sport. Quando si pensa al basket, l’immediata immagine che ci appare nella menta e la canotta numero 23 dei Chicago Bulls; alla parola tennis, si collega sempre un atleta con capelli lunghi, fascetta bianca ed eleganza. Tra questi due incredibili atleti ci sono infinite somiglianze.

DOMINIO. Entrambi hanno dominato in maniera totale ed indiscutibile. Un dominio molto simile in quanto fuori da ogni discussione. Sono due uomini che sanno cosa vuol dire essere il più grande di tutti, sono due campioni che in modi diversi hanno terrorizzato tutti gli altri che tentavano di insidiare il loro regno. Jordan dominava in un modo suo, violento, un regno del terrore, in cui chiunque si parasse sulla sua via veniva senza mezzi termini non solo spazzato via, ma anche umiliato. Un regno del terrore, un impero della paura. Gli avversari non volevano mai incrociare il suo sguardo consapevoli di non poterlo reggere. Federer, invece, ha governato in modo diverso, più elegante forse, ma non meno spietato. A differenza di MJ, Roger non ha mai esibito la sua cattiveria che però non è di certo minore rispetto al cestista. Se Jordan ammazzava gli avversari con gli occhi, Roger lo ha fatto e lo sta facendo con la solidità del suo gioco, con la leggerezza dei suoi movimenti che generano traiettorie e velocità impensabili. Pochissimi hanno saputo reggere il confronto e solo pochi iniziati possono dire di aver giocato alla pari se non meglio con Roger Federer. Nessuno incute lo stesso timore reverenziale dello svizzero che regolarmente malmena ogni giovane emergente, per informazioni chiedere a Milos Raonic. Certo, i due regni sono stati diversi. Jordan ha schiantato tutta la concorrenza, deponendo i triumviri del basket anni ’80, Bird-Magic-Isahia, e diventando imperatore della Nba senza che nessuno potesse deporlo. Federer ha avuto, invece, l’onore e il privilegio di affrontare un altro gigante della storia di questo gioco, Rafa Nadal, che pare nato con tutte quelle caratteristiche che mettono in difficoltà lo svizzero. Stiamo parlando ovviamente di due sport diversi, semplicemente per il fatto che uno è un gioco di squadra e l’altro è individuale. Quello che rende il dominio di Federer forse più forte è che i suoi più accaniti rivali, Nadal e Djokovic, per giocare ai suoi livelli hanno dovuto portare i loro eccezionali corpi oltre ogni limite umano. Nadal ha vissuto infortuni drammatici non di natura traumatica, ma legati al logorio di un gioco forsennato. Nadal ha battuto Federer non solo grazie ai suoi colpi, sicuramente eccellenti, ma soprattutto grazie ad un atteggiamento mentale del “fare giocare sempre un colpo in più all’avversario”. Nadal ha sfinito la mente di Federer. A parte questo dualismo, Federer ha dominato gli ultimi anni del tennis mondiale.

RITORNO. Ad unire questi due straordinari atleti è il tema del ritorno, anche se in modi differenti. Come molti sapranno è tornato ben tre volte dopo aver abbandonato la pallacanestro. La prima volta, MJ abbandonò il basket professionistico per la morte di suo padre e dopo aver vinto tre titoli in fila. Tornò accompagnato da grandi aspettative che puntualmente rispettate: vinse altri tre anelli e fece la storia. Sazio di una carriera da fenomeno, Jordan salutò tutti. Non contento, il numero 23 più famoso della storia tornò questa volta con un’altra maglia, quella dei Washington Wizards e scrisse pagine altrettanto epiche nonostante i 40 anni. Alla celebrazione del suo ingresso nella Hall of Fame della Nba, ha fatto sorridere il pubblico dicendo: “Non stupitevi di vedermi sul campo a 50 anni”. Alcuni sorrisero, molti altri rimasero interdetti perché con Michael non si sa mai. Sempre roboante Jordan nei suoi modi. Federer non ha mai lasciato la sua carriera, nonostante la nascita di ben 4 figli, due gemelli per volta per lo svizzero. Federer detiene tra gli altri un record molto particolare: non si è mai ritirato in un match, ha sempre portato a termine tutte le partite che ha giocato. I ritorni di Federer sono legati ad alcune flessioni di una carriera lunga, iniziata nel 1997. Roger è stato dichiarato finito e bollito in almeno 3 stagioni. Certo l’arrivo di Nadal ha influito, indubbio che vincere 17 tornei dello slam possa saziare la fame di vittorie di chiunque ed è fuori discussione che lo svizzero sia l’ultimo esponente di un tennis tecnico e raffinato costretto a lottare contro una schiera di “pallettari” che fanno della potenza la loro priorità tennistica. Roger è risorto sempre, ogni volta che certi giornalai che fanno i giornalisti avevano decretato la sua fine. Federer silenziosamente si è ripreso in mano quello che gli avevano, per poco, portato via. Questa stagione è l’autentico ritorno del re. Lo davano per finito e anche il più devoto tifoso aveva iniziato a dubitare. Invece, Roger è tornato e ha tappato la bocca a tutti. E’ tornato a lasciare a bocca aperta tutti. Perché questo è Federer. Un tennista che ti lascia a bocca aperta.

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ESORDI DIFFICILI. Non esiste grandezza senza fatica. Ecco, questi due prima di diventare giganti hanno fatto molta fatica ad affermarsi. Partiamo da Federer. Lo svizzero ha sempre mostrato un talento fuori dal comune ma agli arbori della sua carriera era considerato un bel giocatore ma privo di continuità. Addirittura, all’alba della sua carriera era uno sfascia-racchette della miglior- o peggior- specie. Un gran potenziale ma una testa ben poco affidabile. Era schiavo del suo immenso talento. Lo ammise anche dopo la roboante sconfitta in Italia, sui campi del foro italico, patita da Mantilla, uno che non avrebbe fatto poi più nulla di buono se paragonato allo svizzero. Roger però ha saputo mettere la testa a posto. Ha saputo convogliare tutto il suo talento sulla giusta via e ha dato il via ad una carriera raggiante. Federer ha preso in mano il tennis in un momento di confusione totale con tanti buoni giocatori ma nessun talento, ha iniziato il suo regno sulle ceneri dell’ultimo grande dualismo prima del suo con Nadal: Agassi contro Sampras. Federer ha creato un suo stile, elegante dentro e fuori del campo, luminoso ed educato, simpatico fuori dal quadrato e letale all’interno. Se da un lato Nadal lo ha sconfitto e gli ha sottratto lo scettro, Federer ha influenzato lo spagnolo più di chiunque. Chi si ricorda il primo Nadal, sa di cosa si sta parlando. Un ragazzone con i capelli lunghi e unti, sempre in canotta e pinocchietti, dotato di un tennis abbacinante per tenacia ma desolante per ripetitività. Nelle tante sconfitte che lo svizzero ha inferto a Nadal (solo Djokovic ha battuto più volte Rafa), il maiorchino ha capito la necessità di evolvere nel suo gioco, mostrando grande propensione all’apprendimento e tenacia indefessa. Nadal ha migliorato il servizio che a inizio carriera era nulla più che un appoggio dall’altra parte del campo per poi correre due o tre metri dietro la linea di fondo e remare; ha iniziato a usare il colpo in back, elemento totalmente avulso dal suo tennis primordiale. Oltre a questo upgrade tennistico, la “federerizzazione” di Nadal si è vista nel look: abbandonato il trio capello unto-canotta-pinocchietto per lasciare spazio a completino colorato, capello medio corto, e addirittura polo. Nadal ha plagiato il Federer style ma di Roger ce n’è uno solo.

Jordan ha avuto inizi diversi. Oltre al fatto che abbiamo rischiato di non conoscere mai Michael perché durante una dimostrazione di judo, un non tanto venerabile maestro rischio di trafiggere il petto del giovane cestista, Jordan ha atteso molto prima di mettere un anello al dito. A differenza del campione svizzero che ha dovuto lavorare su sé stesso, Jordan non aveva l’appoggio dei compagni. Si diceva che era il più grande ma non vinceva. La vittoria divenne un’ossessione e, una volta raggiunta, non si è più fermato divorando e devastando tutto e tutti. Come Federer comprese di doversi sistemare e dare una logica al suo talento, così Jordan ha capito che la vittoria non la poteva raggiungere da solo, capì forse tardi che doveva fare affidamento ai suoi compagni di squadra e una volta fatto questo passo. Le tenebre sono calate sulla pallacanestro non solo americana ma anche mondiale.

RECORD. La parola che unisce di più questi due miti è Record. Nessuno come questi due ha stabilito più record di questi due. Federer è il nome che si trova più spesso nelle statistiche all time del tennis e lo stesso dicasi di MJ che insieme a Chamberlain detiene sempre i primi posti di queste speciali statistiche diacroniche. La loro non è solo fame di vittoria e anche e soprattutto fame di record, voglia di vedere il loro nome impresso in trofei e coppe.

NIKE. Il brand li unisce. La Nike ha dedicato ad entrambi una linea personalizzata, rafforzando ulteriormente la loro grandezza e il loro impatto nella società attuale. RF e Air Jordan sono le linee più vincenti e vendute, linee di culto dell’abbigliamento sportivo, immagini grandiose e indelebili.

Roger e Michael sono l’esempio di come un atleta possa diventare più grande del suo stesso sport.

N.B La Nike con il consueto acume ha dato vita ad un nuovo paio di scarpe che unisce i due loghi. Tennis e basket assieme? No, Roger e Michael assieme.

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