Salute

Mindfulness e benessere psicologico: la riduzione dello stress fondata sulla consapevolezza

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La mindfulness è la soluzione su cui si può fare affidamento per frenare gli stati di sofferenza e limitare lo stress: un valido strumento per elevare la qualità della vita e usufruire di un maggior benessere generale. A parlarcene è la dottoressa Silvia Parisi, psicologa Torino.

Dottoressa, prima di tutto vuole presentarsi ai nostri lettori?

Mi chiamo Silvia Parisi e sono psicoterapeuta, psicologa e sessuologa. Le mie consulenze psicologiche si rivolgono ai singoli individui, ma anche alla famiglia o alla coppia. Sono esperta, inoltre, di mindfulness e di tecniche di rilassamento a cui si può far riferimento per contrastare i disturbi da attacchi di panico, la depressione, gli stati di ansia e i disturbi alimentari, ma anche l’insonnia. Garantiscono ai miei pazienti un percorso di crescita personale.

Quali sono le origini della mindfulness?

Si tratta di una pratica che prevede di ricorrere alla meditazione: non a caso le sue origini vanno ricercate proprio nella meditazione di consapevolezza buddista. È stato Jon Kabat-Zinn, alla fine degli anni Settanta, a portare in Occidente la mindfulness. Egli era un biologo e insegnava alla University of Massachussets Medical School: utilizzava la mindfulness per attenuare lo stress di cui soffrivano i malati cronici. Secondo Kabat-Zinn, la meditazione aveva una reale efficacia nel ridurre le sofferenze patite dai pazienti, e al tempo stesso contribuiva a migliorare la loro qualità della vita. Per questo motivo sviluppò un programma noto con l’acronimo MBSR, vale a dire Mindfulness Based Stress Reduction: in pratica, riduzione dello stress fondata sulla consapevolezza.

Che scopo ha la mindfulness?

Non si deve pensare che il suo obiettivo sia quello di eliminare tutte le emozioni e tutti i pensieri negativi: invece, lo scopo è insegnare a far sì che tali pensieri vengano visti e percepiti per ciò che sono. Si tratta, dunque, di accettare l’esistenza delle emozioni negative, in modo da non correre il rischio di farsi avvolgere da esse; al tempo stesso, occorre prevenire il loro stabilizzarsi. Con la mindfulness si acquisisce consapevolezza non solo di sé stessi ma anche delle proprie percezioni. Di conseguenza, si assume un atteggiamento meno giudicante e meno critico nei confronti della realtà da cui si è circondati. Tale pratica dà la possibilità di tenere sotto controllo le sensazioni negative così che possano essere limitate e non generare una sofferenza eccessiva.

Tutta questione di controllo, quindi?

I pensieri negativi vanno osservati, e non c’è bisogno di seguirli, di giudicarli o di provare a contrastarli. Al tempo stesso, anche gli automatismi disfunzionali possono essere gestiti con l’aiuto della mindfulness. Nel novero di questi automatismi possono rientrare una vasta gamma di situazioni: per esempio la tendenza a innamorarsi sempre di persone che non vanno bene, oppure il reagire con rabbia, o ancora il non porsi un limite quando si mangia. Si tratta di errori che si ripetono e che è bene imparare a controllare.

In che cosa consiste il programma MBSR che è stato introdotto da Kabat-Zinn?

Esso si basa su una serie di tecniche di meditazione di consapevolezza di origini buddiste che il biologo ha adattato alla medicina e, più in generale, alle necessità che caratterizzano la cultura della nostra società, con riferimento in particolare ai pazienti in ospedale. In altre parole, quando è stata introdotta negli Stati Uniti la mindfulness era stata in un certo senso privata della sua componente spirituale, e non veniva intesa come un viaggio in direzione dell’illuminazione, a differenza di ciò che accade con il buddismo. Viceversa, l’approccio adottato era più pratico e scientifico.

Come è cambiato questo programma con il passare degli anni?

A dir la verità non è cambiato molto nelle varie applicazioni. Esso si basa su otto incontri di gruppo, della durata di due ore e mezzo e da tenersi una volta alla settimana, con in più una giornata intensiva, per un incontro di otto ore. Nel corso delle sessioni vengono insegnate le tecniche di meditazione che poi vengono sperimentate, messe in pratica e condivise. Nella maggior parte dei casi è necessario essere seduti per mettere in pratica queste tecniche, ed è molto importante ascoltare le proprie emozioni e le sensazioni che il corpo trasmette.

Come si procede?

In un primo momento si concentra l’attenzione sulla respirazione e su ciò che avviene quando si inspira e si espira: questo permette di diventare più consapevoli del proprio respiro. La scansione corporea è una delle tecniche che possono essere impiegate in questo contesto, e prevede di acquisire consapevolezza dei piedi, delle mani e di tutti gli altri distretti corporei. Fra i vari incontri, poi, è necessario anche eseguire degli esercizi a casa, magari con il supporto di tracce audio, tra pratiche formali e informali, cioè strutturate e non strutturate. L’importante è capire che la mindfulness è uno strumento a cui si può ricorrere per una migliore qualità della vita.

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