Noir, un genere sospeso tra belle donne e criminali

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L’espressione “Noir” nasce alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando i film americani degli anni ’40 vengono distribuiti in Francia. Ed è subito un successo. Nei 10 anni seguenti il genere dilaga.

Questo stile di far cinema si avvale di contrasti potenti tra bianco e nero, di personaggi malvagi in opposizione a detective che spesso si lasciano trascinare nel lato oscuro. Il male la fa da padrone ed il caos gli siede affianco. Probabilmente ciò è frutto dell’impegnativo periodo storico in cui il genere si sviluppa.

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Il noir classico prende spunto dalla letteratura e regala personaggi e situazioni riconoscibili tutt’oggi. Fondamentale è la presenza della femme fatale, una donna che cerca di emanciparsi con ogni mezzo, sfoderando astuzia e crudeltà. Questa femmina non è altro che la rappresentazione della condizione della donna ai tempi. Il gentil sesso inizia a chiedere rispetto e fa di tutto per ottenerlo, anche uccidere, se necessario.

Alcuni titoli dell’epoca sono: L’ombra del passato (1945) di Edward Dmytryk, La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder e Il grande sonno (1946) di Howard Hawks.

Lo stile cambia dagli anni ’50 in poi, a causa della paura per il maccartismo (atteggiamento politico di avversione verso gruppi sovversivi, nello specifico comunisti) che impera sulle pellicole.

Proseguendo nel tempo il noir o post-noir si sofferma sul mondo criminale, abbandona via via l’impostazione classica, dando anche più spazio alla femme fatale. Un esempio è Chinatown (1974) di Roman Polanski.

Ai giorni nostri, il genere racchiude varie tematiche e le mischia tra loro. Modello esimo è: Quei bravi ragazzi (1990) di Martin Scorsese. Può considerarsi gangster movie dalle tinte noir Pulp Fiction (1994) di Quentin Tarantino.

Non possiamo che aspettarci altri mutamenti da questo genere oscuro e raffinato.