Pet Therapy, un video di gattini sul web ha lo stesso effetto

grumpy

Gli adorabili piccoli felini risultano essere i più amati di Internet e vengono guardati anche da cinofili.

La ricerca

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I risultati dell’indagine condotta dall’Università dell’Indiana sono stati pubblicati sulla rivista Computers in Human Behaviour ed evidenziano le “conseguenze” di un vero  proprio fenomeno virtuale: i video di gattini.

Solo nel 2004 ne sono stati pubblicati oltre 2 milioni, con 26 miliardi di visualizzazioni, superando nettamente ogni altro canale di YouTube. Sui social network i mici sono protagonisti incontrastati di condivisioni. Postando questi filmati, i proprietari di alcuni gatti che ne sono protagonisti hanno consegnato i loro felini alla celebrità di Facebook: prima fra tutti Grumpy Cat (foto), la micia con il broncio – la cui padrona ha potuto persino smettere di lavorare, per seguirne la “carriera” –; Lil Bub, la gattina dell’Indiana dalla linguetta fuori, che è affetta da una serie di anomalie genetiche, oppure noi internauti e gattofili italiani possiamo pure citare il “fiorentino” Boris, Gatto Rosso Supercoccolato.

Perché i video dei mici hanno tutto questo successo?

Ebbene, la ricerca dell’Università dell’Indiana ha dimostrato che guardare i video di gattini emana energie ed emozioni positive, esattamente come avviene facendo pet therapy. Ciò può dipendere dall’intelligenza di questi animali domestici e da come essi si sono evoluti, risultando ovviamente teneri e simpatici, ma anche “piacevoli da riprendere” nei loro atteggiamenti buffi e nelle loro “acrobazie”. Il motivo profondo di tutto questo “benessere” che ci provoca guardare video di gattini, rimane però ancora un mistero, anche perché tra le settemila persone intervistate dalla ricercatrice Jessica Gall Myrick – che tra l’altro possiede un cagnolino e non un gatto – non ci sono solo gattofili (cat people), ma anche cinofili (dog people). In particolare il 36 per cento degli intervistati a cui piacciono i video di gatti, ama soprattutto questi felini, ma il 76 per cento ama gli animali in generale. Orbene, era necessario uno studio universitario per arrivare a queste conclusioni? Non sarebbe stato sufficiente guardare direttamente un video di gatti, per accorgersi di partecipare di fatto ad una seduta di pet therapy?

 

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).