Scienza

Plesiosauri e mostri marini: tra verità e leggenda

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Corpo massiccio, quattro pinne, e un lungo collo sormontato da una testa minuscola. No, non stiamo parlando di uno strano incrocio tra un pesce e una giraffa, ma di uno fra i più celebri animali della preistoria: il plesiosauro.

Descritto per la prima volta nel 1821, questo antico rettile catturò da subito l’immaginazione degli scienziati, grazie al suo aspetto unico e bizzarro. Fu proprio lo scheletro di un plesiosauro a scatenare la famosa guerra delle ossa, combattuta dai paleontologi americani Edward D. Cope e Charles O. Marsh.

Questi animali si estinsero 66 milioni di anni fa, quando un meteorite si schiantò sulla Terra decretando la fine del regno dei dinosauri. Nonostante ciò, presunti avvistamenti di plesiosauri sono stati segnalati in diverse parti del globo. Dal giapponese Zuiyō – maru al più celebre mostro di Loch Ness, quale verità si nasconde dietro la leggenda?

Plesiosauri: nuotatori dal collo lungo

Comparsi oltre 200 milioni di anni fa, i plesiosauri discendono da un gruppo di rettili nuovamente adattatisi alla vita acquatica. Questi animali possedevano arti modificati in pinne, che rappresentavano il principale mezzo di locomozione. La coda era infatti molto corta e, probabilmente, veniva utilizzata per direzionare il nuoto (un po’ come un timone).

Il tratto distintivo dei plesiosauri è indubbiamente l’enorme collo. In alcuni generi, come Elasmosaurus, raggiungeva una lunghezza di 7 metri ed era sostenuto da oltre 70 vertebre. Complessivamente, l’Elasmosaurus poteva superare i 10 m di lunghezza, cosa che lo rende uno dei più grandi predatori marini mai esistiti.

Ancora oggi, non siamo certi delle ragioni che hanno portato all’evoluzione di un collo così lungo. Secondo alcuni paleontologi, serviva per sorprendere i banchi di pesci, catturandoli prima che fossero allarmati dal sopraggiungere dell’enorme corpo. Altri ricercatori sostengono invece che venisse utilizzato per sondare il fondale in cerca di cibo.

Non tutti i plesiosauri erano dotati di un lungo collo. In alcune specie si presentava corto e tozzo, e sosteneva un cranio massiccio dotato di grossi denti conici. Questi animali – i cosiddetti pliosauri – erano feroci predatori che si nutrivano di pesci, ittiosauri e, perfino, dinosauri.

Il mostro di Zuiyō – maru

I plesiosauri prosperarono nel corso del Giurassico e del Cretaceo, prima di estinguersi completamente 66 milioni di anni fa. Eppure, questo non ha impedito la nascita di numerose leggende, secondo cui sarebbero sopravvissuti fino ai giorni nostri.

Indubbiamente, il caso più celebre è quello del mostro di Loch Ness, ma non è l’unico. Nel 1977, il peschereccio giapponese Zuiyō – maru rinvenne per caso una misteriosa carcassa, al largo delle coste neozelandesi.

Un lungo “collo”, quattro pinne, secondo il professor Tokio Shikama – dell’università nazionale di Yokohama – non vi erano dubbi: ci trovavamo al cospetto di un plesiosauro! Tuttavia, molti scienziati erano scettici, e ritenevano si trattasse semplicemente di uno squalo elefante.

Questi animali possono superare i 10 metri di lunghezza e, una volta morti, vanno incontro ad un peculiare processo di decomposizione. Infatti, le loro carcasse tendono a perdere per prime alcune parti del corpo – come il pavimento della bocca – acquisendo man mano sembianze da plesiosauro.

Purtroppo, non è più possibile condurre studi sulla carcassa poiché fu rigettata in mare dal capitano del peschereccio. Tuttavia, furono prelevati alcuni campioni di tessuto che, una volta analizzati, risultarono appartenenti ad uno squalo elefante (o un suo parente).

Nascita di una leggenda

Al momento, non vi sono prove che i plesiosauri siano sopravvissuti fino ad oggi. Infatti, è estremamente improbabile che simili creature possano esser sfuggite all’occhio degli scienziati per così tanto tempo. Eppure, alcuni testimoni sostengono di averli avvistati, e nuove segnalazioni si susseguono ancora oggi. Quale può essere la spiegazione?

Secondo lo scrittore di fantascienza Lyon Sprague de Camp, sarebbe tutta colpa della loro grande popolarità. Infatti, i plesiosauri sarebbero così radicati nella mente delle persone da influenzarne la fantasia, spingendole a vedere rettili preistorici laddove vi sono solamente carcasse di squali o increspature nell’acqua.

Un’ipotesi affascinante, che ha catturato l’interesse di una coppia di ricercatori – Charles G. M. Paxton e Darren Naish. I due hanno così iniziato a raccogliere informazioni su migliaia di avvistamenti di mostri marini, alcuni risalenti addirittura al XVI° secolo! (I risultati dello studio sono disponibili qui).

Le prime testimonianze raccontano di bestie serpentiformi, come quelle che, secondo le leggende, attaccavano i marinai per trascinarli nelle profondità degli abissi. Poi, verso la metà del 1800, qualcosa cambiò.

Sempre più persone iniziarono a “vedere” creature dal collo lungo, talvolta descrivendole come veri e propri plesiosauri! Contemporaneamente, gli avvistamenti di serpenti marini divennero sempre più rari, come se questi mostri stessero lentamente scomparendo dagli oceani. Cosa stava accadendo?

Proprio in quegli anni, le prime ricostruzioni di plesiosauri stavano facendo conoscere questi antichi rettili al grande pubblico. In poco tempo, la figura del plesiosauro si insinuò nella mente delle persone, e divenne un modello di riferimento per descrivere creature marine ignote. Nessun mostro, dunque, solo la nostra immaginazione.

L’amara verità è che non vedremo mai un plesiosauro nuotare nei nostri mari. D’altro canto, non possiamo escludere che alcuni “mostri” siano in realtà specie animali ancora sconosciute, erroneamente scambiate per rettili preistorici. Chissà quali creature aspettano solo di essere scoperte, nascoste nelle profondità degli abissi.

Leggi anche Loch Ness: e se il mostro fosse un’anguilla?


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