Pride, colore e balletti

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Pride è un film diretto da Matthew Warchus, uscito nelle sale l’11 dicembre scorso. La vicenda è tratta da una storia vera.

L’ho visto solo di recente e mi ha colpita molto. Sarà perché il cinema inglese ha sempre esercitato un certo fascino su di me, sarà per i temi trattati, sarà per il ritmo, ma questo è un lungometraggio che consiglio.

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La trama vede un gruppo di attivisti gay londinesi unirsi allo sciopero dei minatori vessati dalla politica di Margaret Thatcher. Siamo nel 1984 e le tematiche governative si fondono con la piaga dell’AIDS.

Il tutto è affrontato con toni tragicomici e mai eccessivamente melodrammatici. Il regista avendo dovuto affrontare il flop di Inganni pericolosi (1999), torna sullo schermo dopo una lunga pausa e lo fa con un film che accarezza i temi cari alla cinematografia inglese, unendo umorismo e argomenti a tinte forti.

Candidata a vari premi e presentata al Festival di Cannes nel 2014, l’opera non è amata da tutta la critica. C’è chi accusa l’autore di essersi avvalso di troppi cliché, uno fra tutti quello della passione per la danza degli omosessuali. Chi bolla la pellicola come scontata e poco innovativa. Alcuni ritengono che argomentazioni del genere vadano trattate con più riguardo.

Non mi trovo d’accordo con tali visioni.

Un lungometraggio che mostra le lotte dei minatori e delle comunità gay sotto un punto di vista più scanzonato e meno morboso non lo si era ancora visto. Gli attori fanno il loro sporco lavoro con maestria e si calano perfettamente nelle parti. La fotografia è luminosa e viva, dona colore alle proteste ed ai cortei.

La forza di questo lavoro sta nel presentare allo spettatore personaggi caratteristici ed intensi, a cui è facile affezionarsi.

Il finale è utopico e romanzato, ma lo scopo della pellicola non è quello di registrare i fatti alla perfezione. Suo intento è immortalare la disuguaglianza e mostrarla al pubblico. Un film vivace e coraggioso, che inneggia alla diversità come valore aggiunto e non la vede come un problema sociale. Che tu sia un rude minatore del Galles o un gay dichiarato non importa, ciò che conta è la tua individualità.