Ricette estreme: lutefisk

Ricette estreme: Lutefisk, il merluzzo della Scandinavia

Un piatto a base di merluzzo essiccato e poi trattato con soda caustica. Sembra fantascienza, invece è realtà.

La cucina è in grado di regalare delle autentiche perle, soprattutto quando si parla di ricette estreme. Qui la mente viaggia subito verso piatti piccanti, ingredienti esotici o stranezze tipiche dell’Asia e non solo. Eppure, nel gelido cuore della Scandinavia si nasconde una delle preparazioni più affascinanti e controverse in assoluto: il Lutefisk. Parliamo di un piatto di base di merluzzo essiccato e poi trattato con soda caustica. Proprio così, hai letto bene, viene davvero trattato con la soda caustica.

Il suo odore è pungente, la consistenza gelatinosa e la preparazione complessa. Tutti elementi che rendono questo piatto una vera e propria sfida culinaria, ma anche un simbolo identitaria per migliaia di persone. E dunque, andiamo a scoprire la storia e le curiosità che si nascondono dietro questo incredibile piatto.

Una storia affascinante

Il Lutefisk nasce fondamentalmente in un contesto di sopravvivenza. La sua origine risale a tempi antichi, quando la conservazione del cibo era di fatto una questione di vita o di morte, soprattutto nei lunghissimi inverni nordici. In Norvegia, Svezia e Finlandia il pesce veniva essiccato all’aria aperta per preservarlo. Ma se il pesce secco diventata troppo duro, come si poteva rimediare?

Una leggenda narra che scoppiò un incendio in un magazzino nel quale erano conservati i pesci. Quando i pescatori provarono a cucinarli, scoprire che il pesce aveva acquisito una strana consistenza gelatinosa, dal gusto assolutamente niente male. Da quel momento, dunque, il lutefisk entrò di diritto nella cultura scandinava, diventando tra l’altro un piatto natalizio.

La preparazione

Cucinare il lutefisk non è affatto semplice e dunque occorre essere in possesso di determinate capacità. Il processo è particolarmente lungo, delicato e anche pericoloso se non viene eseguito nella maniera corretta. Per prima cosa si inizia dal merluzzo essiccato che viene prima reidratato in acqua per 5-6 giorni. Dopodiché arriva la parte più estrema: il pesce viene immerso nella soda caustica per due giorni. Questo processo altera la struttura proteica del pesce, rendendolo molle e gelatinoso, ma anche tossico se consumato subito.

Per questo motivo, il lutefisk deve essere sottoposto a un terzo bagno in acqua pura per altri 4-5 giorni, per eliminare ogni traccia di alcalinità. Solo a quel punto, il pesce può finalmente essere cucinato e solitamente viene cotto al forno, al vapore o bollito. Si può accompagnare con pancetta croccante, patate e piselli.

Esperienza unica

Il lutefisk è un piatto estremamente divisivo. Il suo forte odore, che è un mix tra colla e sapone, può far desistere anche i più coraggiosi. La consistenza gelatinosa è impossibile da dimenticare. Eppure per molti scandinavi, soprattutto norvegesi e svedesi, il lutefisk è una prelibatezza assoluta.

Chi lo ama lo definisce buono, delicato e burroso. Chi lo odia, invece, lo racconta come una tortura, un piatto disturbante. Ad ogni modo, quel che è certo è che non lascia certo indifferenti.

Dove si può trovare

Il lutefisk si serve prevalentemente nel periodo natalizio, sia in famiglia che nei ristoranti tradizionali della Norvegia, della Svezia e in diverse comunità di origine scandinava negli Stati Uniti. Ci sono addirittura dei festival del lutefisk, nei quali si riuniscono gli appassionati per celebrare questo piatto.

Alcune curiosità

Il lutefisk è talmente famoso che in alcune cittadine americane si organizzano delle gare di resistenza, nelle quali i partecipanti devono mangiarne il più possibile. Inoltre, in Norvegia ogni anno vengono consumate circa 500 tonnellate di lutefisk solo nel periodo natalizio. Anche se la preparazione, come abbiamo visto, è particolarmente complessa, in alcuni supermercati scandinavi si può trovare il lutefisk già pronto, confezionato in sacchetti sottovuoto e quindi pronto per essere consumato, a patto ovviamente di avere il coraggio.

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