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Sale rosa dell’Himalaya: fine di un mito?

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Sale rosa dell’Himalaya, fine di un mito? Sembrerebbe di sì a giudizio del nutrizionista e dirigente del centro ricerca “Crea-alimenti e nutrizione” Andrea Ghiselli

Il sale rosa dell’Himalaya che non sarebbe benefico per la salute, deve il suo colore a impurità minerali come ferro, zinco, magnesio e calcio, ma anche da una notevole quantità di ossido di ferro, quindi è rugginoso e costa il doppio di quello comune.

Sale rosa dell’Himalaya, fine di un mito. E’ meglio quello bianco?

Secondo Ghiselli, i due tipi di sale hanno stessi pregi e difetti ma non è provato che quello rosa risolva problemi di ritenzione idrica, ipertensione o difetti alla tiroide come molti pensano.

Dubbi dagli Stati Uniti sul sale rosa

Rincara la dose la rivista Atlantic, contestando l’idea che il sale rosa sia raccolto a mano e dal monte più alto del mondo ma, più semplicemente, nella gigantesca miniera salina di Kewhra che si trova tra Islamabad e Lahore nel Punjab.

Di conseguenza, sarebbe un sale che può avere, nella migliore delle ipotesi, normali proprietà culinarie, ma ha contagiato negli ultimi anni la generazione dei millenial come fenomeno di tendenza.

Sale rosa dell’Himalaya: fine di un mito? Le critiche sono in buona compagnia

Il divulgatore scientifico e saggista Dario Bressanini ha sollevato altre critiche sul sale rosa usato in cucina. Di fatto, Bressanini rifiuta le certezze sulle sue proprietà benefichei perché mancano prove e conferme:

  • Limita il rischio di ritenzione idrica e di ipertensione
  • Promuove un equilibrio stabile del pH a livello delle cellule, cervello incluso
  • Favorisce un migliore assorbimento degli elementi nutritivi presenti nell’intestino
  • Riduce i crampi
  • Accresce la forza delle ossa
  • Promuove la salute dei reni in modo più efficace del comune sale da cucina
  • Favorisce un sonno più regolare
  • Offre un aiuto naturale in più a livello sessuale come una sorta di viagra rosa

Le perplessità al sale rosa si arricchiscono di altri dettagli

Bressanini rafforza i dubbi di Andrea Ghisleri perché specifica quanto il processo di ossidazione del sale rosa sia aggravato dalla presenza di Cadmio e Nickel che non sono elementi ideali per la nostra salute, anche se presenti in minima quantità.

La parabola del successo del sale rosa e le critiche scaturite fino ai giorni nostri

Tutto ha inizio a fine anni 90 quando il biofisico Peter Ferreira ottiene grande successo con una serie di conferenze sul sale rosa himalaiano e le sue grandi proprietà curative, basate addirittura su 84 elementi benefici.

Il successo è tale che ne scaturisce un best seller.

Ma la rivista Focus dedica un articolo piuttosto negativo nel marzo 2002 sulle presunte teorie benefiche del sale rosa.

Nel 2003, l’ufficio bavarese per la salute e sicurezza alimentare ne analizza 15 campioni senza trovare gli 84 elementi. In pratica è cloruro di sodio al 98% ma con qualche impurità.

Il successo del sale rosa continua

Il pubblico si appassiona agli articoli di varie riviste nutrizionali e segue i siti web che dedicano spazio al sale rosa, sostenuti da abili campagne marketing.

Una soluzione equilibrata potrebbe scaturire dalle indicazioni degli organismi ufficiali, impegnati nella salute alimentare.

Il consumo massimo di sale dovrebbe essere di 10 grammi al giorno, ma si può tranquillamente dimezzare.

Il sale rosa non risulta essere così miracoloso da poterlo usare in grande quantità rispetto a quello comune da cucina.

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