Scienza

Vita estrema: scoperti microbi che sopravvivono in un fango alcalino nella Fossa delle Marianne

La vita nascosta nel fango azzurro delle profondità oceaniche

article-post
Aggiungi QuotidianPost tra le tue fonti preferite su Google

I segnali più antichi di vita sulla Terra potrebbero essere conservati in un particolare fango azzurro proveniente da vulcani di fango situati nella zona della Fossa delle Marianne, a circa 3.000 metri di profondità. Una recente ricerca pubblicata su Communications Earth & Environment ha svelato che questi sedimenti estremamente alcalini, provenienti dal sottosuolo terrestre, potrebbero contenere indizi fondamentali sulle origini della vita.

Un ambiente estremo che rivela antichi segreti

I sedimenti prelevati dai vulcani di fango mostrano un pH altissimo, vicino a 12, una condizione estrema in cui pochi organismi riuscirebbero a sopravvivere. Eppure, analizzando questi campioni, i ricercatori hanno identificato molecole lipidiche provenienti da microbi che non solo resistono, ma prosperano in questo habitat ostile. Questi organismi estremofili sono considerati tra i più affascinanti per lo studio dell’origine della vita, poiché dimostrano come forme viventi possano emergere e adattarsi anche in ambienti estremamente proibitivi.

Approfondimento: La Fossa delle Marianne

Definizione: La Fossa delle Marianne è la zona più profonda degli oceani terrestri, situata nell’Oceano Pacifico occidentale.
Curiosità: Nel 2012, il regista James Cameron ha raggiunto una profondità di circa 11.000 metri nel punto noto come Challenger Deep.
Dati chiave: La fossa si estende per circa 2.500 chilometri, con una larghezza massima di 70 chilometri.

Il sorprendente fango azzurro del sottosuolo

Durante la spedizione del 2022 a bordo della nave oceanografica R/V Sonne, i ricercatori dell’Università di Brema hanno raccolto nove campioni provenienti da diversi vulcani di fango. In particolare, il materiale estratto dal cosiddetto Vulcano Pacman ha rivelato una composizione dominata da serpentino e brucite, due minerali che testimoniano l’origine profonda del campione. La presenza di brucite intatta indica che il materiale non è stato contaminato dall’acqua marina sovrastante, preservando così il suo caratteristico colore blu intenso.

Microbi estremofili: vita oltre i limiti

Gli scienziati hanno identificato nei campioni di serpentino composti lipidici riconducibili alle membrane cellulari di batteri e archaea, i due grandi domini della vita microbica sulla Terra. Ciò che sorprende è la qualità quasi intatta di questi composti, che suggerisce la presenza e la sopravvivenza di comunità microbiche attive in condizioni estreme. Questo ambiente alcalino, privo di luce e povero di nutrienti, potrebbe rappresentare un modello dei luoghi in cui la vita primordiale ha trovato il suo primo rifugio.

La vita nelle profondità: una risorsa ancora poco conosciuta

Secondo gli studiosi, la vita microbica nel sottosuolo marino rappresenta circa il 15% della biomassa totale del pianeta. Nonostante ciò, resta un mondo quasi inesplorato. La scoperta di ecosistemi così particolari nelle profondità del Pacifico offre una nuova prospettiva sui cicli dei nutrienti terrestri e sul ruolo chiave dei microbi estremofili nella stabilità degli ecosistemi globali.

Approfondimento: Estremofili e origini della vita

Definizione: Gli estremofili sono organismi che vivono e prosperano in condizioni che sarebbero letali per la maggior parte delle altre forme di vita, come temperature elevate, acidità estrema o assenza di ossigeno.
Curiosità: Questi organismi sono considerati importanti modelli per comprendere la possibile presenza di vita su altri pianeti o lune, come Europa o Encelado.
Dati chiave: Le loro caratteristiche metaboliche uniche li rendono preziosi anche in biotecnologia e ricerca medica.

Il ruolo dei minerali nel mantenimento della vita profonda

Il serpentino e la brucite sembrano fornire le condizioni necessarie affinché la vita possa svilupparsi in assenza di luce solare. Le reazioni geochimiche generate da questi minerali durante la serpentinizzazione — un processo che coinvolge l’acqua e le rocce ultramafiche — producono idrogeno e altre molecole utili come fonte di energia per i microbi. Questo tipo di reazioni è considerato un possibile motore per l’origine della vita sulla Terra.

Una finestra sul passato della Terra

Gli scienziati ritengono che questi ambienti estremi siano simili a quelli presenti sulla Terra primordiale, quando la vita iniziò ad emergere. Le condizioni di elevata alcalinità, le reazioni chimiche in profondità e la presenza di fonti energetiche non dipendenti dalla luce potrebbero rappresentare i primi passi dei processi biochimici che portarono all’evoluzione degli organismi moderni.

Nuove prospettive per la ricerca futura

Il team dell’Università di Brema proseguirà le indagini per comprendere quali siano le specie microbiche presenti e quali meccanismi fisiologici permettano loro di sopravvivere a condizioni tanto proibitive. I ricercatori sperano che questi studi sulla vita delle profondità possano aiutare a decifrare i processi che hanno portato alla comparsa della vita sul nostro pianeta.

Potrebbe interessarti anche

  • preview

    Eclissi totale di Sole del 12 agosto 2026: cos’è, come si forma e dove sarà visibile in Italia

    Il 12 agosto 2026 milioni di persone alzeranno lo sguardo verso il cielo per assistere a un evento raro e spettacolare: una eclissi totale di Sole. Si tratta di uno dei fenomeni astronomici più emozionanti che si possano osservare dalla Terra e, questa volta, interesserà anche l’Italia, rendendo l’appuntamento ancora più speciale per gli appassionati […]

  • preview

    Perché il Sole scompare durante un’eclissi? La spiegazione degli astronomi

    Vedere il Sole scomparire in pieno giorno è un’esperienza che lascia senza parole. Per qualche minuto il cielo cambia colore, la luce si attenua, la temperatura può diminuire e l’ambiente assume un’atmosfera quasi surreale. È ciò che accade durante un’eclissi di Sole, uno degli eventi naturali più straordinari che il nostro pianeta possa offrire. A […]

  • preview

    I mostri di ghiaccio: 6 fenomeni naturali

    Ogni inverno, sulle pendici del Monte Zao in Giappone, si manifesta uno spettacolo naturale affascinante e a tratti inquietante: i “mostri di neve” (Juhyo). Queste sculture di ghiaccio monumentali, modellate da condizioni meteorologiche estreme, trasformano il paesaggio in un regno surreale, attirando turisti e fotografi da tutto il mondo. Ma cosa sono esattamente questi mostri […]

  • preview

    Spazio pieno di rifiuti: la soluzione è riparare e riciclare

    Lo spazio non è più un “posto lontano” riservato a poche missioni all’anno: tra satelliti commerciali, mega-costellazioni e nuovi lanci, l’orbita terrestre sta diventando un’infrastruttura affollata, costosa e fragile. Ogni missione porta valore (dati, comunicazioni, ricerca), ma lascia anche un’ombra: hardware che invecchia in fretta, componenti impossibili da riparare e oggetti che restano in giro […]

  • preview

    Cancro: un nuovo esame fa “brillare” le cellule tumorali

    Individuare il cancro in fase iniziale è spesso la differenza tra un percorso terapeutico più semplice e uno molto più complesso. Il problema è che molte tecniche di analisi dei tessuti richiedono passaggi lunghi: preparazione del campione, colorazioni, valutazioni al microscopio e tempi di refertazione che, nella pratica clinica, possono trasformarsi in attese. In questo […]

  • preview

    Microrobot e autonomia: come funzionano i robot più piccoli mai creati

    Il futuro della robotica potrebbe stare nel palmo di una mano, anzi: potrebbe essere più piccolo di un granello di sale. Un recente lavoro su microrobot autonomi mostra che è possibile integrare in dimensioni microscopiche sensori, memoria e capacità di eseguire istruzioni, con un consumo energetico ridottissimo. Il risultato non è un “giocattolo” da laboratorio: […]

  • preview

    Microplastiche: perché alcuni organismi imparano a preferire il cibo contaminato

    Le microplastiche non sono solo un problema “chimico” o visibile a occhio nudo: possono diventare un problema di comportamento. Un nuovo filone di ricerca mostra che, dopo esposizioni ripetute per più generazioni, alcuni organismi minuscoli possono arrivare a preferire il cibo contaminato rispetto a quello pulito. Il caso più sorprendente riguarda i nematodi, piccoli vermi […]

  • preview

    Ghiacciai in Antartide: i nuovi sciami sismici che preoccupano gli scienziati

    Quando pensiamo ai terremoti, immaginiamo faglie, vulcani e placche in movimento. Negli ultimi anni, però, la scienza sta mettendo sotto i riflettori un’altra sorgente di onde sismiche: i ghiacciai. In Antartide, un nuovo lavoro ha individuato oltre 360 eventi sismici collegati al distacco e al ribaltamento di iceberg tra il 2010 e il 2023, con […]

  • preview

    Imprecare in palestra migliora davvero la performance?

    Imprecare durante un esercizio “da ultima ripetizione” sembra una cosa istintiva, quasi inevitabile. La novità è che la scienza sta iniziando a trattare questa reazione come una vera strategia di performance: alcune ricerche suggeriscono che ripetere una parolaccia (senza necessariamente urlare o disturbare gli altri) può aumentare forza e resistenza in test fisici brevi e […]

  • preview

    Aviaria, dal pollame ai bovini: come il virus sta ampliando il suo raggio

    L’influenza aviaria H5N1 non è più solo una questione legata a pollame e uccelli selvatici: negli ultimi anni ha mostrato una capacità crescente di “saltare” tra specie diverse, con episodi documentati in mammiferi e, in alcuni contesti, esposizioni umane. Un nuovo studio guidato da ricercatori della Iowa State University ha aggiunto un tassello che sta […]