Stonehenge, la misteriosa origine dei megaliti e la leggenda di Re Artù

Stonehenge: la storia, i misteri, le leggende e le curiosità sul celebre sito archeologico. Diodoro Siculo sarebbe stato il primo a parlarne.

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Quello di Stonehenge è uno dei siti archeologici più importanti e celebri della Gran Bretagna. Esso è situato nei pressi di Amesbury, nello Wilthshire, a circa 13 chilometri a nord-ovest di Salisbury. Di origine neolitica, esso è il più famoso e colossale circolo di pietra presente nel vecchio continente, conosciuto come “cromlech” nella lingua bretone. Chi ha un’immagine mentale di Stonehenge, sa bene come il monumento preistorico sia composto da gigantesche pietre poste in posizione circolare, dette “megaliti”. In alcuni casi, esse sono sovrastate da grossi elementi posti orizzontalmente.

L’attuale disposizione delle pietre risale ad alcuni lavori di ricostruzione svoltisi a inizio ‘900. Secondo un’ipotesi (non del tutto vincolante) l’attuale allineamento segue fedelmente quello originale del neolitico. Come vedremo più avanti in questo articolo, alcuni studiosi pensano che Stonehenge venisse utilizzato come un rudimentale osservatorio astronomico, che assume una posizione peculiare durante il solstizio d’estate. In tale contesto, il reale utilizzo di tale osservatorio in epoca preistorica è tutt’ora oggetto di discussione.

Da dove provengono le pietre di Stonehenge?

Da un recentissimo studio si è scoperto da dove provengono le pietre di Stonehenge, il luogo è stato individuato nella cittadina West Woods una località nel Wiltshire che si trova a 25 km di distanza dal punto dove sorge Stonehenge.

Stonehenge: patrimonio dell’UNESCO

Forse non tutti sanno che nel 1986 il sito archeologico di Stonehenge sia stato aggiunto alla lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO. Al giorno d’oggi, Stonehenge è oggetto di pellegrinaggio anche da parte di migliaia di fedeli devoti a religioni neopagane o New Age, come la Wicca, il Celtismo e il Druidismo. Tra il 1972 e il 1984, Stonehenge fu scelto dagli hippy (o figli dei fiori se preferite) come luogo per svolgere un evento musicale. Tuttavia, a causa di alcuni scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, alla fine il festival fu annullato dal governo britannico. L’episodio che abbiamo citato è conosciuto anche come “battaglia di Beanfield”.

Analizziamo ora l’etimologia del termine Stonehenge. Esso è formato dalla parola hang (“sospendere”, riferendosi agli architravi) e da stone (“pietra”, ovviamente). Quindi, se volessimo tradurre il termine in italiano potremmo farlo con la seguente dicitura: “Pietra sospesa”. Sembra che i primi riferimenti storici a Stonehenge risalgano al I secolo a.C. L’autore Diodoro Siculo nella sua Bibliotecha historica, farebbe, ad un certo punto, riferimento al sito archeologico in questione. Vi abbiamo acceso la curiosità vero? E adesso vogliamo soddisfarla opportunamente.

Parlando di Diodoro Siculo e della sua presunta citazione a Stonehenge, l’autore ellenistico fa riferimento nella sua Bibliotecha historica ad una “magnifica zona sacra ad Apollo come tempio notevole abbellito con molte offerte votive di forma sferica”. Il tempio, Diodoro lo colloca nell’Hyperborea, isola sita al di là della terra dei Galli. Per molti studiosi, Hyperborea è la Gran Bretagna e il tempio consacrato ad Apollo un chiaro riferimento a Stonehenge. Probabilmente, Diodoro Siculo non aveva fatto altro che contestualizzare il sito archeologico al mondo classico, ma è chiaro che il monumento neolitico non abbia nulla a che fare con il culto delle divinità olimpiche. Tuttavia, secondo alcuni storici, la menzione da parte dell’autore ellenico sarebbe in realtà riferita ad un altro sito archeologico presente in Gran Bretagna, ovvero, il campo di Vespasiano, poiché le reali dimensioni e la struttura di Stonehenge risultano essere molto diverse rispetto alla descrizione contenuta nella Bibliotheca historica.

Il lavoro di John Aubrey

Il primo studioso ad occuparsi approfonditamente di Stonehenge fu John Aubrey nel ‘600. Con entusiasmo e con un po’ di avventatezza (giustificata, tuttavia, dai mezzi limitati dell’epoca), Aubrey affermò che Stonehenge fosse stata opera dei druidi, tesi poi confermata da William Stukeley. Aubrey fu il primo a prendere le giuste misure del monumento, affermando che fosse utilizzato, al suo tempo, come un calendario astronomico, tesi giustificata dalla disposizione particolare dei massi. Tuttavia, ulteriori fonti più attendibili ce le offre l’autorevole Isaac Newton, che andremo qui di seguito a specificare.

La teoria di Isaac Newton

Secondo Isaac Newton, la disposizione delle pietre di Stonehenge sarebbe una riproduzione del nostro sistema solare. Il sito archeologico, inoltre, avrebbe dovuto ricordare come il nostro sistema sia soggetto alle leggi gravitazionali. Sempre secondo Newton, i costruttori di Stonehenge, i druidi, si sarebbero ispirati alla struttura del tempio di Gerusalemme e sarebbero stati i discendenti dei patriarchi biblici e depositari di una sapienza antica e misteriosa. Con l’avvento della datazione carbonica, si scoprì come la ricostruzione di Stonehenge dovrebbe risalire al 3100 a.C. Il monumento sarebbe stato completato, poi, nel 1600 a.C.

Questa nuova scoperta fece cadere le (seppur affascinanti) teorie di Isaac Newton e dei druidi come diretti discendenti dei patriarchi biblici e costruttori della struttura in pietra, così come la presunta ispirazione al tempio di Gerusalemme, poiché la costruzione del tempio è postuma a Stonehenge. È bene, inoltre, precisare come l’istituzione della carica sacerdotale dei druidi nella cultura dei celti risalga solamente al 300 a.C. Altro mito da sfatare è la teoria che i druidi utilizzassero Stonehenge come altare per fare sacrifici, privilegiando luoghi più adeguati come alture e selve.

La leggenda di re Artù

Stonehenge è legato a leggende affascinanti come quella di re Artù. Lo storico medioevale Goffredo di Monmouth affermò che a costruire il sito fosse stato il mago Merlino in persona. Come sappiamo, Merlino, reso famoso da romanzi e film, anche animati (come la sua divertente e atipica versione Disney nel film La spada nella roccia), fu maestro e consigliere di Artù presso la sua residenza sita nella leggendaria terra di Camelot. Secondo la versione di Goffredo, Stonehenge sarebbe stato costruito nel 450 a.C. dopo la sanguinosa battaglia avvenuta tra sassoni e celti presso la piana di Salisbury.

re Artù pixabay

A vincere furono i primi e, Aurelio Ambrosio, zio di re Artù, al fine di ricordare i suoi amici periti nella battaglia, decise di fare erigere un monumento funebre in loro onore. In causa sarebbe stato chiamato il mago Merlino, il quale avrebbe proposto una costruzione circolare formata da pietre irlandesi, utili a tal fine. Dopo che qualsiasi tentativo di trasporto fallì miseramente, fu proprio il mago, grazie alla sua magia, a trasportare le pietre dall’Irlanda all’Inghilterra. Ovviamente, questa storia si limita al contesto fiabesco, non mostrando alcuna veridicità storica.

Il mistero rimane irrisolto

Detto ciò, rimane palese come, a distanza di millenni, il mistero che aleggia su Stonehenge rimanga irrisolto. Eppure, la chiave di tutto potrebbe essere trovata in una data: il 21 giugno (solstizio d’estate). Come è risaputo, il 21 giugno è il giorno in cui nell’emisfero boreale la durata delle ore di luce raggiunga i massimi livelli. Nel giorno del solstizio d’estate sono innumerevoli i turisti desiderosi di vedere l’alba in corrispondenza dell’allineamento tra la Heel Stone (che, come spiega Wikipedia è l’unico grande blocco di pietra sarsen sito al di fuori dell’entrata di Stonehenge) e il centro del monumento. Questo particolare elemento ha fatto pensare che il sito in questione fosse in antichità, un tempio dedicato al dio sole.

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Marco Della Corte
Sono nato a Capua (Caserta) il 4 agosto 1988. Da sempre amante, della letteratura, giornalismo, mistero, musica e cultura pop (anime, manga, serie tv, cinema e videogames). Ho mosso i primi passi su testate locali come Il Giornale del Golfo e la Voce di Fondi, per poi passare a testate più mainstream come Blasting News, Kontrokultura e Scuolainforma. Regolarmente iscritto presso l'ODG Campania come pubblicista, sono laureato in Filologia classica e moderna. Attualmente insegno come docente di materie umanistiche tra liceo classico e scientifico. Ah, dimenticavo: la cronaca nera è il mio pane quotidiano!