Strumenti da cucina: ecco quando usare il coltello santoku

Le principali caratteristiche e l'uso in cucina

Coltello giapponese Santoku
PhotoCredit: coltello Santoku, prodotto da Kai, serie Shun Nagare, di Simon A. Eugster, Wikipedia

Tutti gli amanti di cucina sono consapevoli che avere tra i propri utensili una buona varietà di coltelli di qualità è indispensabile per essere in grado di cucinare il maggior numero di piatti. In commercio ne esistono di tutti i tipi, diversi non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello pratico, con caratteristiche e scopi differenti. Uno dei tipi più in voga recentemente è il coltello santoku, un utensile da cucina professionale di origine giapponese che, negli ultimi tempi, si è diffuso largamente anche in occidente. Se siete interessati all’acquisto di questo oggetto, vi consigliamo di leggere anche la recensione del coltello santoku sul sito di Peccati di Dolcezze, al fine di farvi consigliare da esperti, per riuscire ad orientarvi al meglio nella scelta del vostro coltello santoku.

Le principali caratteristiche dei coltelli santoku

Come tutti i coltelli, anche i santoku sono composti da un manico e da una lama: il manico è generalmente costruito di legno o in plastica dura e resistente, la lama, invece, è generalmente in acciaio o ceramica. La particolarità della lama dei coltelli santoku è quella di essere molto larga, donando così a questo tipo di coltelli una grande versatilità, non a caso “santoku” in giapponese è traducibile con “tre utilizzi“.

Il manico è generalmente allineato con la parte superiore della lama e ha una larghezza simile a quella dei tradizionali coltelli da sempre utilizzati in occidente.

La lama può essere di due tipi differenti, liscia o con alveoli: la caratteristica di questi ultimi è quella di evitare che il cibo rimanga attaccato al coltello mentre lo si usa.

Tra il manico e la lama può essere presente un interstizio, come può non esserci: questo secondo caso è decisamente migliore, in quanto si evita che dei piccoli pezzettini di cibo si vadano ad incastrare in questo spazio.

I coltelli santoku sono tranquillamente lavabili sia in lavastoviglie che a mano, anche se optare per il secondo caso è una scelta migliore, in quanto un semplice lavaggio con acqua calda e sapone liquido per stoviglie è più che sufficiente per garantire l’igiene di questi utensili e, nel contempo, è un trattamento più delicato.

Ultima caratteristica, ma non per importanza, la vita di questa tipologia di coltelli è molto lunga, i coltelli sabaku infatti si distinguono anche per la loro resistenza e durevolezza, al patto di usarli nel modo corretto.

L’utilizzo in cucina

Il coltello santoku è generalmente utilizzato per sminuzzare, disossare e sfilettare, operazioni molto comuni nella tradizione culinaria giapponese, ad esempio nelle preparazioni di sushi e sashimi. Il suo utilizzo primario infatti è proprio nella lavorazione del pesce: spesso a causa della sua particolare carne, decisamente diversa rispetto a quella di altri animali, la lavorazione del pesce è ricca di insidie,

sia nella sfilettatura che nel taglio ma, grazie alla sua lama, un coltello santoku riesce ad agevolare nettamente queste operazioni, rendendole molto più semplici e veloci, senza che la carne resti attaccata alla lama o che, peggio, si rovini irrimediabilmente.

I coltelli santoku vengono anche spesso usati nella lavorazione di verdure, in particolare per quanto riguarda i tagli dall’alto, come ad esempio il classico sminuzzamento veloce di vegetali che gli chef, quasi sempre, preferiscono compiere utilizzando coltelli santoku, anche in occidente.

Ricordiamo nuovamente che, oltre ai risultati eccellenti, una delle caratteristiche dei coltelli santoku è quella di durare per molti e molti anni, giustificando così totalmente un loro acquisto. Certamente il coltello deve essere di ottima qualità: ne esistono sia di importazione orientale che prodotti direttamente da imprese occidentali.