Svimez, il report sull’impatto economico del Covid-19 nel Mezzogiorno e Centro-Nord

L’epidemia ha messo sotto stress le strutture sanitarie delle aree più forti del paese, soprattutto la Lombardia e, con la progressiva diffusione del contagio da Nord a Sud, il rischio che possa investire anche il Mezzogiorno, strutturalmente meno pronto ad assorbire l’onda d’urto dell’epidemia Covid-19, è ancora concreto anche se la curva del contagio segue una dinamica relativamente piatta fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria

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Il lockdown sta producendo un costo per il nostro Paese pari a 47 miliardi di euro al mese, tra cui 37 miliardi interessano il Centro-Nord e 10 miliardi il Sud. E’ quanto emerge dal Report sugli effetti Coronavirus al centro-nord e al sud della SVIMEZ, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno del 9 aprile 2020.

Nell’ipotesi di una ripresa nel secondo semestre del 2020, il PIL italiano si ridurrebbe del -8,4% per tutto il Paese, con un -8,5% al Centro-Nord e un -7,9% nel Mezzogiorno.

Dal report si capisce che sicuramente l’emergenza sanitaria colpisce maggiormente il nord, ma che gli impatti social ed economici riguardano l’intero Paese. Il Sud inoltre rischia di accusare una maggiore debolezza rispetto il Centro-Sud nella fase di ripresa in quanto ancora è sofferente da una precedente crisi, dalla quale non è mai uscita totalmente.

L’impatto del lockdown su produzione, redditi e occupazione

Quasi 6 attività produttive su 10 sono bloccate. A risentirne maggiormente sono le attività produttive connesse alla creazione di redditi e occupazione con un crollo del fatturato pari al 51,6%.

A livello territoriale, il lockdown ha coinvolto maggiormente il Nord del paese in termini di valore aggiunto (con un 49,1%). L’impatto appare invece più omogeneo in termini di occupati e fatturato tra Nord e Mezzogiorno. Le unità produttive interessate dal lockdown nel Mezzogiorno sono quasi il 60% rispetto al 56,7% del Centro e il 57,2% del Nord.

Per quanto concerne l’occupazione, sono coinvolti maggiormente i dipendenti e indipendenti, gli autonomi, le partite iva. In particolare, sono interessati il 34,3% dei lavoratori dipendenti, mentre sono pari al 41,5% i lavoratori indipendenti bloccati. Il lavoro dipendente pesa maggiormente al Nord con un 36,7% rispetto al 31,4% del Sud, in quanto c’è una maggiore concentrazione terroritoriale di aziende di grandi dimensioni. I lavoratori indipendenti influenzati dal lockdown sono invece pari al 41,3% nel Mezzogiorno, pari al 41,3% nel Nord del paese e al 40,2% nel Centro.

In totale, dunque, sono circa 2,5 milioni i lavoratori indipendenti interessati dal lockdown, tra cui 1,2 milioni sono al Nord, oltre 500mila al Centro e quasi 800mila nel Mezzogiorno. Per la maggior parte sono lavoratori autonomi e con Partita Iva: tra questi oltre 2,1 milione, 1 milione sono al Nord, oltre 400mila al Centro e quasi 700mila nel Mezzogiorno.

Si stima che i lavoratori autonomi e partite Iva subiranno una perdita di fatturato pari a oltre 25,2 miliardi di euro in tutta Italia, di cui 12,6 miliardi riguardano il Nord, 5,2 miliardi il Centro e 7,7 miliardi il Mezzogiorno. Mediamente, la perdita di fatturato per inattività ammonta a 12mila euro per lavoratore autonomo e partita iva, con una perdita di reddito lordo di circa 2.000 euro al mese.

Il Decreto Cura Italia: le perdite per la Pubblica Amministrazione

Il Decreto Cura Italia produrrà un incremento del debito netto della Pubblica Amministrazione pari a 20 miliardi di euro per tutto il 2020. Questo indebitamento sarà causato da un incremento delle spese e ad una parallela riduzione delle entrate.

Relativamente le spese della PA, per due terzi pesano le spese correnti, maggiormente con il potenziamento degli ammortizzatori sociali e il rafforzamento del sistema sanitario. Per il potenziamento degli ammortizzatori sociali sono stanziati circa 9 miliardi di euro; per il rafforzamento del sistema sanitario sono stanziati invece un finanziamento di 1,4 miliardi di euro per rafforzare il finanziamento ordinario del Sistema Sanitario Nazionale.

Per quanto riguarda le entrate pubbliche, per la sospensione di alcuni tributi locali, si prevede un differimento pari a circa 800milioni di euro per il 2020.

Secondo il report, il Decreto ha messo in campo una maggiore spesa corrente pari a 1.2 punti del PIL. I maggiori effetti in rapporto al PIL sono maggiori al Sud (con l’1,4% contro l’1,2% nel Centro-Nord); in termini di reddito pro capite si concentra maggiormente al Centro-Nord (con 372 euro pro capite contro i 251 euro nel Mezzogiorno).