Sylvester Stallone sulla morte del figlio: “Non c’è dolore più grande”

Stallone parla della perdita del figlio e delle grandi difficoltà che ha avuto nel recitare sullo stesso set che quasi trent'anni prima li aveva visti insieme

“Quando un genitore perde un figlio, non c’è dolore più grande”, aveva detto l’attore a TMZ subito dopo la morte di Sage Stallone, suo primogenito, nato dalla relazione con la sua prima moglie Sasha Czack.

“Perciò vi chiedo di rispettare la memoria del mio talentuoso figlio e provare compassione per la sua amorevole madre. Questa terribile perdita si farà sentire per il resto della nostra vita. Sage è stato il nostro primo figlio e il centro del nostro universo e sto chiedendo umilmente a tutti voi di lasciare in pace la memoria e l’anima di mio figlio.”

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Sage e Sylvester avevano un rapporto simbiotico e nel 1990 avevano anche recitato fianco a fianco in Rocky V. “È molto, molto dura. È una situazione orribile, ma si spera che il tempo possa guarire le ferita”, aveva commentato l’attore italo-americano nell’agosto 2012, “è importante guardare avanti e provare a iniziare a rivivere la tua vita, altrimenti puoi entrare in una brutta spirale”.

Il dolore di Sylvester è riaffiorato prepotentemente sul set di Creed, dove Sylvester si è trovato a ricoprire il ruolo del padre proprio sullo stesso set condiviso con il figlio Sage nel 1990: “Mi ci è voluto un po’. Giuro che non volevo farlo, davvero. Era troppo doloroso. Troppo tosto. Non puoi difenderti. Ma il lato positivo meraviglioso del recitare è la catarsi. Posso trovarvi sollievo”, ha dichiarando spiegando la scelta finale del progetto.

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La vittoria del Golden Globe 2016 è stato il premio più bello: “Tutte le volte che puoi dare sfogo ad emozioni che sono vere ti è d’aiuto. Ma più di tutto voglio rendere omaggio al suo ricordo. Penso che ci siamo riusciti e ne sono felice”.

Francesca Angelica Ereddia
Francesca Angelica Ereddia
Classe 1990, Laureata in Giurisprudenza, siciliana, una passione per la scrittura, la musica e l'arte. Per aspera ad astra, dicevano. Io, nel frattempo, continuo a guardare le stelle.