Salute

Torna l’influenza australiana, più violenta di prima

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Più violenta e virulenta che mai: l’influenza australiana ha già colpito 2 milioni e mezzo di itali anima sembra colpire maggiormente i bambini.

Lasciate le mascherine nel cassetto, dopo due anni e mezzo, ci si trova più esposti ai virus, in modo particolare a quelli influenzali che, come capita con l’australiana, si veicolano più facilmente con i droplet diffusi con tosse o starnuti. Ma, naturalmente, anche con il contatto con oggetti contaminati.

Influenza: Colpiti prevelantemente i bambini. In Lombardia è già crisi

Il virus rimane in incubazione, in genere, un paio di giorni e si è contagiosi per i 5 giorni successivi alla comparsa dei primi sintomi.

E si comincia a fare i conti con le conseguenze: “in Lombardia assistiamo a una tempesta perfetta che mette insieme più fattori: dalla scarsa alfabetizzazione sanitaria dei genitori al carico di lavoro dei singoli pediatri che hanno anche fino a 1.400 assistiti da seguire. Se, come sta accadendo in queste ultime settimana, l’incidenza dei casi sale rapidamente si creano diversi problemi”. Con queste parole, rilasciate all’agenzia di stampa  Adnkronos Salute Roberto Caputo, segretario regionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) della Lombardia, fa il punto della situazione lombarda ma piuttosto simile a tutte le altre regioni d’Italia.

Si chiama A H3 N1 – Darwin il virus dell’influenza ‘australiana’

Isolato in Australia – da qui il nome “australiana” – il virus responsabile dell’influenza che colpisce duro fin dai primi mesi autunnali è stato battezzato dai virologi  ‘A H3 N1 – Darwin’. “l’influenza è tornata peggio di come ci aveva lasciato nel 2019 – è il commento dell’infettivologo Matteo Bassetti – ed è partita a razzo, siamo tornati alla forza propulsiva dell’influenza del 2009 con numeri alti anticipati rispetto alla stagione. Abbiamo numeri importanti già a fine novembre. Sicuramente oggi fa paura anche per tutto quello che si porta dietro con una quantità di virus paninfluenzali, patologie da pneumococco e anche polmoniti. Qualcuno dice rimettiamo le mascherine, io dico assolutamente no. Questi microorganismi devono circolare e hanno sempre circolato, ci dobbiamo proteggere ma come? Ad esempio, abbiamo perso molto la copertura per lo pneumococco, la vaccinazione da polmonite, ma anche quelle per l’influenza”.

La vaccinazione sembra l’unico modo per proteggersi

Con il 13% degli italiani colpiti solo nella settimana dal 20 al 27 novembre e un’incidenza tra i bambini sotto i 5 anni che ha superato il 40%, sembra proprio che l’unica soluzione possibile sia la vaccinazione. E la campagna è già partita.

Raccomandata – e gratuita –  per sanitari, adulti over 60, sanitari, donne incinte, diabetici, ipertesi, malati di Hiv, e per chi soffre di asma, malattie cardiache o polmonari croniche, soggetti fragili e bambini da 6 mesi a 6anni.

No agli antibiotici. Si ad antiepiretici e aerosol

Antiepiretici per abbassare la temperatura che può arrivare fino a 40 ma niente antibiotici, poiché l’influenza è di natura virale e non batterica. Preferibile impiegare sedativi della tosse e aerosol ma sempre solo su suggerimento del medico curante.

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