Economia

Turismo, crisi nera: in un anno chiuse oltre 4 mila imprese

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È uno dei settori che ha più sofferto per la crisi: quello del turismo. Il 2021 doveva essere un anno di ripresa per il turismo italiano ma i dati elencati nel rapporto Assoturismo Confesercenti mostrano una realtà ben differente, perfino impietosa. Nei confronti del 2019, il 2021 ha fatto registrare un deficit di 67 miliardi di euro per quanto riguarda i consumi turistici interni (-28 miliardi soltanto nelle città d’arte) con la ricettività che va a perdere 18 miliardi, mentre nella ristorazione e nei pubblici esercizi mancano all’appello 8 miliardi di consumi e le agenzie di viaggio non ridono con un segno meno pari a 2,5 miliardi. In totale la perdita economica per il settore turismo (totale consumi turistici interni) è valutabile in circa 88 miliardi di euro (- 55%), distribuiti rispettivamente tra la ricettività (-32 mld), i pubblici esercizi (-12 mld), le agenzie di viaggio e i tour operator (-3,5 mld), il mancato shopping nei negozi (-10 mld).

E così, dopo un biennio di crisi, le imprese turistiche stanno mostrando la corda. Di conseguenza aumentano le chiusure: solo nel 2021 le cessazioni di attività hanno riguardato 4.116 imprese nel settore delle strutture ricettive e dei servizi turistici: è il dato peggiore dell’ultimo quinquennio. Un boom di chiusure che non è stato compensato dalle nuove aperture: in un anno sono sorte solamente 1.916 nuove imprese turistiche, pari a un saldo negativo di -2.200 imprese.

Per cui è comprensibile che Assoturismo Confesercenti abbia lanciato l’allarme dopo aver esaminato i dati della ricettività (alberghi, ostelli, campeggi rifugi alpini, affittacamere e case vacanze non occasionali) e dei servizi turistici (agenzie di viaggio, tour operator, servizi di biglietteria, guide e accompagnatori turistici). Nei numeri c’è tutto l’impatto del biennio del Covid sul turismo, immediatamente individuabile nel radicale peggioramento dei saldi tra aperture e chiusure di imprese nei due anni “fatidici”: tra 2020 e 2021 sono andate perdute più di 4 mila attività (-2.200 nel 2021 e -1.814 nel 2020), una cifra che sopravanza di oltre sei volte quella del biennio precedente.

In valori assoluti, il salasso più pesante l’ha subito il comparto della ricettività: nel ’anno 2021 il saldo tra aperture e chiusure per alberghi e affini ha restituito un segno negativo pari a 1.356 imprese chiuse. In netto peggioramento anche il bilancio dei servizi turistici, che nel 2021 ha fatto segnare un saldo negativo di -844 imprese: nel 2019, anche nell’anno pre-crisi pandemica, il bilancio tra aperture e chiusure era stato negativo ma per un -366. Il tonfo si spiega anche con la totale mancanza nel 2021 di sostegni per questi settori, a differenza del 2020, l’anno del primo – e finora unico – intervento.

Sul piano territoriale, ad andare in maggiore sofferenza nel 2021 sono state soprattutto le regioni del Centro Italia, incappate in un saldo negativo pari a -1.290 imprese. Molto ha inciso la crisi di Roma e del Lazio, che ha perso oltre mille imprese tra il collasso verticale del turismo estero e l’annichilimento praticamente totale di quello legato al lavoro e agli eventi. Ma anche il Nord Est (-447 imprese) e il Nord Ovest (-285) hanno grandemente sofferto. In particolare, per quel che attiene al risultato della seconda area, questo è stato pesantemente condizionato dal dato negativo della Lombardia (-158 imprese) che, alla pari del Lazio, ha terribilmente patito l’arresto dell’economia turistica legata a eventi e lavoro. Hanno retto meglio il colpo, invece, il Sud e le Isole che hanno perso solo -114 e -64 attività, grazie anche al “pareggio” tra chiusure e aperture raggiunto dalla Sardegna. Unica in crescita nel saldo tra le regioni è stata la Valle d’Aosta (+5). 

La crisi, in sostanza, non dà segni di rallentamento. E anche il 2022 non si è aperto certo bene: la quarta ondata della pandemia ha pressoché cancellato i mesi di gennaio e febbraio e la primavera è partita a rilento, come fa osservare Vittorio Messina, Presidente nazionale di Assoturismo: «l’80% delle camere disponibili per marzo è ancora senza prenotazione. A pesare, in un mese senza Pasqua, è senz’altro il blocco degli eventi e dei viaggi di lavoro: l’effetto ‘Zoom’ sulla convegnistica è particolarmente evidente nelle grandi città; ma anche la domanda estera è sotto le attese».

Per salvare le imprese serviranno, conclude il presidente di Assoturismo, interventi ben più incisivi e regole chiare sulla modalità di ripartenza della mobilità turistica, da coordinare coi tempi e i modi del resto d’Europa. Vitale sarà inoltre «un investimento straordinario nel marketing: dobbiamo promuovere meglio e di più all’estero la destinazione Italia, tra le più desiderate e, in questo momento, sicure del mondo».

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