TV, telefonini, elettrodomestici vari sono progettati apposta per rompersi presto

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Gli elettrodomestici e i vari gadget elettronici sono fatti apposta per avere vita breve. E sono i produttori stessi a programmare l’inevitabilità del guasto, intervenendo su parti meccaniche o a livello di software per trasformare i loro prodotti in oggetti di consumo a tempo determinato. Che spesso supera di poco il periodo di garanzia. Dunque, oltre al danno c’è anche la premeditazione.

È VERO, QUELLI DI UNA VOLTA DURAVANO DI PIÙ – Ciò che sembrava essere soltanto l’ennesimo stereotipo di saggezza popolare – “eh, si lo fanno apposta, eh si, oggi i prodotti non durano più come quelli di una volta “ – nei fatti sono stati confermati da due ricerche: una francese, realizzata da Lydie Tollenar per il CEC (Centro europeo dei consumatori – European consumer centre), mentre l’altra viene dalla Germania, condotta per conto dal partito dei Verdi tedeschi (Bündnis 90/Die Grünen) da Christian Kleiss della facoltà di Economia di Aalen e dall’esperto in tecnologia elettronica Stephan Schridde. Dunque, quando nuove mode, innovazioni e migliori funzionalità non sono sufficienti a vendere di più, ecco che prima o poi a sbatterci davanti al naso un bisogno artificiale e a costringerci a comprare ancora è l’obsolescenza programmata. Con tanti saluti allo spreco e all’accumulo insostenibile di rifiuti tecnologici.

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L’AUTODISTRUZIONE UN ALLEATO DEL CONSUMO – Quello dell’obsolescenza programmata in realtà non è un fenomeno nuovo. Già nel 1924 ci erano arrivati i produttori americani di lampadine, seguiti poco più tardi da quelli delle calze nylon. In entrambi i casi la lunga durata dei prodotti non favoriva i nuovi acquisti; accorciandola si andava a favorire la ripresa delle vendite. Eccoci al punto chiave: questa specie di self demolition altro non è se non un catalizzatore dei consumi, che anche in questi momenti di crisi può rivelarsi un alleato dei produttori favorendo l’acquisto inevitabile. Lo hacapito benissimo il filosofo ed economista francese Serge Latouche che nei suoi innumerevoli saggi di critica al dogma della crescita a tutti i costi, tra i quali “Usa e getta. Le follie dell’obsolescenza programmata” (Bollati Boringhieri 2013), ha individuato nell’obsolescenza pianificata – gli altri sono credito e pubblicità – uno dei tre fattori portanti della società dei consumi.

MANCANO RIMEDI E TUTELA – Telefonini con batterie insostituibili, una parte guasta che distrugge il tutto (circuiti integrati bruciati che rendono impossibile la riparazione impossibile o più costosa di un nuovo acquisto), stampanti che troppo spesso non ce la fanno più a stampare, televisori che dopo soli tre anni cominciano a perdere in risoluzione, lavatrici e frigoriferi la cui durata media si è (sarebbe meglio dire “è stata”) ridotta più volte negli ultimi decenni. Come reagire? Nel Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005), in cui sono riconosciuti e garantiti i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, il concetto di obsolescenza pianificata non compare. Le responsabilità inerenti i prodotti difettosi vengono definite nel Titolo II – Responsabilità per danno da prodotti difettosi (artt. da 114 a 127), ma comprendono il guasto premeditato. C’è l’articolo 117 in cui si stabilisce che “un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere”, ma è aiuta ben poco. In definitiva, contro la strategia della breve durata imposta dai produttori, c’è poco da fare. Solo i diamanti sono per sempre.

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